Betty Suicide




(Recensione di Mariasilvia Iovine)


Autore: Federico T. De Nardi

Editore: PubMe

Collana: Crime Line

Genere: Thriller

Pagine: 216

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

RECENSIONE:

Quando Costas Crowley conosce Irina, ritiene di essere l’uomo più fortunato del mondo: lei è splendida, sensuale e sembra innamoratissima.

Tuttavia, la donna, che si fa chiamare “Betty Suicide”, ama il lusso, i vestiti firmati, lo champagne: per potersi permettere un tenore di vita simile, Costas deve scegliere tra perdere l’amore o tradire l’azienda per la quale lavora, per la quale ha creato qualcosa di rivoluzionario che fa gola a molti. Purtroppo, in un mondo dominato dal denaro, l’ingenuità di Costas sarà la sua rovina: Irina non è altri che Anastasija Kalashnikova, spia tanto bella quanto letale.

Secondo i suoi nemici, è addirittura “troppo fortunata”, ma non c’è nulla di soprannaturale in lei: è una sopravvissuta, un’arma temprata dal dolore e dal suo coraggio. Eppure, nella rete di sicari al soldo di potenti organizzazioni private, anche una professionista come lei deve muoversi con cautela, a maggior ragione se a Chicago opera da anni un inafferrabile serial killer

Il romanzo di De Nardi nasce da topos tipici di molte spy story: la donna fatale, l’invenzione straordinaria coperta dal segreto militare, la spia dalle mille identità fasulle…

Ed è proprio qui che emerge la bravura degli autori migliori: nel reinterpretare gli elementi comuni ad altri romanzi per creare qualcosa di originale e piacevole da leggere. Complice la memorabile protagonista, fin dal primo capitolo Betty Suicide coinvolge il lettore in una storia di azione e violenza: con uno stile deciso e senza troppi fronzoli, De Nardi ci regala un’ottima storia tra il thriller e lo spionaggio.

 

Federico T. De Nardi


Di Treviso, è giornalista e autore di vari romanzi e racconti thriller, horror e fantascientifici, ma anche di manuali, guide turistiche e religiose. Il personaggio di Anastasija Kalashnikova è apparso per la prima volta in appendice al n°1572 di Segretissimo, nel racconto “Neve nera”.

A cura di Mariasilvia Iovine

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