Buio




Recensione di Gaudenzio Schillaci


Autore: Anna Kańtoch

Traduttore: Francesco Annichiarico

Editore: Carbonio Editore

Genere: Narrativa

Pagine: 132

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Dimessa da un sanatorio sul Baltico nel 1935, una donna senza nome giunge a Varsavia, accompagnata dal fratello maggiore Franciszek, per dimenticare il passato. Eppure, nel turbinio di colori e suoni e nel chiacchiericcio dei caffè, i ricordi riaffiorano prepotenti, riportando la protagonista al 1914, a Buio, l’amata tenuta dell’infanzia, che è stata anche lo scenario della misteriosa morte dell’attrice Jadwiga Rathe. Chi l’ha uccisa? E chi era davvero quella donna affascinante venuta dalla città, che attirava gli sguardi di tutti? A poco a poco la vicenda si ricompone, i dettagli si sommano per convergere, tra dubbi, sospetti, rivelazioni, in un’unica, scioccante verità. Con una prosa ricercata e ammaliante, in un fluire di piani temporali che si incrociano e si sovrappongono, Anna Kańtoch costruisce una storia torbida e audace, che parla di infanzia e di disagio psichico, di famiglia ed emancipazione, trascinando il lettore in un seducente labirinto psicanalitico, un vertiginoso viaggio nei recessi nella memoria.

Recensione

Dici “Polonia” e pensi subito a Polański, al suo cinema solcato da un pessimismo strisciante, da relazioni umane dove sopraffare l’altro è condizione necessaria alla sopravvivenza.

Magari quelli maggiormente appassionati alla Settima Arte pensano pure a Krzysztof Kieślowski, che alle nostre latitudini non è mai assurto a chiara fama se non per i cinefili incalliti, e alla sua poetica dove la dimensione privata dei suoi personaggi diventava metafora di una chiusura mentale, quella del regime, e lotta intima contro dilemmi che sono altro da noi ma dentro di noi, come un virus, un contagio avvenuto.

Dici “Polonia” e pensi a Fryderyk Chopin, al maestoso incedere di certe polonaise, alla Grande Polacca Brillante o alla Polacca-Fantasia in la bemolle, pensi all’inquietudine leggera delle poesie di Wisława Szymborska o magari qualcuno avvezzo allo sport pensa persino a Robert Lewandowski, maestoso anche lui, si, nel dominare da anni le aree di rigore in giro per il mondo e capace di meraviglie implacabili che riescono a pochi.

Insomma, senza entrare in ambiti storico-politici tristemente noti a chiunque abbia superato con profitto la quinta elementare, ognuno ha nel proprio bagaglio una sua idea di Polonia, terra di confine tra l’Europa e la Russia, anzi, vera e propria porta a metà tra l’Europa e la Russia, dove culture diverse si sono annidate fino a mescolarsi tra di loro. Popolo di frontiera, quindi, e pertanto popolo di contraddizioni, di contrasti, di urla e di silenzi. Di rivolte e di quiete. Di luce, e di Buio.

Il “Buio” raccontato da Anna Kańtoch in questo pluripremiato romanzo tradotto per l’Italia da Francesco Annicchiarico per Carbonio Editore non è semplicemente quello dentro cui sprofonda la protagonista senza nome del romanzo ma è un vero e proprio luogo, quello della sua infanzia, spezzata da traumi che si porta dentro nel tempo in cui la trama principale della storia è ambientata, ovvero il 1935, appena dimessa dal sanatorio sul Mar Baltico dove si curano i nervi di chi non è stato in grado di resistere.

La struttura dove è stata rinchiusa somiglia molto (tempi permettendo) al ricovero per anziani dipinto al cinema da “Youth” di Paolo Sorrentino: un posto dove i ricoverati non vengono trattati da malati ma da ospiti, coccolati e vezzeggiati con passeggiate al sole, seratine danzanti, partite a carte. Un posto dove si finge di essere lì per riposarsi, non per curarsi.

La storia però si allunga su un altro piano temporale, quello degli anni ’20, quello di una Polonia che guarda a un futuro possibile che non conosce ancora l’orrore e dove per chi ha a disposizione un po’ di benessere economico si può ambire anche al benessere psicologico. Eppure è proprio a quei giorni, passati a “Buio”, nella casa di campagna dei suoi genitori, che vanno fatte risalire le radici del male che ha colpito la protagonista: al suo incontro con una delle tanti amanti del padre, un’attrice, Jadwiga, che con la sua femminilità prorompente romperà gli schemi che lei, da bambina, si era ritrovata a dover interiorizzare e accettare come propri del suo essere donna.

Il romanzo si presenta come una “storia di formazione al contrario”: in un viaggio attraverso i buchi formatisi nella memoria della protagonista si finisce per essere spettatori e al tempo stesso protagonisti della storia, immedesimandosi nella vicenda di questa donna lacerata, costantemente fuori dallo spazio e dal tempo in cui si trova ma al tempo stesso totalmente ingoiata dalla sua Polonia e nella dimensione che le è stata data. Contraddizioni che la portano a mischiare le convenzioni, combatterle e accettarle, in un continuo rincorrersi tra il presente e il passato, tra la bambina che era e la donna che è diventata.

Carbonio editore ha fatto atto di cultura importante, come ci si dovrebbe aspettare da un editore serio, nell’importare questa autrice sconosciuta al pubblico italiano, e lo ha fatto con un’opera che tracima sangue senza consistenza, vibra come fosse viva e trema come se se ne potesse sentire la carne ad ogni pagina. L’augurio è che, tra poco tempo, quando si parlerà di Polonia si possa sì continuare a far correre la mente tra le pellicole di Polański e Kieślowski, certamente tra le note di Chopin e i palloni calciati in acrobazia di Lewandowski ma anche, oltre che tra le parole in rima della Szymborska, pure tra quelle in prosa di Anna Kańtoch, un’autrice capace di raccontare il dolore senza pietà, senza giudizio, semplicemente immergendosene.

Buio” è un romanzo che parla degli esseri umani, di fragilità e identità. Un romanzo necessario, come se ne vedono sempre meno tra gli scaffali delle librerie.

A cura di Gaudenzio Schillaci

https://instagram.com/denzyotollah

 

Anna Kańtoch


classe 1976, si è laureata in lingua e letteratura araba presso l’Università di Cracovia. Membro del gruppo letterario Harda Horda, è considerata una delle voci più interessanti della letteratura polacca contemporanea e ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Ha pubblicato numerosi romanzi e racconti. Buio ha vinto il prestigioso premio Żuławski.

 

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