Borgo Lenin






(Recensione di Mariasilvia Iovine)


Autrice: Cinzia Romagnoli

Editore: Koi Press

Pagine: 304

Genere: Giallo

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

 

Il cadavere di un anonimo pensionato di Bologna, il giovane poliziotto Fabio Sinigaglia, un delitto che, pagina dopo pagina, acquista sfumature sempre più sinistre. Chi mai avrebbe potuto sentirsi minacciato da Antonio Messori, novantenne solo e malato?

Quali segreti nascondeva quest’uomo senza passato, che viveva isolato da molti anni?

Un numero di telefono appuntato su un foglio porterà l’agente Sinigaglia a incontrare Antelamo Libero Costa, anche lui anziano e solo: tra passato e presente, i ricordi di Libero ci accompagneranno nell’Emilia Romagna degli anni Quaranta e la fine del fascismo nelle terre di Argenta, tra la Romagna e il Ferrarese.

Nell’opera emerge il contrasto tra l’Italia “di oggi” e quella “di ieri”, ma senza indugiare nell’ideologia spicciola e nel rimpianto acritico del passato. Borgo Lenin è un libro “politico”: per l’ambientazione nell’Italia ancora occupata, lacerata, soffocata dalla guerra e dalla fame, ma anche e soprattutto per essere un’opera corale.

Attraverso gli occhi di Libero, bambino, siamo – o meglio, torniamo ad essere – partecipi della nostra Storia: ben presto, le vicende dei protagonisti valicano la finzione del romanzo per essere testimonianza di un’Italia troppo spesso dimenticata.

Borgo Lenin è il primo romanzo di Cinzia Romagnoli: un esordio ottimo, un’opera commovente che parla di guerra, paura, miseria, ma anche di coraggio e passione e dell’eroismo che nasce dall’amore, amore che ha “molte forme, e talvolta si presenta scabro e frusto, e necessita di uno sguardo fino per mostrare il proprio volto anche nella penombra”.

Cinzia Romagnoli


Vive e lavora tra Ferrara e Bologna. È laureata in filosofia. Questo è il suo primo romanzo.
 

A cura di Mariasilvia Iovine

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