Albarosa




Recensione di Patrizia Argenziano


Autore: Stephen Hasch

Editore: Self-published

Pagine: 105

Genere: noir

Anno di pubblicazione: 2018

 

 
 
 

Albarosa è il borgo che dà il titolo a questo romanzo breve. Si trova in Val Renazza ed è protagonista, insieme a un altro paesello, Renazzola, di questa storia di ordinaria follia, chiamiamola così.

Due piccole località montane, entrambe con paesaggi mozzafiatograzie ai prodigi della natura, ma in competizione perenne. Albarosa, forse, con quel pizzico di capacità in più di pubblicizzarsi, valorizzarsi, di rendere grande anche ciò che è piccolo e di rendere importante anche ciò che è banale.

I loro abitanti sempre in conflitto, chiusi in un ottuso campanilismo, non hanno intenzione di spartire niente gli uni con gli altri. Per questomotivo, la nomina di maestra presso la scuola elementare di Renazzola dell’insegnante Alma, di Albarosa, crea sgomento e indignazione. Indignazione che cresce quando Alma annuncia che porterà i suoi alunni in gita scolastica ad Albarosa. Inutile dire che da entrambe le parti si innescano meccanismi difficili da controllare. Gli stati danimo di coloro che, in un modo o nell’altro, gravitano intorno a questa gita, impreziosita anche dallinaugurazione di una nuova sala del museo di Albarosa, sono in fibrillazione.

Un bouquet di sentimenti contrastanti viaggia sul pullman diretto ad Albarosa, nelle menti dei genitori che attendono a casa e in tutti quei cittadini che, per motivi diversi,stanno tentando di rendere l’inaugurazione un momento memorabile.

Troppe anime in subbuglio.

Sembra di tornare indietro nel tempo, quando in paese serpeggiava una rivalità, però sana, tra rioni, quando i nonni si perdevano in lunghi racconti di guerre e anni passati con le lacrime agli occhi,quando la mamma preparava lo zainetto per la gita, quella gita aspettata con ansia tutto l’anno e la cui meta era priva d’importanza perché l’essenziale era sedere sul pullman accanto allamico del cuore.

Emana calore, breve ma intenso, questo racconto; è un contenitore di semplicità che ha il sapore di casa, famiglia, paese e tradizioni. Eppure, sin dalle prime pagine, un senso di disagio, di inquietudine si impossessa del lettore, una sensazione che impregna laria e che sembra presagire un evento funesto.

Lautore, con una semplicità disarmante, racconta la vita e la mente dei piccoli paesi, quelli sperduti tra le valli e lontani dalla frenesia della città; racconta la bellezza della natura quasi incontaminata; racconta lamore per la terra e le tradizioni; rivive i momenti di una guerra dimenticata; parla dell‘amore materno talvolta soffocante, del desiderio di unamicizia, dei cambiamenti più o meno radicali che la vita ci costringe ad affrontare; di come il dolore può plasmare il carattere e modificare i rapporti con il prossimo.

Un romanzo che alterna sofferenza e gioia, debolezza e certezza, tragedia e comicità, cucendo su misura addosso a bambini e adulti sentimenti ed emozioni.

Una scrittura che cattura l’interesse del lettore, che incuriosisce e che lascia con il fiato sospeso. Un romanzo diverso, che emoziona, che fa battere il cuore per delicatezza e crudeltà e che, finalmente, si allontana dal caos quotidiano, pur rimanendo estremamente attuale.

Consigliato.

A cura di Patrizia Argenziano

instagram.com/patrizia.arge

 

 

Stephen Hasch


Stephen Hasch nasce nel 1977. Ha pubblicato, in precedenza, i romanzi brevi: “La vera storia della rapina di Asten”, “Il baco da seta”, “La maledizione della casa in collina”.



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