Come è nato il thriller “Il bambino ombra”. C. J. Vallgren racconta.






 

Circa cinque o sei anni fa capitò qualcosa che cambiò la direzione della mia scrittura. Era un venerdì di maggio, e avevo lavorato duro per l’intera settimana, cercando di riprendere il controllo del romanzo che stavo scrivendo, e quel giorno non faceva eccezione. Dimenticai il tempo …la mia stanza e quando guardai l’orologio, rimasi di sasso: le 5 del pomeriggio.

17:00

I bambini! Avrei dovuto andarli a prendere all’asilo due ore prima! Venti minuti dopo arrivai all’asilo. Mia figlia di 6 anni e il piccolo di 3 erano gli unici bambini rimasti, distrutti dalla lunga giornata. Mi scusai con le maestre, guardai il cellulare, pieno di messaggi di mia moglie ”Dove sei… hai preso i bambini…è Shabbat stasera e dobbiamo fare la spesa…”

Infilai mio figlio nel passeggino, afferrai la mano della bambina e mi incamminai rapidamente verso la stazione della metro Kristineberg. Era tardo pomeriggio e la stazione era piena di pendolari e persone avviate verso il loro fine settimana. Mostrai il mio biglietto e superai il cancello per i passeggini, l’ansia nelle vene.

Stazione di Kristeneberg

Alla stazione di Kristineberg i binari corrono sopra la strada e il modo migliore per raggiungere la pensilina è l’ascensore, soprattutto con due bambini piccoli e un passeggino. Ma mia figlia aveva un’idea diversa: voleva prendere le scale! Iniziammo a litigare; cercai di farle capire che era impossibile, con tutta quella gente e con suo fratello nel passeggino, ma lei insisteva, si arrabbiò e cominciò a urlare contro di me. Proprio in quel momento, una donna spuntò fuori dal nulla. Sembrava aver ascoltato la nostra conversazione. “Puoi salire le scale con me, se vuoi − disse sorridendo a mia figlia − e poi aspettiamo il tuo papà e il tuo fratellino di sopra, finché non arrivano con l’ascensore”.

Per un momento fui sul punto di lasciar andare mia figlia con quella amichevole donna di mezza età, per cedere alla regola del minimo sforzo possibile, finché ’l’istinto di padre’, un secondo dopo, prese il sopravvento. In fin dei conti, non conoscevo la donna che avevo di fronte. ”Grazie per la sua gentile offerta, ma mia figlia viene con me” dissi.

Presi la mia piccola donnina per mano, la trascinai con suo fratello nell’ascensore e premetti il bottone del piano del binario.

Il viaggio in ascensore durò circa dieci secondi. E in quel poco tempo, lo scrittore in me andò completamente fuori controllo:

che situazione è questa?

Qual è il peggiore scenario?

Cosa sarebbe potuto accadere?

Un padre stressato lascia che la sua bambina prenda le scale con una dolce vecchietta all’ora di punta nella stazione della metro… e quando arriva al piano con il suo ascensore…la bambina è scomparsa…

L’ho capito subito: era il primo capitolo di un libro. E non un libro qualsiasi…doveva essere un thriller.

Il bambino ombra

Avevo già l’intero primo capitolo in testa ancor prima di arrivare a casa, quel pomeriggio. E circa un anno dopo, dopo aver terminato un altro mio libro (un romanzo ’normale’), mi sono seduto e ho iniziato a scrivere il primo romanzo della serie di Katz, Il bambino ombra”, che inizia con il rapimento di un bambino nella metropolitana di Stoccolma.

Adesso sono veramente orgoglioso di presentare il secondo libro della serie ”Nel tunnel”.

Nel tunnel

Danny Katz è ancora il protagonista. Anche Katz ha preso vita quel venerdì di maggio. Era Sabbath e ricordo i mei pensieri su quell’ascensore: l’uomo che avrebbe risolto il mistero doveva essere ebreo. Lo dovevo ai miei figli e alla loro madre, perché loro mi forniscono costantemente spunti per le mie ’idee letterarie’.

Carl-Johan Vallgren