Il delitto del luogo. Carlo Legaluppi e la Maremma Toscana




 

Potrà stupire che abbia invitato Carlo Legalupi a parlarci della sua terra, la Maremma toscana, quando il suo Alexander Martini-Miller, l’ex ufficiale del SAS britannico protagonista di ben tre romanzi destinati presto a crescere di numero, sul finire del secolo scorso si muove, dall’Irlanda degli scontri tra cattolici e protestanti a Milano, per poi coinvolgere gli Stati Uniti e l’intero scacchiere internazionale. Eppure quell’Irlanda, che tanto ha influenzato Carlo Legaluppi attraverso la splendida fotografia e le vicende de Il vento accarezza l’erba di Ken Loach, ha parecchio in comune con la Maremma: un patrimonio immenso di storie arcane, leggende e misteri. Tanto che io non dispero che sir Alexander Martini-Miller vi faccia una capatina, magari affacciandosi all’Orrido di Botri, di dantesca memoria.

 

 

 Carlo Legaluppi e la Maremma Toscana

 

 

 

L’ambientazione è fondamentale per costruire una storia crime in grado di appassionare i lettori e tenere viva la loro attenzione sino alla fine. Proprio per questo tale scelta ha costituito il principale dilemma che ho dovuto affrontare nello scrivere il mio primo thriller.

Vivendo nel cuore della Maremma Toscana, un palcoscenico naturale che ben si adatta all’azione, al mistero, all’intrigo e alla tensione, già individuato da tanti scrittori e registi per mettere in scena le loro narrazioni, la strada poteva apparire scontata e quasi obbligata.

 

 

Sarebbe stato infatti agevole immaginare trame nere e delitti nelle strette e ripide stradine dei rioni storici di Manciano, il paese che mi ha dato i natali. Un borgo che si staglia su una collina alta quasi cinquecento metri, dalla quale incombe severo sulla valle del fiume Albegna e sulla vicina area del Tufo. Ogni terrazza panoramica del paese offre scorci naturali d’incommensurabile bellezza.

Dalla torretta della Rocca Aldobrandesca (sede del Comune) – che domina i quattro punti cardinali – lo sguardo può spaziare libero su tutta la Maremma, dalle colline interne sino al mare Tirreno, alle Isole del Giglio e di Montecristo e, nelle giornate più serene, alla lontana Corsica. Proprio per la sua strategica posizione geografica divenne nell’800 rifugio di famosi briganti (Tiburzi, Fioravanti, Biagini) e ispirò nel tempo suggestive definizioni: Manciano dalla bella insegna covo dei ladri e spia della Maremma; Manciano delle streghe, dove si va si vede. Nel territorio comunale si trovano la cascata solfurea del Mulino (o del Gorello), i resti di importanti insediamenti etruschi nei pressi di Saturnia e luoghi dai nomi inquietanti e densi di mistero, sui quali aleggiano leggende e dicerie da brivido: Botro dell’inferno, Lago scuro, Roccaccia di Montauto.

Ma, del resto, l’intera Maremma Toscana offre spunti e opportunità per creare storie ad alta tensione. Per me c’era, quindi, solo l’imbarazzo della scelta.

 

 

A pochi chilometri dal mio paese natale sorge Pitigliano, un incantevole bor-go di origine etrusca costruito sul tufo. La piccola Gerusa-lemme ha ospitato in passato una folta comunità ebraica, come testimoniato dalla sinagoga, dal ghetto, dal museo e dal cimitero dedicati a tale confessione. Un posto magico, specialmente quando la nebbia lo avvolge dando l’illusione di un luogo sospeso tra il nulla e il cielo. Un paese i cui strapiombi e viuzze sarebbero perfetti per inscenare fughe rocambolesche e atroci crimini.

 

Nei suoi dintorni e in quelli delle limitrofe Sorano e Sovana si estendono le Vie Cave, una rete di lunghi e angusti sentieri scavati nella roccia, risalenti all’epoca etrusca. Si tratta, presumibilmente, di strade cerimoniali se non addirittura sacre, che collegavano antichi insediamenti e necropoli della zona. Luoghi unici nel loro genere e di arcana bellezza, ma anche scenari perfetti per thriller psicologici ad alto tasso adrenalinico.

Per non parlare dei circa cento chilometri di splendide coste sabbiose, alternate a spiagge di scogli e ghiaia, punteggiate di sterminate pinete. Una scenografia naturale che si estende dal Chiarone, ai Monti dell’Uccellina, al Golfo di Follonica, attraversando rinomate località balneari (l’Argentario, Talamone, Castiglione della Pescaia) e affacciandosi sulle sette perle dell’arcipelago toscano.

O ancora, della placida laguna di Orbetello, dei borghi medioevali di Capalbio (denominata la piccola Atene), Magliano (il cui monumentale Olivo della Strega ha alimentato non pochi fantasiosi racconti popolari) e Massa Marittima, nelle cui vicinanze si trova il tenebroso Lago dell’Accesa. Secondo la leggenda, si sarebbe formato il giorno della festa di Sant’Anna per inghiottire i contadini blasfemi che abitavano nella zona. Inoltre, sulle sue sponde, di tanto in tanto, vengono avvistati strani animali le cui tracce si perdono però nel nulla.

E che dire dell’ameno massiccio montuoso dell’Amiata, di origine vulcanica e al centro di una vasta area geotermica. Su una delle sue cime, il Monte Labbro, David Lazzaretti – l’ottocentesco Profeta (o Cristo) dell’Amiata – fondò il movimento religioso solidaristico e sociale “Giurisdavidico”, prima di essere ucciso dai carabinieri durante una processione.

 

 

Pensando a un luogo dove inscenare un delitto, non avrei potuto non tenere conto di Grosseto, il capoluogo della Maremma. Città moderna, cresciuta su quella che un tempo fu la palude bonificata dal Granduca Leopoldo II di Toscana (detto Canapone) e che convive da sempre con la preoccupazione per le piene del fiume Ombrone. Il suo centro storico, che ha mantenuto la struttura originaria, si snoda intorno alla trapezoidale Piazza Dante (già delle Catene), dominata dalla statua di Leopoldo II e dove sorgono la Cattedrale di San Lorenzo, il Palazzo Aldobrandeschi sede della Provincia, il loggiato dei portici e, il Palazzo Comunale. E, tutto intorno, la cinta muraria medicea (tra le poche giunte integre sino ai nostri giorni), su cui svetta il cassero senese, a testimonianza della dominazione sul territorio grossetano di Siena e Firenze. Una location indubbiamente adatta per la trama di un giallo storico.

Dunque, per ambientare i miei libri in Maremma avrei avuto solo l’imbarazzo della scelta: monti, colline, mare, laghi, fiumi, parchi naturali, miniere abbandonate, un’infinità di borghi medioevali e moderni. E, soprattutto, avrei potuto sfruttare le caratteristiche della gente di Maremma: forte, schietta, talvolta brusca, ma dotata di grande umanità e di senso dell’ironia. Tutti elementi apparentemente perfetti per un thriller, se non fosse stato che per scrivere storie stimolanti e d’impatto avevo bisogno di non adagiarmi su ambientazioni familiari e di far vagare la fantasia lungo sentieri imprevedibili, così da poter ricreare atmosfere da brivido in luoghi a me sconosciuti.

E’ per questo che, sinora, Sir Alexander (Alex) Martini-Miller (il protagonista della mia trilogia di thriller), partendo dalla tentacolare Milano, si è mosso con grande abilità in contesti internazionali, lottando nei pericolosi quartieri di Belfast e smascherando sconvolgenti complotti, orditi tra gli Stati Uniti e il Medio Oriente.

A chi mi chiede se mai Alex agirà in Maremma rispondo:

Non so, ma sarebbe meglio che stesse lontano dai luoghi che amo, visto che dove passa si scoprono orribili omicidi e incombono apocalittiche catastrofi”.

 

 

 

Carlo Legaluppi


è nato nel 1957 in provincia di Grosseto. Giovanissimo, si è trasferito nel capoluogo, dove risiede tuttora. Ex Dirigente Centrale di un primario gruppo bancario, è attualmente vicepresidente dell’Associazione “Letteratura e Dintorni” di Grosseto e vicecoordinatore del Comitato promotore del Premio Letterario “Toscana”. L’autore ha finora dedicato un’intera trilogia alle avventure dell’ex capitano del SAS Sir Alexander (Alex) Martini-Miller: La ottava croce celtica – Nulla è come sembra (Alter Ego, 2016), La morte viene dal passato – Nubi scarlatte (Alter Ego, 2017) e La Nuova Inquisizione – Redde Rationem (Alter ego, 2019). I primi due hanno già ricevuto vari premi e riconoscimenti in concorsi letterari nazionali e internazionali.

 

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.