GIOVANI DETECTIVES LEGGONO






Titolo: Chi ha incendiato la biblioteca?
Autore: Anna Lavatelli
Illustratore: Cecco Mariniello
Genere: letteratura per ragazzi
Pagine: 48
Editore: Interlinea, 2014
Collana: Le rane
Costo: 8 euro

 

Anna Lavatelli  (www.annalavatelli.com) è una scrittrice da Premio Andersen. E non solo perché il più prestigioso riconoscimento italiano l’ha vinto, anche come “autrice completa”. Ma proprio perché si conferma ogni volta, e anche a distanza di tempo, una penna attenta e acuta, capace di interessare, coinvolgere, stupire ed emozionare. E di vedere “più in là”.

 

 

Il suo “Chi ha incendiato la biblioteca?” è stato ripubblicato, con una nuova copertina (sempre di Cecco Mariniello) tre anni fa da Interlinea, dopo la prima pubblicazione della stessa casa editrice novarese del 2004 che aveva a sua volta seguito la primissima apparizione del racconto per La Bibliografica quando le edizioni milanesi avevano una collana chiamata “La biblioteca illustrata” che quale condizione per la pubblicazione al suo interno aveva che le storie narrate si svolgessero, appunto, in biblioteca.

Come accade in questo racconto del mistero della scrittrice di Cameri, che ancora oggi, a distanza di una quindicina d’anni dalla sua scrittura, si dimostra di un’attualità sconvolgente, sempre narrata sul filo dell’ironia e del gioco, ma che induce naturalmente a riflessioni profonde.

Il libro è consigliato per una fascia d’età tra gli 8 e i 12 anni, ma come spesso accade quando racconti definiti “per l’infanzia” sono scritti bene e con passione, può essere ampiamente apprezzato anche da un pubblico adulto.
Il tutto si muove da un incendio notturno nella biblioteca, frequentata soprattutto da bambini e da un paio di anziani, nella via Canigatti a Milano. Incendio domato dai vigili del fuoco, tra cui il simpatico e brillante Guglielmo dal “bel profilo greco” che lo fa assomigliare quasi a “Ulisse sulle rovine fumanti di Troia”.

Nella disperazione della bibliotecaria Giovanna, che ha fatto di tutto per attirare bambini nella sua biblioteca, parte un’indagine che porta alla classe della maestra Angela che, quando legge, sembra quasi far apparire le scene dei libri davanti ai suoi alunni, e nelle case del signor Luigi e della signora Teresa, con i loro sguardi aperti sul significato dei libri. Fino a smascherare un colpevole che vorrebbe che i bambini leggessero di meno e si dedicassero di più a qualcosa di meno interessante.

Ma sono i libri i veri eroi della storia, libri che si animano e aiutano a domare le fiamme, ma anche a dare la soluzione del giallo e a incastrare il colpevole.

A SCUOLA

Il libro già da sé invita a cimentarsi con la scrittura, invitando nelle sue ultime pagine i lettori a divertirsi con gli acrostici, i componimenti in cui le prime lettere di ogni verso, lette in fila, danno una parola di senso compiuto.
Ma l’utilizzo che a livello didattico può essere fatto di questo “Chi ha incendiato la biblioteca?” non si esaurisce qui. Il libro è ricco di giochi di parole, invita a scoprire i mestieri diversi, ad avventurarsi tra i classici della letteratura per ragazzi, oltre che a mettere in guardia dallo sfavillio di intrattenimenti che poco portano allo sviluppo vivace della mente e molto invece possono diventare un rischio se non si presta la dovuta attenzione.


 

DUE PAROLE CON L’AUTRICE

Anna Lavatelli, premio Andersen 2005 come miglior scrittrice dell’anno e i cui libri hanno più volte conseguito ambiti riconoscimenti nel panorama della letteratura per bambini e ragazzi, è una delle più affermate scrittrice per l’infanzia. Ha insegnato per anni lettere e molte sue opere sono tradotte in lingua spagnola

 

 

1) Anna, in questo “Chi ha incendiato la biblioteca?”, pur senza svelare troppo per non rovinare il “giallo”, sono contenuti però temi che, seppur scritti oltre quindici anni fa, si rivelano di grandissima attualità, anche a livello sociale. Ma è vero allora che gli scrittori riescono a vedere “in là”?
In alcuni casi forse sì. E qui è vero, ci sono veramente temi ancora molto attuali. Anche perché adesso c’è, a differenza di quando il libro è stato pubblicato la prima volta, una maggiore interattività e interazione con i mezzi e con altri che questi mezzi li utilizzano. E a volte a uno scrittore succede di riuscire a immaginare le implicazioni di un problema, e così facendo di moltiplicare quelle che possono essere le problematiche. Ci sono trasformazioni sociologiche legate a opportunità che possono diventare, appunto, problematiche.

 

2) Lei ha insegnato a lungo. C’è qualcosa che inserirebbe nei programmi scolastici se fosse ministro dell’istruzione?
Ah, se fossi stata un ministro della pubblica istruzione avrei introdotto un’attività di formazione sul riconoscimento delle cosiddette “bufale”. Per il gusto della sfida. Per mostrare il lato maligno di questa cosa, ma attraverso un gioco di intelligenza, come se i ragazzi diventassero esploratori a caccia di “bufale” per potersi difendere e distruggerle con una risata. I ragazzi, e anche molti adulti, utilizzano oggi strumenti che hanno a disposizione con molta ingenuità, pensiamo a certi usi di facebook, per esempio, quando ci si mette in pubblico come se tutti quelli con cui condividiamo un post fossero amici con cui confidarsi. Occorre trovare le modalità per vedere gli eventuali pericoli. Si tratta sempre di che utilizzo facciamo degli strumenti che abbiamo a disposizione.

 

3) In “Chi ha incendiato la biblioteca?” i libri aiutano a risolvere il mistero, ma anche a limitare i danni dell’incendio. Crede che anche oggi, a distanza di anni da quando ha scritto questo racconto, i libri possano salvarci?
Sì, nel senso prima di tutto del bisogno che è insito nel Dna umano di ascoltare la narrazione. Quando prendi un libro e lo leggi in pubblico si crea subito silenzio ed è una cosa meravigliosa, nonostante ci siano altri mezzi più fascinosi. C’è un desiderio umano di ascoltare. E poi una risorsa che possono offrire i libri è l’individualità: a parte casi “abominevoli” di scrittura secondo modelli, con regole dove a volte non c’è neppure la voce dell’autore, di solito i libri un autore ce l’hanno, dunque hanno un pensiero, una vita, opinioni, punti di vista di persone. C’è un approccio dell’autore verso la vita, in base alla scelta del tema ci dice qualcosa di chi questa storia la racconta. Ci sono sguardi diversi che non hanno la pretesa di volerti convincere. Un libro, una testa, un pensiero.

 

4) “Chi ha incendiato la biblioteca?”, “Il giallo del sorriso scomparso”, “L’enigma della torre”: lei ha scritto diverso libri “misteriosi” e gialli. Come mai si è dedicata anche a questo genere?
In quel periodo avevo letto molti libri gialli e avevo pensato di proporre libri ai ragazzi secondo una struttura per codificata, pur stravolgendola un po’. Era un’opportunità di creare una situazione misteriosa dove non sempre c’era un colpevole, almeno in “Il giallo del sorriso scomparso”. L’azione del sospettato, a volte, è per un buon fine e dunque ciò che sembra alla fine non è. “L’enigma della torre”, invece, è un vero e proprio giallo, con due “apprendisti poliziotti” che frequentano la terza media. Ma in tutti c’è sempre la voglia di stimolare la creatività anche attraverso l’elemento ironico.

Anna Lavatelli

 A cura di Sara Magnoli

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