Bye bye Blackbird






(recensione di Betsy)


 

 

Autore: Jesper Stein
Editore: Marsilio
Pagine: 390
Genere: Thriller
Anno Pubblicazione: 2016
 

 

“I casi di omicidio irrisolti non invecchiano mai. Non vengono mai impacchettati in una scatola di cartone e spediti nel dimenticatoio in un angolo del magazzino, ma restano sempre a portata di mano degli investigatori, nel caso si presentino nuovi indizi.”
(Bye bye Blackbird, Jesper Stein)

È il 2004, e l’ispettore Axel Steen è impegnato in un nuovo caso d’omicidio.
Il cadavere di Marie Schmidt, soli diciotto anni, è stato ritrovato in profondità nel lago di Ørstedspark, a Copenhagen.
Le indagini impegnano l’ispettore in maniera tale da farsi molti nemici nel corpo di polizia e da distruggere il proprio matrimonio, ma dell’assassino nessuna traccia.
Almeno fino a quando, nel 2008, la scientifica non lo contatta per avvisarlo che in un nuovo caso sono state identificate tracce dello stesso Dna trovato nel berretto di Marie Schmidt a suo tempo.
È giunto dunque il tempo di riaprire il caso e tornare a scavare in un passato doloroso che ha bisogno di risposte.

Da questo secondo episodio della serie di Axel Steen sembra chiaro che Jesper Stein sappia bene come sviluppare una serie noir: lascia sempre qualcosa di non detto, approfondisce il necessario, permette al lettore di affezionarsi ai personaggi e di provare empatia per loro pur scoprendoli poco a poco; evita quindi di essere prolisso prima per creare seguiti ripetitivi e noiosi poi.
E se nel primo libro Axel Steel ci era stato presentato come un fanatico del lavoro, divorziato da una donna che ancora ama e padre di una bambina la cui custodia è della madre, “Bye bye blackbird” ci invita a scoprire nuovi passaggi chiave quali le ragioni del divorzio, che stupiscono per la fredda precisione con cui vengono esposte.

“Il corpo di lei, che ricordava tuttora così bene, il suo sguardo quando le aveva chiesto di sposarlo, e lei aveva accettato, e Axel non aveva mai visto una persona così felice per una cosa fatta da lui.
Se non qualche tempo dopo, in un letto del Rigshospital con Emma attaccata al seno.
In quel momento aveva capito che si appartenevano. Allora e sempre.
Non aveva detto così, quella bugiarda?
Nulla avrebbe potuto separarli. Invece si erano separati, e il motivo era seduto proprio accanto a lui, intento a provare la sua cuffia con un sorriso soddisfatto sulle labbra, canticchiando.“
(Bye bye Blackbird, Jesper Stein)

“Bye bye blackbird” inoltre offre molto più spazio ad un personaggio che ne “Il tempo dell’Inquietudine” era solo vagamente ritratto, qual è Jens Jessen, giurista di successo e nuovo fidanzato dell’ex moglie di Axel Steen.
Ora vicedirettore del corpo di polizia di Copenhagen, Jens Jessen diventa parte integrante della realtà professionale e privata di Axel Steen, portando concretezza alla rete di gelosia, rabbia, adrenalina e diffidenza che lo scrittore riesce a tracciare così bene attraverso le pagine. I due personaggi quindi si ritrovano a presentare due figure positive diametralmente opposte, ed è impossibile non decidere di parteggiare per l’uno o per l’altro. Importante è inoltre ricordare che, diversamente dal primo libro della serie, “Bye bye blackbird” non si limita a tracciare la risoluzione del caso di omicidio, ma mette questo in relazione con una serie di denunce di violenza sessuale.
Ciò non permette solo di variare in maniera realistica il sistema di personaggi di riferimento per svelare nuovi lati dell’investigazione, ma anche di mettere in luce temi importanti come la tendenza a non dare peso alle testimonianze delle vittime di violenza sessuale o quella di dare arbitrariamente differente importanza ai reati secondo la gravità ad essi riconosciuta dall’opinione pubblica.

Ma qual è il significato del titolo? Che senso ha questo “bye bye Blackbird” che si ripete nelle varie traduzioni? Fin dalle prime pagine capiamo che Blackbird è il soprannome di Marie Schmidt, il cui omicidio segna l’inizio del libro, ma la sua morte e il senso di giustizia dato dal chiudere il suo caso non bastano per giustificare questo nostalgico addio. Il riferimento principale è invece all’omonima canzone jazz, con particolare attenzione all’interpretazione di Chet Baker.

Le note della canzone dunque donano un’ulteriore sfumatura emotiva al mix d’emozioni che la lettura di questo libro dà, una malinconia che non rimane cieca alla speranza e all’opportunità di andare avanti.

No one here can love or understand me
Oh, what hard luck stories they all hand me
Pack up all my cares and woe, here I go, winging low
Bye, bye, blackbird

(Chet Baker trio – bye bye blackbird)