9 volte me




Recensione di Paola Iannelli


Autore:  Maria Dolores Secco

Editore: Blitos

Genere: Narrativa

Pagine: 126

Anno di pubblicazione: 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Christine Pavan è una ragazza di trentuno anni che, a causa di un grave incidente d’auto, si risveglia in ospedale priva di ogni ricordo della sua vita precedente. L’unico volto a lei familiare è quello della madre. Inizia il suo viaggio per riappropriarsi di una esistenza che sente estranea. Grazie al suggerimento di Dafne, la sua migliore amica, verrà indirizzata verso un gruppo di sostegno. Pian piano i cassetti della memoria si apriranno e con i suoi ricordi verrà svelato anche un tragico evento che ha segnato profondamente la sua famiglia. Durante le sedute del gruppo di sostegno, Christine ascolta le otto donne che raccontano le loro storie caratterizzate da diverse forme di violenza. Attraverso queste storie la protagonista arriva a prendere piena consapevolezza di sé, fino a decidere di reinventarsi, diventando la nona donna del libro. “Ringrazio e abbraccio le otto donne reali, che hanno ispirato le pagine di questo romanzo” (Maria Dolores Secco). Parte del ricavato di questo libro sarà devoluto all’associazione Libera di Vivere fondata da Barbara Bartolotti.

 

Recensione

Lo specchio della verità destruttura le convinzioni a cui, alcune donne, sono costrette a credere. La ragione che le spinge a non pesare la misura del dolore è l’unico gancio a cui si aggrappano per non cadere nell’abisso della realtà. Un cono d’ombra cela le dimensioni di un male fisico, emotivo, morale che circonda le donne vittime di violenza domestica.

La voce della scrittrice passa attraverso un personaggio chiave Christine, indotta a ripensare al suo passato dopo aver subito un lungo periodo di degenza, causa un incidente stradale. Una momentanea afasia la induce a riflettere sui dubbi risalenti all’infanzia e al difficile, quanto complicato rapporto con sua madre. Dal cilindro del passato Christine tirerà fuori la vera identità genitoriale, seppellita da un segreto familiare inconfessabile, duro, granitico, scomodo.

La necessità di elaborare un lutto interiore porta la protagonista a intraprendere una terapia di gruppo, lì incontrerà altre donne ognuna col proprio carico di sofferenza, ma consapevoli del cambio di paradigma. Le loro vite si intrecceranno fra loro e riempiranno le maglie di una rete di solidarietà diretta alla ricostruzione di vite spezzate dalla follia altrui.

Lo stile con cui l’autrice mette a nudo i dialoghi di queste donne racchiude il senso di estrema chiarezza, attraverso il quale passano i messaggi essenziali, puliti, senza ricorrere a stratagemmi elaborati, né a ricorsi stilistici complessi. La lingua delle nove storie spezza l’incanto del gioco di parole e arriva diritto al cuore. L’urlo di dolore lanciato da questo racconto al femminile non elimina la sottile gentilezza d’animo che contraddistingue le donne.

Unica voce maschile è da ricercarsi in quella di Matteo, il compagno di Christine, il quale segue con abnegazione la sua riabilitazione fisica ed emotiva, spoglio di qualsivoglia aggressività ma colmo di quella forma di amore chiamata gentilezza.

Nella copertina l’immagine che colpisce sta nel simbolo della farfalla, che copre le labbra di un volto femminile, un animale innocuo, sensibile, colorato ma dalla vita breve. Nel viaggio della ricomposizione di sé le donne maltrattate compiono un volo verso la libertà, la sola e unica meta che le anima.

Il silenzio e la vergogna che ha oscurato le loro vite svaniscono e come per magia le trasforma, uscite dal bozzolo dell’incapacità di reagire, si lanciano verso un cammino nuovo. Il richiamo alla riflessione è d’obbligo, parlare della violenza di genere non è mai abbastanza, colpire e affondare la sovranità culturale che ha dominato le società civili, nei riguardi dell’universo femminile deve essere spezzato, frantumato e sostituito da un codice comportamentale nuovo ed evoluto. Nove volte ancora.

 

A cura di Paola Iannelli

https://paolaiannelli.it/


 

 

Maria Dolores Secco 


Maria Dolores Secco nasce nel settembre del 1993 a Valdobbiadene in Veneto, dove vive fino ai diciotto anni. Appassionata d’Arte, consegue il diploma liceale per poi specializzarsi nel settore della moda. All’età di sedici anni comincia a scrivere un primo romanzo, prefiggendosi l’obbiettivo di scrivere una pagina al giorno per un anno intero. Racconta in quelle pagine la sua vita particolare, affrontandone i vari aspetti: le violenze, la spiritualità, i disturbi alimentari, l’autolesionismo. La bambina che dormiva al contrario è l’opera che custodisce gelosamente nel cassetto. Si sposa molto giovane e da subito inizia a costruire una famiglia che pian piano diventa sempre più numerosa. Diventata attivista per i diritti delle donne, la parità di genere e il diritto d’ espressione, è con questi valori che cresce i suoi figli. Nel 2019 a causa di una malattia genetica ha un importante crollo emotivo che la obbliga a rivedere ciò che vuole per sé stessa e per il suo futuro, e nel 2020 durante la pandemia di Covid-19 decide di trasformare la sua passione per la scrittura in un lavoro. La leggenda dei 40 giorni è il risultato di quella decisione.

 

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