Camille




Recensione di Laura Piva

Autore: Pierre Lemaitre

Editore: Mondadori

Pagine: 297

Genere: Thriller

Anno Pubblicazione: 2015

 

 

 

 

 

 

Sono quasi tutti lì, duemila schizzi, tremila forse, una gigantesca galleria di ritratti unica nel suo genere: la vita quotidiana di un poliziotto della Omicidi interpretata dall’artista che non è mai diventato.
Camille è un disegnatore come pochi, di una precisione fulminante, talvolta dice che i suoi disegni sono più intelligenti di lui, il che in un certo senso è vero. Al punto che persino le fotografie sembrano meno fedeli, meno esatte.

L’affascinante Anne Forestier sta entrando in una in una gioielleria del Passage Monier, in pieno centro a Parigi, quando fanno irruzione dei rapinatori armati di fucile a pompa. Uno di loro la picchia selvaggiamente sfigurandola.
Lei riesce a scampare miracolosamente alla furia omicida del malvivente e viene portata in ospedale.
Anne è l’unica testimone ad aver visto in faccia il suo aggressore e finisce presto nel mirino di questo spietato criminale.
Ma Anne Forestier non è una donna qualunque: è l’amante segreta del comandante Camille Verhoeven.
Sconvolto da questa efferata violenza ai danni della donna che ama e che turba il suo equilibrio faticosamente conquistato , Camille si getta anima e corpo in questa indagine che diventa per lui una questione personale in cui rischia di perdere tutto, anche la sua integrità professionale.

Camille è il terzo – e probabilmente ultimo- romanzo che ha per protagonista il capitano dell’Anticrimine Verhoeven, ed è il capitolo più cupo e più noir della trilogia. Camille Verhoeven, il poliziotto-artista diventato famoso per il suo acume e per la sua bassa statura, è oramai l’ombra di se stesso e viene risucchiato in vortice di eventi distruttivi che rischiano di compromettere la sua vita e la sua carriera.
Depressione, rabbia e solitudine impregnano ogni pagina. La squadra Verhoeven, che abbiamo imparato ad amare negli episodi precedenti, tra lutti e defezioni, oramai non esiste più, e le assenze pesano moltissimo in questo thriller. Il passato incombe ancora minaccioso e gli eventi che hanno sconvolto la vita di Camille negli anni precedenti continuano a provocare conseguenze catastrofiche nel presente, fungendo da fil rouge che raccorda i tre capitoli della storia.

Il ritmo della narrazione è serrato e la trama si dipana regalando al lettore diversi colpi di scena. Lo stile è molto asciutto e tagliente, privo dell’ironia che aveva permeato i primi due romanzi . Mi è piaciuto molto l’escamotage di raccontare la storia alternando i punti di vista dei vari protagonisti, tra cui quello dell’antagonista, la cui vera identità rimane un mistero fino alle ultime pagine del libro. Considerando questo libro in senso assoluto, potremmo dire che è un buon romanzo. Ma per Chi come me ha adorato Irène e Alex, i primi due capitoli della serie, il confronto è impietoso e rimane l’amarezza di aver visto concludersi- un po’ troppo precipitosamente per la verità- la parabola letteraria di un grande personaggio come Camille Verhoeven.

 

 

Pierre Lemaitre 


Nato a Parigi il 19 aprile del 1951. Ha insegnato per molti anni letteratura, ed è approdato tardi alla carriera di scrittore e sceneggiatore.