Agrò e i segreti di Giusto




Recensione di Cristina Bruno


Autore: Domenico Cacopardo

Editore: Marsilio

Genere: giallo

Pagine: 395

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

Sinossi. Chiamato a occuparsi del presunto suicidio di Giusto Giarmana, il sostituto procuratore Italo Agrò esplora e analizza le incongruenze dell’evento, decidendosi infine a riaprire le indagini. A richiedere un nuovo intervento da parte dell’autorità giudiziaria è stata l’avvocata Olga Semmelweis Zalanji, femme fatale nonché amante di Giarmana, l’ingegnere responsabile di un avveniristico progetto per la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità da Trieste a Budapest. Di svolta in svolta, la pista investigativa porta Agrò – animato dal solito presupposto secondo il quale «è la vittima a condurre all’assassino» – a scoperchiare uno scrigno di segreti e macchinazioni che ruotano intorno alla realizzazione dell’opera. Con l’aiuto del commissario Lanfranco Scuto e di Adamantino Armillato, caposquadra della Scientifica, ma anche grazie alle carte e ai diari lasciati dal defunto ingegnere – dove le memorie private si alternano a congetture e svelamenti legati al suo lavoro –, Agrò muoverà i propri passi in una realtà nella quale si mescolano affari, sentimenti, complicità, omertà, potere politico e imprenditoriale. Nel tentativo di gettar luce sulle vere cause che hanno portato alla morte di Giusto Giarmana, esercitando il suo famoso “metodo”, riuscirà a far emergere ragioni e torti, ma soprattutto le responsabilità, tanto penali quanto morali.

 

 

Recensione

L’Italia del dopo muro di Berlino, prima dell’avvento dell’euro, fa da sfondo al romanzo di Cacopardo. Il giovane sostituto procuratore Italo Agrò viene coinvolto in una intricata vicenda legata alla costruzione di una tratta europea di treni ad alta velocità. Le indagini prendono il via quando Olga, una affascinante avvocata, chiede ad Agrò di indagare sul suicidio del proprio amante, Giusto Giarmana. Ritiene infatti che si tratti di un omicidio mascherato da suicidio.

Scavando nel passato e negli affari di Giarmana, Agrò scopre poco chiare connessioni con società che lavorano a livello europeo per costruire la nuova tratta ad alta velocità che collegherebbe Trieste a Budapest coinvolgendo i governi di Italia, Croazia, Slovenia e Ungheria. Giarmana era un tecnico altamente qualificato che avrebbe dovuto vagliare la fattibilità del progetto e i costi. Le sue osservazioni però non sono state gradite ai vertici delle aziende private che lo hanno assunto e le relazioni tecniche di Germana si sono rivelate un ostacolo fastidioso.

Oltre a questo, anche le vicende familiari di Giusto sono di difficile valutazione. La sua scelta, ormai in età non più giovane, di lasciare la famiglia per l’amante di quasi trent’anni di meno, gli scatena l’odio di moglie e figlie, timorose di perdere diritti sull’eredità. Un diario, messo a disposizione da Olga, svela tratti privati di Giarmana ma non riesce a far davvero luce sull’accaduto. Le indagini si rivelano così sempre più complesse scoprendo una serie di aziende ad alto livello racchiuse una dentro l’altra come scatole cinesi.

Il lavoro di Agrò e della procura non sarà facile perché non è facile distinguere la verità dalla menzogna o dalle mezze verità. E per di più Olga non fa mistero delle proprie capacità seduttive, iniziando un pericoloso gioco di sguardi e allusioni proprio con il procuratore…

Siamo di fronte a un’Italia di qualche anno fa, che risulta per molti versi simile a quella attuale, dove interessi politici ed economici si intrecciano tra loro in modo non sempre trasparente e corretto. Agrò non si lascia intimidire e nemmeno lusingare portando avanti le sue ricerche fedele al principio che “è sempre la vittima a condurre all’assassino”. L’indagine è descritta minuziosamente, con abbondanza di particolari, permettendo così al lettore di entrare nei meandri della procura romana e delle sottigliezze investigative e procedurali.

Come comprimario merita di essere citata la Sicilia, sempre presente nei ricordi di Agrò, come di altri personaggi. Profumi, pietanze, scorci di paesaggio si affacciano lievi, ma insistenti suggerendo emozioni e affetti profondi.

 

A cura di

Cristina Bruno

fabulaeintreccio.blogspot.com

 

Domenico Cacopardo ( Scheda Autore)


Domenico Cacopardo: è nato nel 1936. Siciliano di Rivoli (in provincia di Torino), è vissuto in varie città italiane, condotto dagli impegni professionali. Consigliere di stato sino al 2008, è stato anche magistrato per il Po (Parma) e magistrato alle Acque (Venezia). Collabora con vari quotidiani e periodici. Per Marsilio ha pubblicato Il caso Chillè (1999), L’endiadi del dottor Agrò (2001), Cadenze d’inganno (2002), Giacarandà(2002), Agrò e la deliziosa vedova Carpino (2010), Agrò e la scomparsa di Omber (2011), Agrò e il maresciallo La Ronda (2013), Il delitto dell’Immacolata (2014), Semplici questioni d’onore (2016) e Amori e altri soprusi (2017). 

 

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