Linea Gotica: Archetipi horror. La strega




A cura di Alessandro Chiometti

Autore di  romanzi e di molti racconti brevi, cura con l’Associazione Civiltà Laica di cui è presidente la Direzione Artistica del Terni Horror Fest.


 

 

Anche se forse non si potranno mai conoscere i numeri reali della persecuzione contro le streghe (aumentati dall’anticlericalismo illuminista e rivisti al ribasso dai nuovi storici  che vogliono  rivalutare ad ogni costo il medioevo) grazie ai provvidenziali roghi che hanno distrutto gli archivi dei tribunali dell’inquisizione, è fuori di dubbio che questa ci si stata e che l’inizio del suo diffondersi a macchia d’olio si possa identificare con la pubblicazione del Malleus Malleficarum. Correva l’anno 1487 e fu pubblicato dai domenicani Kramer e Spranger a cui erano stati conferiti pieni poteri e totale libertà di azione da Papa Innocenzo VIII solo tre anni prima , la loro missione era quella di dover reprimere, per l’appunto, i reati di stregoneria in Germania.
Altra cosa certa è che i protestanti, luterani o calvinisti che fossero, non hanno avuto certo nulla da invidiare ai cattolici per efficienza e atrocità nella persecuzione.


Ma chi è una strega? (O uno stregone?)

Secondo uno dei manuali inquisitori che sono giunti a noi , ovvero “Sacro Arsenale” edito nel  1621 firmato dal domenicano Eliseo Masini  e ristampato nel 1693 dal suo successore Tommaso Menghini (come riporta il sito http://zweilawyer.com in un suo articolo —> http://zweilawyer.com/2015/09/29/maghi-e-streghe-in-un-manuale-dellinquisizione-del-1693/ )

[…] bisogna sapere che a questa categoria vanno ricondotti tutti quelli che hanno fatto un patto con il Demonio per sé o per altri, sia esso implicito o esplicito.
Quelli che hanno imprigionato (o pretendono di averlo fatto) dei Demoni in anelli, specchi, medaglie, ampolle e altre cose.
Quelli che gli si sono dati anima e corpo, rinnegando la Santa Fede Cattolica, e che hanno giurato di essere suoi o l’hanno messo per iscritto, anche con il loro stesso sangue.
Quelli che vanno al ballo, o (come si suol dire) in striozzo (banchetto notturno delle streghe con il demonio). 
Quelli che fanno malefici con creature dotate o meno di ragione, sacrificandole al Demonio.
Quelli che lo invocano, chiedendogli grazie, inginocchiandosi, accendendogli candele o altri lumi, chiamandolo Angelo Santo, Angelo Bianco o Angelo Negro, per la tua Santità e parole simili, servendosi di persone vergini per questi riti; o fanno l’incanto “cinque dita metto al muro cinque Diavoli scongiuro” e altri simili.
Quelli che gli domandano cose che egli non può fare, come forzare la volontà umana o prevedere eventi futuri che dipendono dal nostro libero arbitrio.
Quelli che in questi atti diabolici si servono di cose sacre, come Sacramenti e cose sacramentali e benedette, e di parole della divina Scrittura.
Quelli che mettono, sopra gli Altari ove si celebra la messa, fave, carta vergine, calamite o altre cose, in modo che sopra di essi si celebri empiamente la Santa Messa.
Quelli che tengono, scrivono, e dicono orazioni non approvate, e anzi rigettate dalla Santa Chiesa.
Quelle che pregano per farsi amare d’amore disonesto, come sono le orazioni di S. Daniele, di S. Marta e di S. Elena.
Quelle che dicono si sapere cose future, o occulte.
Quelle che portano addosso scritte incomprensibili, di cui non si conosce il significato, composte da caratteri, cerchi, triangoli, ecc., per farsi amare, o per non essere toccate dalle armi dei nemici, o per non confessare la verità sotto tortura.
In questa categoria rientrano anche quelli che scrivono di Negromanzia e fanno incantesimi, ed esercitano l’Astrologia giudiziaria nelle azioni che dipendono dalla libera volontà.
Quelli che fanno (come si dice) martelli, o mettono sul fuoco pignatte per dare passione o per impedire l’atto matrimoniale.
Quelli che gettano le fave, si misurano il braccio con le spanne, fanno andare attorno i “setacci”, levano la pedica, guardano o si fanno guardare le mani per sapere cose future o passate, e altri simili sortilegi.

 

 

 

 

A leggere queste righe viene da chiedersi: ma non facevano prima a dire chi non lo fosse?

Sorridiamo amaramente pensando che, anche con le cifre viste al ribasso, si parla di un colossale sterminio, in larga parte di donne, che oggi appare del tutto assurdo.

Assurdo ma non troppo se pensiamo che, dopo la svolta patriarcale delle società antiche, le donne potenti e importanti ma anche solo sapienti hanno messo sempre paura all’ordine precostituito.

Consigliando la lettura di “Ipazia” di Adriano Petta (da cui il bellissimo film “Agorà” di Alejandro Amenabar), de “La strega” di Jules Michelet e delle lettere di San Paolo sulle origini misogine della nostra società passiamo a ciò che qui ci interessa, ovvero l’archetipo della strega nella letteratura e nella  cinematografia gotica.

 

Lasciando da parte lo stregone, che chissà come mai (rileggete le righe precedenti se non cogliete l’ironia) è stato sempre visto con una certa simpatia, la prima strega della storia umana, stando ai libri sacri mediorientali è Lilith, ovvero la prima compagna di Adamo. Il “primo uomo” fu da lei mandato a quel paese per ragioni riguardanti le diverse idee sulla corretta postura durante il coito. Nella sua nuova vita da separata (non ci risulta ci fosse il divorzio all’epoca) Lilith preferì ad Adamo un demone (Asmodai) da cui generò tutta una serie di demoni minori. Così per lo meno narra il Talmud ebraico e chi siamo noi per contraddirlo?

Venendo a tempi più recenti la letteratura antica e moderna abbonda di questa figura. Quasi sempre come antagonista dell’eroe ovviamente. Significativo notare che sia nel Macbeth di Shakespeare (1623) che nell’Orlando Furioso dell’Ariosto (1516)  ricorre la perenne presenza di tre streghe. E anche la celeberrima Morgana Le Fay del ciclo Arturiano è la maggiore di tre sorelle. Impossibile non associare la scelta dei narratori medievali alle tre Parche (o Moire o Norne a seconda se stiamo parlando della mitologia romana, greca o norrena)  che hanno in mano i destino degli uomini; rappresentati da fili nelle loro mani che scelgono come intrecciare e quando tagliare.

Doveroso infine citare in questa breve e alquanto incompleta panoramica i fratelli Grimm e i loro predecessore Charles Perrault che hanno raccolto nelle loro fiabe tutte le streghe della tradizione centroeuropea. La Disney ha fatto il resto universalizzando la figura di Malefica (di nuovo al cinema con Angelina Jolie in questi giorni). Ovviamente poi nei giorni nostri c’è stata la pubblicazione di alcuni libri di discreto successo in cui le streghe hanno un ruolo importante… Harry Potter ci sembra che si chiami la saga.

Per quel che riguarda il mondo di celluloide, “Excalibur” (1981) resta a nostro giudizio il film migliore sulla saga di Re Artù e quindi della terribile Morgana Le Fay.  Impossibile non consigliare di vedere i classici sul tema come “Rosemary’s baby” fra i lavori di Hollywood o “Suspiria” di Dario Argento che qualcuno ha definito il “the definitive cocaine film” data la psichedelia dei colori dovuti all’uso di una pellicola sperimentale della Kodak. Anche Dario Argento riprende il tema delle “tre streghe” (Madre Sospirorium, Mater Tenebrarum, Mater Lacrimorum) facendo seguire questo film da “Inferno” e da “La Terza madre”peccato che i capitoli successivi della sua trilogia non siano all’altezza del primo.
The Blair Witch Project” invece non mostra mai la strega di Blair ma è di certo il film più famoso delle streghe di tutto il ventennio 1990-2010, e anche quello che detiene il record di differenza in positivo fra costi di produzione e incassi.
Per gli amanti di Vincent Price e della sua recitazione vittoriana obbligatorio è anche vedere “Il grande inquisitore” ultimo, e bellissimo, film del regista maledetto Michael Reeves.
Bellissimo e disturbante invece “La Madre” di Andy Muschietti per venire ai tempi recentissimi e quindi consigliarvi come obbligatorio il reboot di Suspiria targato di Luca Guadagnino che, come il precedente di Dario Argento è da considerarsi a tutti gli effetti “scuola di cinema”, anche se con uno stile completamente diverso.

Alessandro Chiometti