Anna






(recensione di Barbara Betto)


 

 

Autore: Niccolò Ammaniti
Editore: Einaudi
Pagine: 284
Genere: Narrativa
Anno Pubblicazione: 2015
 

 

Quando ti appresti a leggere un libro di Niccolò Ammaniti sai già che dovrai prepararti a prendere schiaffi in faccia e pugni nello stomaco. La sua scrittura è cruda e non ha alcun interesse a far sentire bene e a suo agio il lettore. Le sue sono storie che mettono in luce la parte più “scura” dell’uomo, quella che “non sta bene raccontare” perché è bello pensare che ci sia sempre speranza nella vita.
Potete immaginare, quindi, il mio timore a iniziare questo libro che vede come protagonisti i bambini.
Mi aspettavo di tutto, mi aspettavo il peggio.
Ammaniti ci accompagna in una Sicilia ridotta a un ammasso di ruderi: un virus ha ucciso tutti gli adulti e ha lasciato in vita i bambini.
In realtà però anche questi ultimi sono destinati a morire a causa della malattia: il virus infatti è presente anche in loro ma in forma latente e solo raggiungendo la pubertà verrà risvegliato.
Insomma, l’umanità sembra andare verso l’estinzione.
La protagonista di questo libro è una bambina di tredici anni, Anna.
È la prima volta, credo, che Ammaniti consegna il ruolo da protagonista a una ragazzina e questo dettaglio, insieme al resto della trama, mi ha incuriosito fin da subito.
Anna è sveglia, forte, non ha paura di niente.
È bello che lo scrittore abbia deciso di mettere lei nel ruolo di “protettrice” del fratello minore e non il contrario.
Le femmine, in questo libro, sono quelle che prendono il comando di tutte le bande che durante la lettura andremo a incontrare.
Una coincidenza?
Mi piace pensare che in una società che parte da zero, dove è il più sveglio a sopravvivere, ognuno riesce a ottenere il posto che gli spetti senza nessuna distinzione di sesso.


Come molti dei suoi libri, anche questo ti tiene incollato alle pagine.
Proprio non riesci a non pensare ad Anna, al mondo distrutto, alla fine dell’uomo.
Questa ragazzina, il fratello piccolo Astor, il cane Coccolone, diventano subito importanti per te che segui la storia.
Devi assicurarti che i problemi, per loro, si risolvano al più presto. Poi ti ricordi che il libro lo ha scritto Ammaniti e speri solo, pagina dopo pagina, che non succeda loro niente di troppo terribile.
Quando Astor viene rapito non puoi fare a meno di ammirare come, senza paura, la sorella si metta in moto per ritrovarlo. Sola, con la morte che le sussurra all’orecchio a causa della pubertà sempre più vicina, lì dove anche un adulto perderebbe la speranza, lei lotta e continua la sua ricerca.
L’unica cosa della storia che forse mi ha lasciata un po’ perplessa è il modo di comportarsi di alcuni di questi bambini.
Sono quattro anni, circa, che vivono senza la presenza di un adulto e non puoi fare a meno di chiederti chi abbia insegnato loro i rudimenti della caccia o della macellazione.
In una società come la nostra in cui già da piccoli piazziamo loro in mano uno smartphone, dove cerchiamo di evitargli sforzi e fatiche, possiamo davvero credere che questa generazione di nati in città e iper protetti possa davvero sopravvivere?
Ammaniti ci mostra un ritorno allo stato brado che però sembra, almeno ai miei occhi, poco credibile.
Come fanno, bambini che avevano quattro anni all’epoca della morte degli adulti, a capire come tagliare e cuocere la carne di un animale ucciso da loro?
Istinto?
È una delle tante riflessioni che questo romanzo ti costringe a fare.
Lo scenario di desolazione descritto nel libro è talmente reale e credibile che al termine della lettura sarai spinto a guardarti intorno e a sperare che niente di quanto letto possa mai succedere.
Ammaniti ti fa venire voglia di vivere perché ti racconta quanto brutto potrebbe essere il mondo.
 

 
L’AUTORE – Niccolò Ammaniti è nato a Roma. Ha pubblicato da Mondadori Nel nome del figlio(1995), Fango (1996), Ti prendo e ti porto via (1999) e Come Dio Comanda (Premio Strega 2007, è stato portato sul grande schermo da Gabriele Salvatores). Presso Einaudi sono usciti un suo racconto nell’antologia Gioventú cannibale (1996), i romanzi Branchie (1997), Io non ho paura (2001, 2011 e 2014), Che la festa cominci (2009, 2011, 2015), Io e te (2010), la raccolta di racconti Il momento è delicato (2012) e la raccolta di storie a fumetti Fa un po’ male (2004), sceneggiata da Daniele Brolli e disegnata da Davide Fabbri. Per Einaudi Stile Libero ha curato l’antologia Figuracce (2014). Nel 2014, Stile Libero ha ripubblicato Ti prendo e ti porto via e Fango e, nel 2015 , Come Dio Comanda. Il suo ultimo romanzo è Anna (Stile Libero 2015). Dai suoi libri sono stati tratti film di successo, di importanti registi.

Se siete lettori appassionati visitate questo blog:

https://leggendoabari.wordpress.com

Acquista su Amazon.it