C’è una casa nel bosco




Recensione di Francesca Mogavero

Autore: Serena Venditto

Editore: Homo Scrivens

Pagine: 178

Genere: commedia gialla

Anno Pubblicazione: 2015

 

 
 

 

 

 

Ci eravamo lasciati con un’Aria di neve, quel pizzicorino non ben localizzato che ci segnala che c’è un dettaglio fuori posto, stonato, o, al contrario, che sta arrivando qualcosa di bello e di nuovo, inaspettato come un vorticare di fiocchi di cristallo a primavera o una scorpacciata di zuccheri oltre l’orario della merenda.E ci eravamo immersi in un tornado di colori accostati con gioia e fantasia da coinquilini strampalati, speciali e con le vibrisse. Anche in C’è una casa nel bosco, il secondo romanzo che Serena Venditto dedica ai 4+1 di Via Atri 36 c’è la neve.

Ci sono gli amici di sempre, tra relazioni che si approfondiscono, fantasmi del passato, fraintendimenti e risate, ed è come se li avessimo salutati solo la sera prima dopo una cena a base di piatti italo-americani-giappo-nigeriani, chiacchiere e litri di caffè.E c’è, di nuovo e per fortuna, una mescolanza di colori: bagagli chiassosi, troppo ripieni, in una macchina troppo piccola, fruscianti e traslucide vesti da cerimonia, cime di sempreverdi congelate nell’inverno molisano, disegni variopinti e rosso, tanto rosso. Una nuance forse inappropriata a un banchetto di nozze, ma che, unita a una penna gialla, acuta, brillante e sempre più matura, crea la sfumatura perfetta per una lettura godibile e originale.

Insomma, l’avrete capito: questa volta Ariel, Malù, Kobe, Samuel e l’immancabile, peloso Mycroft sono invitati alle nozze di Alice e Damiano nella romanticamente tragica, cinematografica e suggestiva Villa Esther, magione della facoltosa e perfetta famiglia Latorre. Nozze decembrine, nozze scandite e organizzate nei minimi particolari, nozze… con delitto!

Non vi rivelerò nulla di più a proposito della trama, salvo che, complici un agitato mare di alberi, smottamenti tellurici e di cuore e psicologia felina quanto basta (e non è mai abbastanza!), l’autrice rivivifica il leitmotiv dell’enigma della camera chiusa, dando vita a un intreccio ben congegnato in cui nulla è come sembra e l’essenziale, forse, è invisibile (o solo camuffato) agli occhi. Ma non allo sguardo attento e vispo di un gatto nero.

 
 

 
 

Serena Venditto


Serena Venditto è nata nel 1980 a Napoli, dove lavora al Museo Archeologico Nazionale. Ha esordito con la commedia Le intolleranze elementari (Homo Scrivens, 2012).