Cartaneve




Recensione di Laura Salvadori


Autore: Ferdinando Albertazzi

Editore: Risfoglia

Genere: noir

Pagine: 120

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

“Con la neve che non cade dal cielo non ci fai un fantoccio, il fantoccio sei tu”

Sinossi. Yuri, il boss, Andrea, il tecnico, Denzel e Morgan, i picchiatori; Ziyi e Libusa, le costumiste. Sono in fibrillazione i multietnici della 2C, gasatissimi dal nuovo prof di ginnastica con il pallino della regia teatrale che li ha stregati con l’idea di una recita da urlo. Per questo imbastisce il copione su quanto va accadendo ai ragazzi e intorno a loro, nella scuola media di cui sono la classe a cinque cerchi, proprio come quelli olimpici. Non per le prestazioni, nient’affatto da podio, soltanto per ricordare le etnie presenti. L’arguto e perspicace Claudio, un ragazzo con il DNA del detective, sente però puzza di bruciato: più che per la scena, quanto il prof va architettando gli sembra piuttosto una messa in scena, fumo negli occhi. In un crescente vorticoso di sorprese e nell’affermazione di valori fondanti personali e sociali, scopre infatti come la scuola sia al centro di un’operazione per inchiodare trafficanti di droga, che proprio lì hanno il loro canale sicuro per la distribuzione e lo smercio.

Recensione

Per la prima volta mi trovo a recensire un romanzo rivolto ai ragazzi. Un “noir” breve in cui realtà e finzione si mescolano così sapientemente da disorientare il lettore. Un racconto in cui, inizialmente, ho trovato, senza dover tanto cercare in verità, degli spunti pedagogici interessanti.

C’è una classe di adolescenti un po’ sgangherata, in cui sono accozzate molte solitudini diverse.

Ragazzi e ragazze che non riescono a conoscersi, che temono di svelarsi agli altri. Che rinunciano, senza neanche provarci, a fare amicizia. Ragazzi dal profitto scolastico scarso, convinti di non valere, chiusi in quell’atteggiamento tipico della pubertà in cui tutto ciò che non conosci è nemico e spaventoso. Dall’altra parte della barricata troviamo dei professori un po’ scadenti, senz’altro assenti, non interessati a scavare dentro quelle solitudini.

C’è un prof però che è diverso: è il professore di ginnastica, piovuto in quella classe rattoppata non si sa bene come e perché. Un prof con il pallino del teatro, che utilizza la recitazione come mezzo per abbattere i confini che i ragazzi hanno costruito, più o meno consapevolmente, tra di loro.

Il professore ha un ché di geniale e di misterioso e riesce a unire i ragazzi come mai prima era successo. Riesce a tirar fuori da ognuno di loro la loro singolare bellezza, le loro particolarità.

Pagina dopo pagina, tuttavia, scopriamo che “Cartaneve” non è solo un inno all’integrazione e al coraggio di conoscersi e di essere se stessi; Cartaneve” custodisce un piccolo mistero, che aiuterà il brillante Claudio  a prendere consapevolezza delle sue potenzialità e inclinazioni.

Cartaneve” è anche il racconto di un rapporto speciale fra un ragazzo e un adulto, che trovano, l’uno nell’altro, la giusta ispirazione per migliorarsi e per crescere.

Perché non è detto che a crescere sia sempre il ragazzo; a volte è proprio l’adulto che, specchiandosi negli occhi di un bambino, trova o ritrova il proprio riflesso, perduto o ormai appannato.

Trovo che la lettura di questo romanzo non sia facile per un bambino. Specialmente nella parte iniziale, le dinamiche complesse della società odierna non sono di facile comprensione.

Credo che sia auspicabile che un adulto segua il bambino nella lettura per aiutarlo a dargli la giusta interpretazione. Per aiutarlo a distinguere, appunto, la storia dei ragazzi dalla finzione, a volte cruenta, della loro rappresentazione teatrale.

Sotto la storia, l’adulto potrà indicare al ragazzo la morale. Che, come ho detto, non è facilmente distinguibile.

Certo è che per chi, come me, è cresciuto con i classici della letteratura per i ragazzi, non sarà facile incasellare questo romanzo.

Ma i tempi cambiano. E anche noi grandi (adulti? Stagionati? Matusalemme? Vecchi?) dobbiamo resettare la nostra testa per stare al passo con questi adolescenti, che dietro alle loro insicurezze e alle loro “realtà virtuali” spesso ci sorprendono quanto a sensibilità, immediatezza e intuito.

 

Ferdinando Albertazzi


Torinese di Bologna, scrittore e giornalista, Ferdinando Albertazzi è firma di riferimento per le Avventure di Camilla (Battello a Vapore), una serie per i bambini tradotta in diversi Paesi, e per i gialli-noir mirati ai ragazzi (tra cui Scomparso uscito per Electa e vincitore del Premio Biblioteche di Roma 2017 ). Su Tuttolibri, inserto settimanale del quotidiano La Stampa, tiene una rubrica di letture per bambini e ragazzi; collabora, inoltre, con il periodico il Pepeverde e al mensile MondoErre.