Berta Isla




Recensione di Ilaria Marcoccia


Autore: Javier Marìas

Editore: Einaudi

Traduzione: M. Nicola

Genere: Narrativa letteraria, Fiction

Pagine: 480

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

SINOSSI: Berta Isla ha sposato Tomás Nevinson nel maggio del 1974, nella chiesa di San Fermín de los Navarros, vicino alla scuola che entrambi hanno frequentato e dove si sono incontrati la prima volta. Lo ha sposato dopo essere stata la sua ragazza per anni senza mai fare l’amore con lui (perché tra buoni borghesi innamorati si usava così) e dopo aver perso la verginità con un altro in un giorno che non smetterà mai di ricordare. Lo ha sposato conoscendolo da sempre, convinta di aver trovato il suo destino, ma senza sapere nulla di lui, nulla che fosse davvero importante. Ma Tomás qualcosa di davvero importante lo stava nascondendo e non avrebbe mai potuto dirlo, a lei come a nessun altro. Durante i suoi anni universitari a Oxford, infatti, in uno stupido giorno, il caso aveva deciso di condizionare la sua esistenza, e quella della moglie, per sempre. Il nuovo romanzo di Javier Marías è la storia di un amore imperfetto, come lo sono tutti. Di una donna, Berta Isla, che ha scelto di stare accanto a un uomo che può soltanto sperare di conoscere, ma che in fondo non si rivelerà mai per ciò che è realmente. È la storia di una relazione che, finita la passione, si regge in fragile equilibrio sul segreto, sulla lealtà e sul risentimento, su quanto non si vuole o non si può dire. È la storia di due cuori da sempre sconfitti che insieme cercano di resistere nella battaglia.

 

 

 

RECENSIONE

And in short, I was afraid

Questo verso di Eliot racchiude in sé il significato della vicenda. Rimanda alle scelte che si compiono nella vita e soprattutto a quelle che non sono dettate da altro che dalla paura: ci sono occasioni che, invece, per paura, ci lasciamo sfuggire; ma anche in questo caso si tratta di una scelta, perché la paura è una decisione. Si decide di avere paura e si vive come delle comparse della propria storia, lasciando che sia il caso a decidere, restando all’oscuro delle proprie intenzioni con la consapevolezza che ogni passo è un passo verso il fuoco. Allora si resta fermi.

Il principio del romanzo è di una poesia unica, è l’inizio di una storia che comprendi subito essere altamente introspettiva, come un lungo pensiero, un ricordo, un sogno in cui non riesci a svegliarti. Berta Isla si sveglia accanto all’uomo che ha sposato e realizza che egli per lei non è altro che uno sconosciuto, ma il suo sconosciuto.

È l’alba, sono nel letto, il loro bambino dorme nella sua stanza; la mente di Berta vaga e il suo sguardo percorre i lineamenti dell’uomo che dorme accanto a lei, questa persona che sa di non conoscere ma che è certa di amare. Lui parte per i suoi segretissimi viaggi di lavoro, e lei lo aspetta, mentre i giorni si susseguono vuoti:

“Scivolare nel disperante «è appena martedì» all’impaziente «Come sono lunghi i mercoledì» allo speranzoso «Siamo già a giovedì»”

Questo si ripete ogni giorno, in attesa di lui, senza sapere dove sia, in costante paranoia e preoccupazione.

“Ed era vero, lui mi mancava enormemente e immaginavo di mancare anch’io a lui. Ma tutto ciò che prova l’altro appartiene sempre al campo dell’immaginazione.”

Tomás, durante i suoi studi a Cambridge, vive un’esperienza che lo segnerà per il resto della sua vita – e di quella di sua moglie. Questa esperienza è legata a un’altra donna morta, proprio come nel precedente romanzo di Marías, Domani nella battaglia pensa a me.

La vita e la morte si confondono, sono due concezioni tanto separate quanto inevitabilmente dipendenti l’una dall’altra: alcune volte “la morte assomiglia alla vita”, una via di scampo, ma con la morte sono molte anche le cose che vengono lasciate in sospeso e di cui noi non abbiamo più traccia di preoccupazione; la morte ha significato solo per chi resta in vita.

“Che stupidi i giorni, che stupido può essere un giorno qualunque, tu non sai quale sarà e ti inoltri festosamente proprio nel giorno che avresti dovuto evitare, non c’è modo di indovinare il giorno della maledizione, del patibolo e del fuoco, della gola del mare, il giorno che manda all’aria ogni cosa… E come sono stupidi, come sono futili i tuoi passi il giorno in cui non avresti dovuto compierne nemmeno uno, in cui non avresti dovuto uscire di casa.”

Il ritmo del romanzo è riflessivo, intenso e potentemente introspettivo.

Berta è una donna che pensa in maniera profonda non tanto ai fatti ma alle probabilità, e questo rende la storia ricca di vicende potenziali che non fanno altro che alimentare la passione e il coinvolgimento del lettore.

 

 

 

Javier Marías


Javier Marías è nato a Madrid nel 1951. Della sua opera Einaudi ha pubblicato Domani nella battaglia pensa a meTutte le animeUn cuore cosí biancoL’uomo sentimentaleNera schiena del tempoMalanimoQuand’ero mortaleSelvaggi e sentimentaliVite scritteTraversare l’orizzonteInterpreti di vite, la trilogia de Il tuo volto domani (Febbre e lanciaBallo e sogno e Veleno e ombra e addio), Gli innamoramentiI territori del lupo (suo primo romanzo, pubblicato originariamente nel 1971), Il secolo (pubblicato originariamente in Spagna nel 1983 e uscito per la prima volta in traduzione italiana nel 2013), Mentre le donne dormonoCosì ha inizio il male e Berta Isla.

 

A cura di Ilaria Marcoccia

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