Ah l’amore l’amore




Recensione di Sabrina De Bastiani


Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio Editore Palermo

Collana: La memoria

Genere: noir

Pagine: 352 p.

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Una nuova indagine per Rocco Schiavone.

«“Oh Madonna” disse Italo. “Rocco? Hai sangue…” e gli indicò la schiena. Il vicequestore si mise la mano sopra i muscoli lombari e la ritirò inzaccherata. “Oh porca…” ringhiò» – Rien ne va plus

«Capirete chi sono davvero Rocco e il suo fratello Manzini e aspetterete la nuova avventura come se fosse l’amico di cui non si può più fare a meno. Specchio bramoso del nostro scontento»Bruno Ventavoli, Tuttolibri – La Stampa

Nell’ultima pagina di Rien ne va plus abbiamo lasciato Rocco Schiavone ferito in un lago di sangue. Ora è in ospedale dopo l’intervento di nefroctomia che ha subito, la stessa operazione che ha portato alla morte uno dei ricoverati del reparto, a quanto pare a causa di un errore di trasfusione. Così costretto all’immobilità, di malumore, Rocco comincia ad interessarsi a quel decesso in sala operatoria che ha tutta l’aria di essere l’ennesimo episodio di malasanità. Ma fa presto a capire che non può trattarsi di un errore umano anche perché si è fatto spiegare bene dal primario Filippo Negri le procedure in casi del genere. Per andare a fondo della questione sguinzaglia dal suo letto tutta la squadra, e segue l’andamento delle indagini, a partire dalle informazioni sul morto, Renato Sirchia, un facoltoso imprenditore di salumi della zona, casa sfarzosa, abitudini da ricco, gran lavoratore. Dietro il lusso però si cela una realtà economica disastrosa, la fabbrica è piena di debiti e salta anche fuori una consistente assicurazione sulla vita. Rocco non riesce a stare a guardare e uscito di nascosto dall’ospedale incontra la moglie e il figlio di Sirchia, Lorenzo, fresco di studi aziendali e con idee di conduzione assai diverse da quelle del padre. Le cose però non sono così semplici come appaiono e Schiavone non si fa incantare dalla soluzione più facile. Attorno a lui, le luci del Natale, i neon del reparto (non si sa quali lo deprimano di più), i panettoncini, unico cibo commestibile, gli infermieri comprensivi, il vicino di letto intollerabile e soprattutto i suoi che vanno e vengono incessantemente, lo coprono nelle sue fughe, lo assecondano e non aspettano altro che il vicequestore ritorni in servizio. Soprattutto Antonio Scipioni, che sta sostituendo Rocco ma che è alle prese con situazioni amorose da commedia degli equivoci, le tre donne con cui ha intrecciato relazioni amorose e che era riuscito a non fare mai incontrare, ora rischiano di ritrovarsi tutte e tre ad Aosta. L’unico a potergli dispensare dei consigli è proprio Schiavone.

 

 

Recensione

“Dottor Baldi, questo è omicidio al 600 per cento, mi creda”.

“Non esiste”.

“Cosa?”

“Il 600 per cento. Al massimo può dire 100 per cento”.

“Lo so, era un’iperbole”.

“Lo so che era un’iperbole, per questo le ho risposto con una tautologia”.

“Ma quante ne sappiamo, dottor Baldi?”.

“Ma parecchie …”.

Ah l’amore l’amore  che di amore si tratti,  tra i lettori e Rocco Schiavone, è cosa nota e conclamata.

Dalla conoscenza iniziale e guardinga ai bordi di una  Pista nera, al crescendo di  feeling nel successivo La costola di Adamo.

E via via sempre più addentro, sempre più coinvolti.

Proprio di amore, si tratta.

Non già perché Antonio Manzini, talento straripante e generoso, scriva di e per effetti speciali, ma perché veste di blasè affetti speciali  che, nel loro svelarsi progressivo, rivelano la bellezza del diamante grezzo  pagina dopo pagina, episodio dopo episodio, sempre a mostrare un lato in più, un lato diverso, vividamente luminoso.

Scrive di vita Antonio Manzini, imbeve le sue storie di quotidiano, di debolezze, di nobiltà e miserie, affronta i punti deboli di un paese, ieri in Rien ne va plus e Fate il vostro gioco quello della ludopatia, oggi, qui, significatamente quello della malasanità. Lo fa con lungimiranza e taglio originale, lo fa fuori dal coro, lo fa piedi per terra e mani in tasca, nessuna cattedra e nessun dito puntato, riuscendo ad essere tranchant e al contempo misericordioso.

Scrive di amicizia Antonio Manzini. Di tradimenti, di solitudine, di sentimenti. Parla a chi lo legge, lo seduce, lo impiglia nella  rete di storie nere e intrighi perfettamente congrui, gli fa chiudere il libro con la netta e assoluta percezione di aver capito qualcosa in più di se stesso e delle proprie umane discrasie.

 “(…) La distanza che c’è fra la realtà e l’immaginazione, soprattutto quando il tempo si mette di mezzo, mi ha sempre affascinato. Sarà per quello che scrivo? Forse sì. Come immaginiamo e come doveva essere.

Vive e viva Rocco Schiavone.

Permeato di fango e di poesia, Loden e Clarks indossati non come un costume da supereroe o una mera  messa in scena iconografica.

E’ la sua essenza. E puzza o profuma, come meglio  aggrada, di verità.

A entrare nella storia di Ah l’amore l’amore ci si impiega lo spazio di due righe, due battute e si è dentro all’Ospedale con Rocco, lo si accompagna nei corridoi.

Tutti i personaggi, primari e secondari, hanno logica e coerenza, si muovono in sinergica  autonomia, evolvono.

La pausa forzata, dovuta all’intervento di asportazione di un rene seguito sparatoria nell’episodio precedente, è terreno fertile per ripensare il futuro, non certo per rallentare la vita, il quotidiano, dal momento che una morte sospetta scatena l’istinto investigativo di Schiavone che non mollerà la presa, tuffandosi emotivamente nella melma criminale, fino alla resa dei conti finale.

Era tornata “la manta”, così aveva ribattezzato quell’emozione. Come l’arrivo lento e solenne di quel pesce cartilagineo. (…) La solita caduta nello sconforto, il senso di sporcizia che nessuna doccia avrebbe lavato via.

Ed è proprio al toccare del fondo che il noir di Manzini  si fa lirico, si fa poesia nella riscossa, nel bisogno di calarsi nel bello dell’arte, di un qualcosa di ineffabile  creato e forgiato dall’uomo, a compendiare, a contrastare il marciume del male, della meschinità.

Alberi, montagne, la neve no, non consolano, non mondano l’anima di Schiavone,  la natura in se’  prescinde dall’uomo che, casomai, potrebbe finire per danneggiarla.

Se ne preoccupa della natura, il vicequestore, con quel senso del paterno scevro da ogni paternalismo, lui che padre non è, biologicamente, ma nell’istinto di protezione nei confronti di chi entra a far parte del suo branco, nella delicatezza verso un anziano morente, nei confronti di un ragazzino, Gabriele, che gli ha invaso la casa e obtorto collo (non così obtorto e’ lecito sospettare) i pensieri e il cuore.

Rocco lo guardò camminare incerto nel controluce della porta e infilarsi il cappuccio. Quando lo vide attraversare davanti a un camion gigantesco una punta d’ansia lo colpì al cuore, come un insetto molesto.

E proprio al cuore torniamo, infine.

Allo sbocciare o sbloccarsi di un sentimento, nuovo. Forse.

Sicuramente ad uno snodo fondamentale del rapporto con la defunta moglie  Marina

Roba di fantasmi?”

“Lei ci crede?”

Rocco non rispose.

Un rapporto, sui generis senz’altro, che anch’esso si è evoluto in barba alla morte. Che si fa complicità, che si fa cameratesco, si potrebbe in un certo senso dire, ma che sempre amore, maiuscolo, rimane.

Ah l’amore l’amore, dunque.

Nello sguardo sornione di chi si stropiccia gli occhi di disincanto, ma che l’incanto è capace di coglierlo e trasfonderlo.

E parlo di Rocco Schiavone. E dico del suo Autore.

 

 

 

Antonio Manzini


Attore e sceneggiatore, romano (allievo di Camilleri all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica), ha esordito nella narrativa con il racconto scritto in collaborazione con Niccolò Ammaniti per l’antologia Crimini. Del 2005 il suo primo romanzo, Sangue marcio (Fazi). Con Einaudi Stile libero ha pubblicato La giostra dei criceti (2007). Un suo racconto è uscito nell’antologia Capodanno in giallo (Sellerio 2012). Del 2013, sempre per Sellerio, ha pubblicato il romanzo giallo Pista Nera. Secondo episodio della serie: La costola di Adamo (Sellerio 2014). Nel 2015 pubblica Non è stagione (Sellerio), Era di maggio (Sellerio) e Sull’orlo del precipizio (Sellerio). Del 2016 è Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (Sellerio). Altri suoi romanzi pubblicati con Sellerio sono: 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), La giostra dei criceti (2017), L’ anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019).

 

Acquista su Amazon.it: