Annette e la signora bionda




E altri racconti


Recensione di Marianna Di Felice


Autore: Georges Simenon

Traduzione: Marina Di Leo

Editore: Adelphi

Genere: Giallo

Pagine: 176

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. «Se Chincholle non fosse stato girato di spalle, intento ad armeggiare con la serratura di ferro battuto di un vecchio cassettone, avrebbero visto che piangeva. E forse per un istante gli balenò l’idea di gettarsi in ginocchio e confessare: «”La verità è che c’è un cadavere nella dispensa. Non so chi sia. Però mi pare di aver riconosciuto la barba del precedente inquilino… Non era olandese, lui, era ungherese… Aveva una bella moglie… Ha affittato la villa per tre mesi, ma sei settimane dopo ho ricevuto una lettera di disdetta da Roma”. «E ora che sarebbe successo? La polizia! E articoli di cronaca sulla storia del cadavere nella dispensa! Nessuno avrebbe più voluto affittare la villa del delitto!».

 

Recensione

In questo piccolo libro di racconti Simenon con la sua scrittura stringata, seria e precisa mette in risalto dei personaggi che nascondendo i loro pregi e acutizzando i loro difetti si comportano in modo fin troppo umano davanti a dei problemi o a degli ostacoli.

I racconti sono brevi, ma contengono tutto ciò che serve al lettore per dar vita alle storie nella sua mente, dalla descrizione dei profumi a quella degli odori che possono variare dal fruttato all’alcolico, alla descrizione delle imposte rotte di una villa che fanno risaltare la decadenza del posto. I luoghi inoltre sono confinati nelle banchine, nei moli, nel caffè, nel paese poco fuori dalla città, nelle strade, cuori pulsanti dei racconti dove il lettore può sentire il rumore dei tacchi sulla pavimentazione o il rumore delle navi che partono o attraccano o il rumore della tazzina che poggia sul piattino, le grida degli avventori.

Il lettore in questo modo avrà molte informazioni che l’autore descrive con poche e lineari parole.

Si inizia con  Il buffone di Saint-Antoine un uomo, un marinaio che doveva sposare una certa Marguerite, una brava ragazza, e quando sbarca prende solo dei soldi per mangiare e bere un po’, il resto lo lascia a Léon proprietario del caffé omonimo credendo in quel modo di evitare di spendere tutti i soldi, ma si sa le promesse da marinaio non sono mai rispettate. Più che un giallo questo racconto è più un monito o una lettura con morale che contiene dell’umorismo nero e che lascia l’amaro in bocca al lettore.

Il medico di Kirkenes ha tra le sue pagine un omicidio; nel freddo della Norvegia sotto il periodo di Natale un lavoratore non ha pace. Cerca alcol che gli serve per non pensare, ma l’alcol deve essere prescritto dal medico altrimenti non si può bere. Una storia triste , nella quale non viene ascoltato un richiamo di aiuto e dove chi dovrebbe dare l’esempio trae in inganno tutti.

Ne Il delitto dello Scorbutico il signor Chincholle che ha un’agenzia immobiliare cerca di risollevare la sua situazione finanziaria tragica sfruttando degli ignari turisti e nascondendo un corpo. Il lettore si rassegna a leggere storie che lo incupiscono e lo trascinano in mezzo alla gente, davanti a possibili reazioni senza provocargli inquietudine o suspense, ma tristezza. Il capitano del Vasco insegna che, in certi casi, quando il gatto non c’è i topi ballano e che si possono prendere grandi abbagli nella vita.

Ne La mattina dei tre funerali il protagonista è un bambino che riceve in regalo una bicicletta, ma deve fare qualcosa per averla. In effetti nulla di che, ma sentiva di aver commesso un grande errore, lui che era un chierichetto in un ospedale tra un prete e le suore, lui che tutte le mattine si svegliava presto per fare il suo lavoro, si perché lo pagavano, lui che una mattina incontrò qualcuno che gli disse di fare qualcosa di non troppo chiaro. Scorrendo le pagine il lettore arriva al racconto La strada dei tre pulcini  dove i pulcini sono bambini che giocavano per strada e che vennero interrotti da un ragazzino con un handicap che vedeva ciò che succedeva nel quartiere, o credeva di vedere, dicendo di lavorare per i servizi segreti. Un ragazzinoche voleva essere di più e che creò confusione nella famiglia di un pulcino, che alla fine si trasferì altrove e non poté più giocare con gli altri due pulcini. Fino a quando diciassettenne non ne incontra di nuovo uno e riceve chiarimenti dal padre. Quando delle mezze verità possono creare disguidi e segnare a vita le relazioni.

La moglie del pilota è un’altra storia mesta dove il lettore suggerisce al protagonista di non fare ciò che sta pensando di fare e leggendo la fine si chiede perché lo ha fatto! Il racconto finisce con un cambio di direzione del protagonista che sembrava davvero convinto di ciò che stava facendo, ma che forse nel profondo del suo cuore aveva una rabbia nascosta.

L’ultimo racconto dà il nome al libro, Annette e la signora bionda. Un po’ tragicomico, con alti e bassi della protagonista che incarna la personalità dell’ossessiva nei confronti di una persona. Tutto per una frase che sentì dire al malcapitato quando un giorno gli passò davanti, da lì Annette iniziò a fantasticare con la sua mente su Maurice arrivando a compiere atti non consoni alla sua persona, soprattutto non conformi alla sua educazione e continuò a mentire e a recitare fino a quando…non si può dire di più.

Sarà il caso di dire che chi persevera nell’intento poi avrà successo? Quest’ultimo racconto è il più lungo di tutti, ma vista la semplicità della scrittura scevra di fronzoli che va dritta al problema, o alla soluzione, il lettore finirà in poco tempo la sua lettura rimanendo con un quadronella mente dove i soggetti sono, alla fine, degli ordinari umani.

I suoi personaggi sono dei problematici inseriti in un contesto semplice, tanto da risultare complessi anche se sono degli abitudinari, ordinari e disfattisti guidati dalla passione o dalla violenza, che in molti casi si uniscono e producono caos dal quale i protagonisti dei racconti cercano di trovare un’indipendenza che li conduce però ad una nuova schiavitù. Non rimane che dire…buona lettura!

 

Recensione di Marianna Di Felice


marisullealidellafantasia.blogspot.it

 

 

 

Georges Simenon


Romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea. Grande importanza ha poi all’interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database curato dall’UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre. Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim. Contemporaneamente collabora con altre riviste e all’età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo. Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell’arco di 3 anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno.Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista «Détective», appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret. Nel 1931, si avvicina al mondo del cinema: Jean Renoir e Jean Tarride producono i primi due film tratti da sue opere. Con la prima moglie Régine Renchon, intraprende lunghi viaggi per tutti gli anni trenta. Nel 1939 nasce il primo figlio, Marc. Nel 1940 si trasferisce a Fontenay-le-Comte in Vandea: durante la guerra si occupa dell’assistenza dei rifugiati belgi e intrattiene una lunga corrispondenza con André Gide. A causa di un’errata diagnosi medica, Simenon si convince di essere gravemente malato e scrive, come testamento, le sue memorie, dedicate al figlio Marc e raccolte nel romanzo autobiografico Pedigree. Accuse di collaborazionismo, poi rivelatesi infondate, lo inducono a trasferirsi negli Stati Uniti, dove conosce Denyse Ouimet che diventerà sua seconda moglie e madre di suoi tre figli. Torna in Europa negli anni Cinquanta, prima in Costa azzurra e poi in Svizzera, a Epalinges nei dintorni di Losanna. Nel 1960 presiede la giuria della tredicesima edizione del festival di Cannes: viene assegnata la Palma d’oro a La dolce vita di Federico Fellini con cui avrà una lunga e duratura amicizia. Dopo pochi anni Simenon si separa da Denyse Ouimet. Nel 1972 lo scrittore annuncia che non avrebbe mai più scritto, e infatti inizia l’epoca dei dettati: Simenon registra su nastri magnetici le parole che aveva deciso di non scrivere più. Nel 1978 la figlia Marie-Jo muore suicida. Nel 1980 Simenon rompe la promessa fatta otto anni prima e scrive di suo pugno il romanzo autobiografico Memorie intime, dedicato alla figlia. Georges Simenon muore a Losanna per un tumore al cervello nel 1989.

 

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