1984




Recensione di Kate Ducci


Autore: George Orwell

Traduttore: Stefano Manferlotti

Editore: Mondadori

Pagine: 333

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 1949

 

 

 

 

 

Sinossi. L’azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l’anno1984) in cui il potere si concentra in tre immensi super stati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c’è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia è di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurreun’esistenzasovversiva“. Scritto nel 1949, il libro è consideratouna delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo.

 

Recensione

Romanzo posizionato al 22º posto nella classifica dei 100 migliori libri mai scritti, ha la sconvolgente capacità di apparire attuale in qualsiasi epoca, senza mai perdere la sua capacità di stimolare un’utile e spaventosa riflessione sui pericoli di uniformarsi a un pensiero unico, alla confortante sicurezza di poter separare a monte ogni pensiero o azione e incasellarli tra le cose oggettivamente giuste o sbagliate, senza eccezioni, senza sfumature.

La straordinaria capacità di Orwell sta non tanto nell’aver previsto e ben disegnato un futuro così concepito, ma nel saperne analizzare la genesi e le modalità con cui farlo accettare, prendere terreno, sostituire al pensiero critico un comportamento standardizzato, al desiderio le imposizioni, all’umana empatia la sopravvivenza.

Perché chi non si adegua al pensiero unico, chi ha slanci emotivi, desideri sessuali, nostalgia e pensiero critico rappresenta un pericolo; ma un pericolo reale?

E per chi?

Per chi esercita un controllo, ovvio, ma tale ovvietà risulta tale solo se osservata dall’esterno. Chi vive all’interno del sistema e deve sopravvivere viene spinto e obbligato a pensare che i liberi pensatori, i ribelli, coloro che conservano memoria e spirito critico, siano una minaccia per l’umanità, per la società, per il futuro del genere umano. Vanno esclusi, scovati, denunciati, anche se sono i nostri stessi figli.

La chiave della formazione di un pensiero unico è semplice quanto terrificante e si fonda su di una manipolazione psicologica che fa leva su due elementi chiave: il ‘Bipensiero‘, ovvero il pensiero unico, imposto, acritico e la ‘Neolingua’, ovvero una nuova forma di linguaggio atta a esprimere con pochi vocaboli la maggior parte delle cose e dei pensieri.

Perché una volta persa una terminologia ampia e capace di esprimere stati di animo e pensieri mutevoli, tende a sparire anche il pensiero, ad appiattirsi, uniformarsi alle poche sfumature che la lingua ancora concede. Le barriere linguistiche, come la cancellazione del passato, generano barriere umane e incapacità critica e tutto ciò diviene confortante, quando l’incapacità di esprimerci diventa necessità di non farlo.

E cosa accade a chi si ribella?

L’innovazione di Orwell sta ancora di più in questo passaggio fondamentale. Chi si ribella, anche solo sentendosi incompleto, tormentato, curioso, non viene ucciso, come pensano i protagonisti del romanzo, quando vedono scomparire i pochi, timidi, dissidenti.

Chi non è d’accordo viene rieducato, con torture fisiche e psicologiche.

Perché il regime totalitario non può permettersi di ammettere una sconfitta trovandosi costretto a liberarsi degli elementi scomodi; è necessario piegare e uniformare, affinché la capacità di controllare e comandare trovi continue conferme.

 

 

 

George Orwell


George Orwellpseudonmo di Eric Arthur Blair (25 giugno 1903 21 gennaio 1950) è stato unoscrittore, giornalista, saggista e  critico letterario britannico. Conosciuto in vita come un giornalista e opinionista, oltreché prolifico saggista ed attivista politico-sociale, Orwell è generalmente considerato uno dei maggiori autori di prosa in lingua inglese de XX secolo. La sua grande fama è dovuta in particolar modo anche a due romanzi scritti verso la fine della sua vita, negli anni ’40: ‘La fattoria degli animali’ e ‘1984’, che descrive una così vivida realtà fantapolitica, da aver dato luogo alla nascita dell’aggettivo «orwelliano», oggi ampiamente usato per descrivere meccanismi totalitari di controllo mentale.

 

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