Intervista a MARIANO SABATINI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Benvenuto, Mariano. Inizio subito col chiederti cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo? Qual è stata la molla, e quanto ha influito il tuo lavoro nel campo dell’informazione per quanto riguarda la scelta dei temi trattati?

Per me si è trattato di un cambiamento epocale, direi. Ci ho messo tantissimo a convincermi di saper scrivere un romanzo ed è stato l’aspetto più problematico, il mio senso di insicurezza. Ho scritto libri di altro tipo ma ci tenevo a debuttare nella narrativa perché i romanzi mi hanno salvato la vita e credo che solo i romanzi riescano a portar via le persone dalla banalità del quotidiano. Devo dire però che tutte le mie precedenti esperienze sono entrare in questa nuova, primo perché non si può scrivere senza fare autobiografia, secondo perché il ritmo televisivo – io ho fatto televisione davanti e dietro le telecamere per vent’anni – mi è stato d’aiuto per sostenere il ritmo della narrazione. Io mi ritengo un tramista, che dà molta importanza all’intreccio della storia.

2) Viola Ornaghi e Leo Malinverno sono protagonisti che riesci a caratterizzare molto bene. Come nascono e quanto c’è di te in loro?

Moltissimo e niente, mi viene da dire. Per Viola ho cercato di immedesimarmi nella psicologia femminile e mi è stato d’aiuto il fatto di vivere in una casa con sole donne, mia moglie, le mie figlie… e anche il cane è femmina. Leo l’ho fatto a mia immagine e dissomiglianza, direi invece. Come me ama le donne, lui però ha anche una grande facilità a conquistarle. Ha molta della mia sensibilità, i miei gusti letterari e musicali, come me cucina… per il resto, lui è un giornalista d’assalto, mentre io assalto solo il divano. Malinverno ha vita ed esperienze autonome, è un cane sciolto perché, in fondo, ha stima di pochi colleghi e perché ogni giornalista degno del nome è un individualista, in quanto deve cercare di fregare gli altri e di anticiparli sulle notizie. Dare agli altri quello che in gergo si definisce “buco”. Lui poi è anche aiutato dall’amico vicequestore Jacopo Guerci.

3) A proposito di “informazione”, il panorama giornalistico è molto ampio e variegato e poco conosciuto e ancor meno sfruttato nei thriller. Mi hanno colpito due frasi de “L’inganno dell’ippocastano”:

“Con la scusa di garantire l’approfondimento giornalistico con il loro martellamento horror, conduttori e cronisti inducevano molti scellerati, inconsapevoli dei loro impulsi disgustosi, al turismo macabro suoi luoghi dei delitti famosi”;

“[…] oggi, sono gli innocenti a doversi difendere. Ai colpevoli ci pensano già tutti”.

Spesso è così che dall’esterno appare l’opera dei media, quindi, voleva essere una sorta di “critica” o un messaggio, il tuo? Vuoi dirci qualcosa di questo ambiente?

Mi è piaciuto che abbiano definito il romanzo il primo thriller giornalistico. Ho cercato infatti dar vita a un personaggio diverso, rispetto ai tanti ispettori, commissari, detective della cosiddetta narrativa di genere. Quelle frasi sono critica e messaggio insieme, nel senso di stimolo alla riflessione. Tv e pubblico hanno le loro responsabilità, in un circolo vizioso che è divenuto insostenibile. A tutte le ore del giorno ci sono talk show al sangue, dove conduttori che io definisco telebecchini non fanno che riesumare cadaveri. La mia è una battaglia iniziata ben prima che se accorgesse un grande personaggio come Fiorello, che si è scagliato contro questa deriva della Rai e delle altre reti. Io penso allo strazio dei parenti delle vittime, costretti a un eterno riaprirsi delle loro cicatrici ad opera dell’horrorteinment a cui siamo costretti. Intollerabile.

4) Tendi a chiamare i personaggi per cognome. Raramente troviamo soltanto i nomi di Viola o Leo, è piuttosto curioso. C’è un motivo particolare?

Non ci ho riflettuto, l’ho faccio adesso. Credo che molto dipenda dal fatto che spesso nelle redazioni ci si chiama per cognome, come a scuola. Tra giornalisti, infatti, c’è una finta cordialità che invece maschera una formalità e una forte gerarchizzazione dei rapporti. Usare i cognomi inoltre, questo me l’hanno detto molti lettori, aiuta a memorizzare i personaggi.

5) Il finale lascia presagire un seguito. È così? Possiamo aspettarci un altro bel thriller con Malinverno protagonista?

L’inganno dell’ippocastano è andato molto bene, ha avuto due edizioni in due settimane. Vorrei che tante persone continuassero a leggerlo e ad amarlo, anche grazie a Thriller Nord. Mi piacerebbe che qualcuno ne comprasse i diritti e ne facesse un film tv, ma questo non dipende da me. Il seguito invece l’ho già scritto e consegnato a Salani, uscita prevista fine anno.

6) Ringraziandoti per averci concesso il tuo tempo per rispondere a queste domande, ti salutiamo con un’ultima domanda. C’è un autore o un’autrice della letteratura nordica – thriller, giallo o noir – che hai letto e apprezzato di recente?

Più che Stieg Larsson, ho amato Bjorn Larsson che ha scritto il meraviglioso “I poeti non scrivono gialli”, pubblicato da Iperborea. E poi ho seguito la prima e la seconda serie Tv di Dicte, una giornalista investigativa che risolve casi come il mio Malinverno. Molto bella.

Mariano Sabatini

Intervista a cura di Olga Gnecchi


Di Mariano Sabatini su Thrillernord:

IL LIBRO – Non sono pochi i nemici di Ascanio Restelli, imprenditore di successo a un passo dalla candidatura a sindaco di Roma. Ma Viola Ornaghi, inviata a intervistarlo, non si aspettava certo di ritrovarlo morto, con la gola tagliata e due buchi al posto degli occhi. La giornalista perde la testa, non sa a chi chiedere aiuto. L’ultimo numero che ha chiamato è quello del suo collega Leo Malinverno…