Speciale. Un viaggio nella psicologia con la letteratura




Amore d’inverno

A cura di Ilaria Bagnati


Autore: Monica Campolo

Editore: Oakmond Publishing

Pagine: 221

Genere: romanzo

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Stefania vive rinchiusa in una gabbia dorata le cui chiavi sono saldamente nelle mani di un marito affascinante e violento. Fra la cura della casa, la preparazione di pasti gourmet e le lezioni di danza – unica concessione alle sue inclinazioni – la donna vive in uno stato di quiete apparente fino al momento in cui, nella villetta accanto alla sua arriva il misterioso Jerry. Ben presto le vite dei due s’intrecciano rivelando verità sconcertanti che affondano le radici nel passato di entrambi e che scuotono dalle fondamenta tutte le certezze di Stefania. Grazie a Jerry, la donna capisce che esiste un’altra vita possibile fuori dalle mura che la imprigionano ormai da troppi anni ed è proprio la vita fino ad allora solo sognata che cercherà, finalmente, di afferrare. La vicenda si articola a capitoli alterni che mostrano il punto di vista dei due protagonisti, due voci chiare e distinte che cantano insieme, due voci che non si confondono eppur si uniscono dandosi forza a vicenda spingendosi sempre oltre fino a un finale che rimetterà tutto in discussione poiché, per dirla con Agatha Christie, le cose non sono mai come sembrano. La violenza non è mai amore ma quell’amore invischia i sentieri della ragione e uscirne non è facile. Eppure bisogna provarci. Ancora. E ancora.

 


 

Questa volta voglio affrontare un tema molto delicato, attuale e purtroppo molto diffuso: la violenza sulle donne, in particolare la violenza domestica e lo faccio prendendo spunto da Amore d’inverno di Monica Campolo. La protagonista, Stefania, vive con la paura di fare qualcosa di sbagliato secondo il giudizio del marito con la conseguenza di venire picchiata, umiliata e punita nel peggiore dei modi. All’apparenza tutto è perfetto, il marito di Stefania è premuroso e sfoggia la moglie agli aventi mondani come un trofeo. Ma è dietro le mura domestiche che Stefania vive l’inferno e di Stefania al mondo ce ne sono tante. Iniziamo dando una definizione di violenza domestica:

Per violenza domestica si intende “ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale che riguarda tanto soggetti che hanno/hanno avuto una relazione di coppia, quanto soggetti che all’interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo” (OMS, 1996).

Invece:

Per violenza assistita in ambito domestico si intende ogni situazione nella quale un bambino assista alla violenza tra soggetti appartenenti al nucleo familiare. Anche laddove una donna sia oggetto di violenza da parte del compagno, esistono due vittime: la donna, direttamente colpita, e il bambino che assiste.

È stato stimato (ONU, 2006) che ogni anno in tutto il mondo un numero di bambini compreso tra 133 e 275 milioni assiste a episodi di violenza domestica. Secondo l’ISTAT (2007) tra le donne vittime di violenze ripetute da parte del partner, sono 690 mila quelle avevano figli al momento della violenza; il 62,4% di queste donne ha ammesso che i figli sono stati testimoni di uno o più di questi episodi: nel 19,6% dei casi i figli vi hanno assistito raramente, nel 20,2% a volte, nel 22,6%. Ciò di cui mi preme parlare è che la violenza perpetuata su una donna ha varie connotazioni:

  • Violenza fisica: ferite, percosse fino ad arrivare spesso all’omicidio;
  • Violenza sessuale: molestie e stupri
  • Violenza economica: togliere alla moglie il sostentamento economico
  • Violenza psicologica: umiliazioni, denigrazioni, minacce, ricatti

Solitamente la violenza domestica viene suddivisa in più fasi. La prima fase è l’intimidazione, il marito fa in modo che la donna viva in un costante stato di paura giustificando le proprie azioni dietro alla gelosia. La seconda fase è l’isolamento, a causa delle continue lamentele del marito la donna, per non dover sempre litigare tende ad isolarsi dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi di lavoro proprio come è accaduto a Stefania. Riuscito ad isolare la donna la conseguenza prossima è la sua svalorizzazione che è il culmine della violenza psicologica. Nonostante la donna continui a reprimere le proprie necessità e i propri bisogni per evitare litigi, il marito trova comunque il modo di umiliarla con un’inevitabile escalation della violenza. Una possibile conseguenza è la segregazione, la donna potrebbe non riuscire più a lavorare, uscire di casa per delle commissioni, ecc.

Spesso ci si chiede come una donna riesca a continuare a vivere con un uomo che la maltratti, come riesca a continuare a perdonarlo. Prima di tutto non tutte le donne ammettono di avere un problema, come sempre, per qualsiasi problema, disturbo, il primo passo è quello di ammettere che nella propria vita ci sia qualcosa che non va. Poi per una donna è molto difficile parlare di violenza domestica perché significherebbe ammettere che il proprio matrimonio è fallito, che la fiducia riposta nel marito e nel rapporto con lui è stata un errore. Spesso ci si colpevolizza e si pensa che se nostro marito ci picchia è perché abbiamo sbagliato qualcosa, perché non siamo delle brave mogli, non sappiamo soddisfare i suoi bisogni, siamo sbadate. Ma se anche così fosse un uomo non ha nessun diritto di abusare della moglie, per nessun motivo!

Quali sono le conseguenze sulla donna di queste violenze?

Un comportamento violento ha sempre delle conseguenze su chi lo subisce. La violenza psicologica, nonostante sia meno evidente e più difficile da riconoscere porta con sé conseguenze spesso alla stregua di altri tipi di violenza. Tramite la manipolazione affettiva e cognitiva, il partner maltrattante può far dubitare delle percezioni e sensazioni della donna, dei suoi sentimenti e desideri fino a convincerla che la causa del suo malessere sia la sua instabilità emotiva o psicologica, piuttosto che il partner stesso e la violenza che agisce. Le conseguenze possono essere di diversi tipi e su più livelli: conseguenze interpersonali che hanno un impatto sulla vita relazionale quindi non si ha più un ruolo attivo nella relazioni, si ha paura e si insinua il dubbio che si stia sbagliando qualcosa e che ciò provochi le reazioni del marito. Le conseguenze a livello emotivo possono essere: bassa autostima, perdita di fiducia in sé stessi e nel prossimo, senso di colpa, vergogna, ansia, attacchi di panico fino ad arrivare a seri problemi di tipo psichiatrico come depressione, disturbi del sonno, disturbi psicosomatici, tentativi di suicidio, disturbo post-traumatico da stress, ecc.

Uscirne è possibile?

Certo! Spesso per una donna è difficile fare il primo passo per uscire da una situazione del genere. Sia per questa sua situazione di solitudine, sia perché la violenza non è sempre quotidiana, ma è ciclica. Il compagno violento può dire di essersi pentito, che non si comporterà più così, che domani sarà diverso. E una donna, almeno i primi tempi, ci crede. Ma quando capisce che domani nulla cambierà, allora è il momento di agire: prendere il telefono e chiamare un centro anti-violenza. Ovviamente un percorso di tipo psicologico è consigliato in modo che la donna possa riprendere in mano le redini della propria vita.

Chi è l’uomo violento?

Spesso è una persona normale, con un buon inserimento nella società, proprio come il marito di Stefania, protagonista del libro citato. Non è né pazzo né malato, è quasi sempre una persona che non viene da situazioni di disagio e può provenire da tutte le classi sociali. Alla base di questi comportamenti c’è un problema di tipo culturale. I valori familiari, la scuola, la tv hanno creato degli squilibri di potere dei sessi a favore del maschio. La società italiana su questo punto è molto arretrata: basti pensare che fino agli anni ’60 era legale picchiare la propria moglie.

A cura di 

Ilaria Bagnati

ilaria-ticonsigliaunlibro.blogspot.com

 

 

Monica Campolo


Monica Campolo, nata ad Alessandria nel 1963, vive in Versilia  da quando era bambina. Approdata alla scrittura già in età adulta ha quindi scelto di dedicarsi al suo genere preferito e ha pubblicato diversi romanzi con case editrici locali fra cui L’Elisir del diavolo (Casa editrice Il Molo), La faccia nascosta della luna (Giovane Holden Edizioni), Le ombre lunghe (Giovane Holden Edizioni) uscito anche in ebook su Amazon, L’ultima donna (Giovane Holden Edizioni), Reptilia (Giovane Holden Edizioni). Oltre a diversi racconti usciti per varie antologie. Nell’aprile 2017 è uscito il suo ultimo romanzo La signora dei crisantemi, per la casa editrice Bookabook di Milano.

 

LIBRI CONSIGLIATI

  • Io sono la preda (2019), Anna Pia Fantoni. Independently published.
  • Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica (2013), Simonetta Agnello Hornby e Marina Calloni. Feltrinelli.
  • Dire di no alla violenza domestica. Manuale per le donne che vogliono sconfiggere il maltrattamento psicologico. (2016), Alessandra Pauncz. Franco Angeli.
  • Violenza sulle donne. Aspetti psicologici, psicopatologici e sociali. (2016), V. Schimmenti e G. Craparo. Franco Angeli.

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