Ballata breve




Ballata breve di un gatto da strada


Recensione di Gabriele Loddo


Autore: Gildo De Stefano

Editore: Nua Edizioni

Genere: romanzo storico

Pagine: 248

Anno di pubblicazione: 2021

Sinossi. Romanzo storico sulla figura del leader afroamericano Malcolm X, in cui diverse situazioni e dialoghi sono stati estrapolati fedelmente dall’Autobiografia del protagonista, mentre altri provengono dalla cronaca giornalistica. Ciò al fine di preservare intatta la genuinità del personaggio in tutto l’arco della sua breve ma intensa vita. Cospicua parte del tessuto dialogico, invece, è stato costruito attorno a fatti storici utilizzati come sfondo per vicende inventate. I nomi appartengono a personaggi realmente esistiti; soltanto alcuni, per esigenza di narrazione, sono immaginari. Questo libro non ha assolutamente la pretesa di essere un romanzo minuzioso sulla vita del protagonista. Essa non è altro che un pretesto su cui ho intessuto dei dialoghi e con cui ho cercato di rappresentare, dal punto di vista emotivo e umano, la personalità di un uomo che del coraggio fece una regola di vita. Normalmente sono abituato a una scrittura saggistica poiché sono un musicologo, e non so se sono riuscito a far trasparire dal tessuto dialogico la potenza e la capacità rappresentativa. So solamente che ho cercato di disegnare un quadro fatto di stati d’animo, le strettoie e le costrizioni, le servitù, che il personaggio reale ha vissuto in una società americana di quegli anni in cui vigevano regole spietate; e dove un credo è l’unico rifugio per la propria anima. Con la prefazione di Claudio Gorlier e la postfazione di Walter Mauro, Gildo De Stefano, rinomato saggista e autore eclettico ci presenta un romanzo storico sulla figura di Malcolm X, dall’epoca in cui era il Rosso di Detroit fino al suo assassinio passando attraverso tutta la sua lunga conversione all’Islam, quando acquisì il nome di El-Hajj Malik El-Shabazz.

Recensione

Un sedicenne Malcolm Little, detto il “Rosso”, muove i primi passi alla ricerca della propria identità lungo le strade di un caotico sobborgo di Boston, il ghetto nero di Roxbury. L’uomo ancora non conosce i progetti che ha serbato per lui il destino e, nemmeno, riesce a controllare il forte temperamento che all’interno lo agita.

Non sa che presto diverrà un faro, una guida per tutti gli individui di colore che compongono la comunità afroamericana, in una nazione, gli Stati Uniti d’America degli anni ’40, che si ritrova impegnata a combattere non solo il più devastante conflitto mondiale, ma anche la più profonda lotta sociale che da anni fermenta all’interno dei suoi confini.

Eppure i presupposti che ne caratterizzano la formazione non sono quelli che ci si aspetterebbe di trovare nel curriculum dell’uomo simbolo, nell’esempio di lotta per i diritti o in chi desidera l’uguaglianza tra i popoli. Infatti, il giovane e futuro Malcolm X, utilizza droghe e le spaccia, gioca d’azzardo, si dedica allo sfruttamento della prostituzione e all’estorsione. Alle visite mediche militari viene giudicato psichicamente instabile e poco dopo finisce in carcere.

Ma il suo destino continua ad andare avanti, come un tappeto rosso che si srotola ai piedi di una star gli indica la strada e, tra luci e ombre, tra pensieri e opinioni non sempre condivisibili (Malcolm verrà indicato come un “razzista alla rovescia”, per l’odio dichiarato verso i bianchi), determina la totale metamorfosi dell’uomo.

Guidato dalla conversione alla religione islamica, si trasforma. Acquisisce consapevolezza del proprio carisma e lo mette a disposizione del suo popolo.

Malcolm X è un uomo coraggioso, forte. Non si ferma nemmeno quando è divenuto chiaro a tutti che per molti rappresenta un fastidio. Nemmeno quando, difronte alle avvisaglie della morte, decide di andare avanti sebbene il pericolo per la propria vita: Malcolm è cosciente che nella storia dell’umanità i grandi risultati hanno sempre necessitato di martiri, e lui è disposto a immolarsi per il proprio credo.

Tra dati storici e immaginazione, Gildo De Stefano ci prende per mano e ci fa rivivere i passaggi salienti dell’esistenza di Malcolm X, ricostruendo con grande accuratezza non solo le sue azioni, ma anche il pensiero filosofico e politico che l’hanno guidato. Un uomo che ancora oggi rappresenta un simbolo per l’intera umanità.

 

 

Gildo De Stefano


è giornalista musicale, sociologo, critico del quotidiano Roma nonché collabora a diversi periodici tra cui la rivista Classic Jazz. Laureato in Sociologia della comunicazione, collabora con la Rai dagli inizi degli anni ottanta conducendo trasmissioni sulla musica jazz e pubblicando saggi sulla Nuova Rivista Musicale Italiana edita dalla stessa Rai. Proprio dal mistero dell’improvvisazione jazzistica egli ha subìto un irrefrenabile fascino sin dagli inizi degli anni ’80, cominciando la sua attività saggistica, convinto che la musica -e l’arte in generale- possano mutare l’essere umano. Tiene corsi di Civiltà Musicale Afroamericana e laboratori di scrittura creativa in diverse sedi universitarie e conservatori italiani, quali – tra l’altro – il Conservatorio di San Pietro a Majella e l’Istituto Culturale del Mezzogiorno entrambi di Napoli. Sicuramente è il massimo esperto italiano di ragtime, di cui è autore delle 2 uniche Storia del ragtime in lingua italiana, pubblicata dalla Marsilio Editori di Venezia e dalla SUGARCO Edizioni di Milano, e uno dei maggiori esperti di Jazz in Italia, analizzando tale argomento soprattutto sotto il profilo squisitamente socio-antropologico come si evince dal suo libro del 1986, la prima antropologia dei neri d’America in lingua italiana, ripercorsa successivamente con il libro del 2014, con l’autorevole prefazione del grande pensatore Zygmunt Bauman. Riceve il Premio Giornalistico Internazionale Campania Felix dal Presidente della Giuria
Negli anni novanta vince un Premio Nazionale di Giornalismo indetto dal Ministero dei lavori pubblici, ed entra nella rosa dei finalisti del Premio Italo Calvino per gli scritti inediti. La sua raccolta di racconti, È troppo tardi per scappare, è presente nella Biblioteca Digitale sulla Camorra e Cultura della Legalità, a cura del Dipartimento Scienze Umanistiche dell’Università “Federico II” per il quale nel 2018 gli hanno conferito il Premio Giornalistico Internazionale Campania Felix nonché per la sua attività di giornalista per la legalità. Ha ricevuto la Menzione Speciale al Premio Giancarlo Siani 2014 per il romanzo Caro Giancarlo – Epistolario per un amico ammazzato, Innuendo Edizioni, Terracina 2014 ISBN 978-88-909076-8-5, sulla figura del giovane giornalista napoletano ucciso dalla Camorra nel 1985. È membro dell’Unione Nazionale Scrittori e Artisti, per cui tiene spesso corsi di giornalismo creativo, e collabora con la Enciclopedia Treccani per le voci afroamericane e a diversi periodici internazionali, tra i quali la canadese CODA. È il direttore artistico del Festival Italiano di Ragtime.

 

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