A noi donne basta…




A noi donne basta uno sguardo

(Recensione di Patrizia Argenziano)


Autore: Christine von Borries

Editore: Giunti

Pagine: 284

Genere: giallo

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

Sono all’ultima riga e penso che se fossi stata un produttore cinematografico avrei fatto di A noi donne basta uno sguardo una serie televisiva.

Un giallo che riempie il cuore del lettore; un giallo abitato da personaggi reali, senza superpoteri, se non quelli propri delle donne; un giallo vivo, senza tempi morti e che non lascia il tempo alla mente di evadere. Un giallo con piccoli gialli quotidiani all’interno, gli stessi che, spesso, viviamo anche noi.

Quattro giovani donne, quattro amiche, l’ispettore di polizia Erika Martini, il sostituto procuratore Valeria Parri, la giornalista Giulia Gori e la commercialista Monica Giusti si dividono tra casa e lavoro, ritagliando del tempo anche per la loro amicizia.

Firenze è una bellissima città d’arte e cultura, ma non priva di problematiche e, quasi per un caso fortuito, le quattro amiche si ritrovano a indagare, chi per un motivo e chi per l’altro, aiutandosi anche a vicenda, sul medesimo caso. Una donna africana, Rosaline, viene brutalmente investita nel momento in cui cerca, disperatamente e concretamente, aiuto per l’improvvisa scomparsa del suo bambino, il neonato Kingsford.

Le indagini conducono a una villa – sostenuta dall’associazione Arcobaleno, parzialmente finanziata dal Comune – in cui vengono ospitati, in attesa del permesso di soggiorno, immigrati extracomunitari. Le quattro donne, ciascuna per il proprio lavoro, cercano di fare chiarezza sull’identità di Rosaline e dell’associazione.

Su quest’ultima cominciano a sorgere dubbi e perplessità, come se dietro l’intento di solidarietà se ne nascondesse un altro, decisamente più oscuro e crudele, come il traffico di bambini, donne e droga. Ad alimentare i dubbi, una seconda immigrata, Samirah, rimasta anche lei senza figlia da un giorno all’altro e con il disperato bisogno, come madre, di riabbracciarla.

Questo romanzo è la fotografia della quotidianità e del mondo di oggi, sempre in piena corsa. È il manifesto che rappresenta la donna, anche la più forte: è la scoperta di come sia sufficiente guardarla negli occhi per comprendere che, dietro all’apparenza, c’è tutto un altro universo fatto di notti insonni, pannolini da cambiare, fiabe da raccontare, cene da preparare, decisioni da prendere, rapporti da salvare, bilanci da far quadrare, dubbi da risolvere, sofferenze da sanare, compromessi da digerire.

Al di sopra di ogni debolezza, al di sopra di ogni difficoltà, emerge tutto il potere dell’amicizia femminile, un’amicizia che viene innaffiata con piccoli gesti, con momenti di incontro brevi ma essenziali, quasi ristoratori, e che, per magia e per qualche attimo, allontanano nuvole, pioggia e tempeste. Non servono grandi discorsi, basta quel guardarsi negli occhi o quel silenzio, più o meno prolungato, per avere e dare risposte.

E poi ci sono altre donne che non possono concedersi questi momenti, ma sono donne che soffrono e urlano in silenzio tutto il loro dolore, chiedono a gran voce un aiuto; nei loro occhi pieni di paura c’è ancora una fioca luce di speranza, un desiderio di essere semplicemente donne.

Nel momento in cui tutte loro si coalizzano, si sprigiona un’energia che abbatte muri e apre strade.

E allora, sì, in questo giallo triste che tocca con mano esperta le piaghe del nostro millennio, si respirano comunque la vita, la voglia di vivere e il desiderio di ritrovare un briciolo di serenità.

Erika, Valeria, Giulia e Monica con la loro “quotidianità” ci trascinano con forza in un susseguirsi di giornate intense, quasi infinite; giornate problematiche, talvolta tristi e malinconiche, altre allegre e frenetiche. Sono proprio loro che danno ritmo alla lettura, un ritmo brioso e incalzante che non fa respirare e, se respiri, vuol dire che stai riflettendo sulle atrocità che purtroppo talvolta ignoriamo, non tanto per negligenza, ma perché spesso ci sembrano troppo lontane da noi per essere vere.

Una penna che trasporta sul campo, che fa vivere il libro, che denuncia e che spero dia presto vita a un’altra storia “gialla” al femminile.

 

 

 

Christine von Borries


Nasce in Spagna nel 1965. Magistrato per professione, prima ad Alba, Prato, Palermo e dal 2005 a Firenze, scrittrice per passione. Le sue pubblicazioni: Fuga di notizie (2005), Una verità o l’altra (2006).

A cura di Patrizia Argenziano

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