Autodifesa di Caino




Recensione di Barbara Aversa Pacifico


Autore. Andrea Camilleri

Editore: Sellerio Editore Palermo

Collana: Il divano

Genere: Letteratura teatrale

Pagine: 96

Anno di pubblicazione: Novembre 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Il monologo che Andrea Camilleri aveva preparato per il suo ritorno al teatro. Una riflessione profonda sul Bene e il Male che chiama i lettori a pronunciare il verdetto.

Abele rispose: “tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima”. “Ora so che mi hai perdonato davvero” disse Caino “perché dimenticare è perdonare”.

Questo monologo avrebbe dovuto essere interpretato da Andrea Camilleri il 15 luglio 2019, alle terme di Caracalla. Dopo Tiresia, sarebbe stato un  ritorno atteso dal pubblico e fortemente voluto dall’autore. Purtroppo il Maestro ci ha lasciato e questa opera vede la luce quattro mesi dopo la sua scomparsa. E’ un testo coraggioso, come lo è stata tutta la produzione di Camilleri. Si congeda dal suo pubblico tornando alle origini, il teatro, il suo primo grande amore. E questo congedo profuma di riflessione e di filosofia, ed affronta temi scomodi ma in quella che è la tipica modalità di Camilleri, cioè con leggerezza ed empatia.

«Signore e signori della corte… oddio, che ho detto? Della corte? Scusate, ho avuto un lapsus… Ricomincio.
«Signore e signori del pubblico, permettete che mi presenti: sono Caino.
«Forse non avete capito. Sono Caino.
«Caino, il primo assassino della storia umana…
«Mi meraviglio. Nei secoli scorsi, appena la gente sentiva il mio nome, mi copriva di insulti, di improperi e ora invece voi ve ne state tranquilli seduti al vostro posto…
«In effetti, solo negli ultimi centocinquant’anni, ne avete visti di morti…

«Vi siete fatti due guerre mondiali, una gran quantità di guerre locali, gli eccidi, gli stermini, i massacri, i genocidi, le pulizie etniche, le stragi, gli attentati, i femminicidi…». 

«Perché sono un contastorie. In fondo non sono mai stato altro. Nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. Su queste abbiamo lavorato». Andrea Camilleri offre una versione di Caino lontana da quella consueta. È forse un Caino inventore della scelta, che va oltre il pentimento prendendo consapevolezza che «senza il male il bene non esisterebbe».

Come il precedente Conversazione su Tiresia anche questo monologo avrebbe dovuto essere interpretato da Camilleri a teatro. L’appuntamento era per il 15 luglio 2019 alle Terme di Caracalla. Ma il grande scrittore è uscito di scena troppo presto.

 

Recensione

Caino nasce dall’unione di Eva con un diavolo, che in precedenza era un angelo che si era poi ribellato a Dio, chiamato Alialel, mentre Abel dall’unione con l’Arcangelo Stefano. Adamo non ne sa nulla e li considera figli suoi.

Da subito sono evidenti i conflitti tra i due fratelli, ai quali vennero assegnati compiti diversi una volta divenuti grandi, per offrire loro meno occasioni di scontro possibili. Quando si giunge al conflitto, quasi inevitabile, uno dei due sarebbe divenuto il primo assassino della storia. Ma non perché uno era figlio del diavolo mentre l’altro di un Arcangelo, ma perché avrebbe operato una scelta.

Uno dei due avrebbe avuto la meglio sull’altro, era inevitabile perché entrambi erano afflitti da questa furia omicida incontrollabile. Uno dei due sarebbe morto e l’altro si sarebbe tramutato in un assassino.

A questo punto Dio compare davanti a Caino per sapere se è pentito ma Caino sostiene che suo fratello lo avrebbe comunque ucciso, ma Dio risponde che si, poteva, ma non l’ha fatto. Ed è qui il significato più profondo dell’opera, ovvero la libertà di scelta.

Desiderare una cosa, non è la stessa cosa che compierla perché esiste il libero arbitrio. E’ un testo che ci parla dell’imperfezione, del perdono e della possibilità di errore, consapevoli che senza il male il bene non esisterebbe. Caino è ancora in mezzo a noi, Caino siamo tutti noi, forse perché ormai è un simbolo necessario, ed il male fatto non va dimenticato.

Andrea Camilleri ci dice che non sempre dal bene nasce altro bene, e dal male altro male. Si può decidere da che parte stare. E’ un racconto breve, che trasmette tanto, oltre l’immensità del sapere del maestro, risuona durante la lettura la sua voce, saggia, calma, ed offre al lettore la possibilità di una riflessione profonda.

Nella malinconia della sua assenza, il dono di questo piccolo testo, così ricco, umano, intimo ed intenso.

A cura di Barbara Aversa Pacifico

instagram.com/missparklingbooks

 

 

Andrea Camilleri 


Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925-Roma, 2019), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia (1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata (1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005), Le pecore e il pastore (2007), Maruzza Musumeci(2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009), La rizzagliata (2009), Il nipote del Negus (2010, anche in versione audiolibro), Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011), La setta degli angeli (2011), La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta (2012), La rivoluzione della luna (2013), La banda Sacco (2013), Inseguendo un’ombra (2014), Il quadro delle meraviglie. Scritti per teatro, radio, musica, cinema (2015), Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta (2015), La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta (2016), La mossa del cavallo (2017), La scomparsa di Patò (2018), Conversazione su Tiresia (2019), Autodifesa di Caino (2019); e inoltre i romanzi con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell’acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L’odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d’agosto (2006), Le ali della sfinge(2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio (2008), L’età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009), La caccia al tesoro (2010), Il sorriso di Angelica (2010), Il gioco degli specchi(2011), Una lama di luce (2012), Una voce di notte (2012), Un covo di vipere (2013), La piramide di fango (2014), Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano (2014), La giostra degli scambi (2015), L’altro capo del filo (2016), La rete di protezione (2017), Un mese con Montalbano (2017), Il metodo Catalanotti (2018), Gli arancini di Montalbano (2018), Il cuoco dell’Alcyon (2019). Premio Campiello 2011 alla Carriera, Premio Chandler 2011 alla Carriera, Premio Fregene Letteratura – Opera Complessiva 2013, Premio Pepe Carvalho 2014, Premio Gogol’ 2015.

 

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