Abissi




A cura di Olga Gnecchi


 

Autore: Paolo Cabutto

Editore: Talos Edizioni

Genere: Horror

Pagine: 185

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

 

SINOSSI

Un vicino di casa che ci conosce meglio di quanto immaginiamo, macabri incontri in un cinema di periferia, una stazione della metro che sembra sussurrare il nostro nome, una tragedia shakespeariana che diventa realtà, l’ultima giornata di lavoro di un killer professionista. La paura prende il lettore per mano e lo conduce attraverso tredici stanze buie, in cui l’incomprensibile e il sovrannaturale intaccano la sicurezza della nostra quotidianità. Non resta quindi che chiudere gli occhi, trarre un respiro profondo e gettarsi negli abissi.

 

 

RECENSIONE

Al suo esordio con la Talos Edizioni, Paolo Cabutto ci presenta “Abissi”, una raccolta di tredici racconti che ricordano tanto quella letteratura classica del terrore. Sono racconti brevi, storie tratteggiate con linearità in cui si ritrovano metafore e significati sui comportamenti degli esseri umani in tutta la loro pienezza.

Negli abissi di Cabutto non troviamo mostri orripilanti né scene macchiate di litri di sangue, bensì la bruttura interiore dei personaggi, con i loro vizi e le debolezze, che emerge e si fa carico di essere il vero mostro di cui avere paura.

Stephen King diceva che mostri e fantasmi esistono, vivono dentro di noi, e prevalgono sulla nostra umanità, e questa credo sia una potenziale chiave di lettura per “Abissi”.

Una raccolta che si legge in brevissimo tempo, grazie anche allo stile dell’autore, che è curato e lineare, semplice ma non banale. Forse l’unico difetto – se così si può definire – è che i racconti non vantano troppa originalità, ma questa è una pecca che potrebbero notare i fan dei maestri del terrore di un tempo.

Inoltre, va a bilanciare questo aspetto la modernità dello stile e del linguaggio, considerando poi che la raccolta è indirizzata a quel target di lettori che apprezzano il thriller o il noir, quindi non è un testo esclusivo per gli amanti dell’horror.


 

Paolo Cabutto


Nasce a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1984. Lettore appassionato sin dalla più tenera età, è perdutamente innamorato di tutto ciò che è arte. Ha l’Inghilterra nel cuore e trascorrerebbe la vita viaggiando. Numerosi suoi racconti sono stati pubblicati in antologie, siti e riviste letterarie. Scrive di libri sul blog culturale Pagina con vista. Abissi è la sua prima raccolta di racconti.

 

L’autore ha risposto ad alcune domande.

 

INTERVISTA

 

1) Ciao Paolo, benvenuto a ThrillerNord. Parlaci di te e di come nasce la tua passione per la scrittura.

Ciao Olga, grazie del benvenuto e dell’ospitalità sul vostro portale. Come tutti nasco prima come lettore. Fin da piccolino ho trascorso il tempo a leggere, leggere e ancora leggere. I libri sono una parte integrante del mio essere: senza di loro non potrei mai essere me stesso. La passione per la scrittura invece è maturata poco a poco, tra stralci di racconti mai terminati e idee che sentivo necessario gettare su carta. È un’esigenza che si è fatta sentire con il tempo, quando ho capito che la sola lettura, forse, non mi bastava più. Se dovessi indicare un momento esatto direi la stesura del mio primo racconto completo, “L’ultimo lavoro”, poi rimaneggiato più volte, fino a diventare “Non è lui che deve morire”, incluso anche in “Abissi”. Da lì in avanti è stato tutto un crescendo.

 

 

2) Parliamo subito di “Abissi”. I tuoi racconti sono intrisi di significati. Vuoi dirci cosa ti ha ispirato? E a quale sei più “affezionato”?

Per scrivere i racconti di “Abissi” le ispirazioni sono state molteplici: i grandi maestri del racconto del terrore, serie tv, dipinti, film. Ma anche ispirazioni meno convenzionali, come sogni (“L’occhio di vetro” è nato proprio così), oppure luoghi (“Vapore” è nato dopo una giornata alle terme di Budapest). Quando scrivo un racconto cerco di puntare all’originalità e a un significato di fondo, anche nascosto, ma comunque presente. Il mio orrore è quasi sempre sprigionato dalla mente umana, più che da creature mostruose o simili. Sono legato a parecchi dei miei racconti ma se dovessi sceglierne uno direi “L’occhio di vetro”, perché scriverlo mi ha fatto comprendere la vera direzione che avrei intrapreso per questa raccolta.

 

 

3) Sono racconti che avevi, tirati fuori per l’occasione, oppure li hai concepiti apposta per essere inseriti nella stessa raccolta?

Inizialmente i primi racconti li avevo scritti senza un’idea precisa. Avevo soltanto il desiderio di imprimere su carta le immagini che mi si materializzavano nella mente. Dopo la stesura del racconto “La cena”, nato a seguito di una scommessa con la mia ragazza, per la prima volta si è concretizzata l’idea di raccoglierli in un unico volume. Così ho selezionato alcune storie, eliminato altre, riscritto alcune parti, fino alla genesi definitiva di “Abissi”.

 

 

4) Credi che la forma breve ti si addica di più o hai intenzione di scrivere opere di più ampio respiro?

Ho sempre avuto un debole per la forma breve. In particolare negli ultimi anni le raccolte di racconti hanno preso il sopravvento nella mia libreria, influenzando ovviamente anche la mia scrittura. Ciò che adoro del racconto è il fatto che debba colpire il lettore in poche pagine, senza se e senza ma. Con un racconto ben scritto non hai scampo: se ne esce storditi e affascinati. Questo non toglie che amo un’infinità di romanzi. In questo momento sento ancora che la mia strada sia la forma breve ma non escludo in futuro la volontà di scrivere qualcosa di più corposo.

 

 

5) Lo stile è lineare, semplice, classico quasi. Quali autori hanno contribuito alla tua formazione?

Gli autori di cui mi sono cibato in questi anni da lettore sono tantissimi. Per quanto riguarda i racconti i miei maestri indiscussi sono due: Edgar Allan Poe e Dino Buzzati. Ma ho trascorso tanti pomeriggi anche sulle pagine di Murakami, Conan Doyle, Kafka, Shirley Jackson, Maupassant, Dostoevskij e tanti altri. Per non parlare di due autori che per me sono stati fondamentali, pur scrivendo generi distanti anni luce dai miei racconti: Jonathan Coe e Nick Hornby.

 

 

6) Progetti futuri? Stai lavorando a qualcosa?

Ho da poco iniziato a lavorare alla mia seconda raccolta di racconti, con l’intenzione questa volta di avere un fil rouge che colleghi le varie storie, rappresentato dall’ambientazione. In parallelo sto sperimentando nuove narrazioni, a volte anche distanti dalle tinte horror di “Abissi”, per approcciarmi al mondo delle riviste letterarie. Infine sto seguendo un corso di scrittura creativa online, che mi sta dando nuovi strumenti per migliorarmi ed essere più consapevole dei miei mezzi.

 

 

7) L’ultima è la domanda di rito, per noi di ThrillerNord: hai letto autori di thriller nordici? Qualcuno che hai preferito o che vorresti leggere?

Per quanto riguarda i thriller, ammetto di essere a digiuno. Tra i miei autori preferiti però c’è lo svedese John Ajvide Lindqvist, che ha scritto degli incredibili romanzi horror ambientati nel Nord Europa. “Lasciami entrare” ormai è già un classico moderno.

 

Ti ringraziamo per essere stato con noi e averci concesso un po’ del tuo tempo.

 Grazie a voi! È stato un grande piacere essere vostro ospite.

Paolo Cabutto

 

 

A cura di Olga Gnecchi

Olga Gnecchi nasce ad Agrigento nel 1985 e vive a Porto Empedocle. Tra le sue pubblicazioni, i due thriller Sotto i suoi occhi (2014) e L’ultima cella (2015) e il dark fantasy Creature Oniriche (2017). Con Gianluca Ingaramo scrive le parodie Amore Antigas (2016), Giallo Antigas (2017) e Orrore Antigas (2017), il racconto L’indifferente contenuto nell’antologia Jingle Bloody Bells 2 (2016, Nero Press edizioni) e Colui che attende inserito nella raccolta Creepypasta (2017, Nero Press edizioni), Un passo oltre (2017, Delos Digital) e la raccolta Alice ex machina e altre storie oltre lo specchio (2017).

Ha ricevuto una menzione d’onore dal magazine il Cartello per il racconto Passi (2016).

Cura la rubrica Nuove Penne per il magazine ThrillerNord e si occupa di servizi editoriali per la Athaena Publishing & Graphics.