Come il paradiso…




Come il paradiso, come la morte

Recensione di Amanda Airola Rossa


Autore: Matthew Neill Null

Editore: Bompiani

Traduzione: Milena Sanfilippo

Genere: Narrativa / Storico

Pagine: 320

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

Sinossi. Una terra vergine, una compagnia che la sta dissanguando, uomini che vivono in branco come lupi, pronti a scatenare una rivoluzione: Neill Null firma un esordio che nel tratteggiare un disastro ecologico ante litteram ci parla di luoghi crudeli, dentro e fuori di noi, con voce lirica e potente. Una foschia azzurra inonda la vista di un manipolo di soldati impegnati nella guerra di secessione americana: è il mare di rilievi e crinali del West Virginia, con le sue foreste inviolate. Anni dopo, finita la guerra, tre di loro decidono di tornare per dar vita alla Cheat River Paper & Pulp Company. Sono privi di scrupoli, induriti dal passato, decisi ad avere successo. Abbattendo alberi e sfruttando uomini.Quando il giovane Cur Greathouse, costretto a lasciare la fattoria in cui è cresciuto per evitare l’ombra di uno scandalo, approda nella compagnia vi trova una nuova, improbabile famiglia; ma il lavoro è durissimo, il valore dei compagni si misura secondo le colonne dei libri mastri e voci sempre più insistenti di uno sciopero scivolano di branda in branda. In un tempo scandito dalle frustate della miseria e dai tonfi sordi degli abeti rossi che cadono, Cur incontra il ministro di una congregazione allo sbando, un venditore ambulante siriano che sogna di aprire un vero negozio, una donna slovena oppressa dal marito che trova il suo riscatto tra le fila del sindacato: uomini e donne che mettono in discussione l’integrità e la lealtà del ragazzo in un mondo di frontiera dove l’unica vera legge è quella del più forte.

 

 

Recensione

Un romanzo che racconta l’inizio del ’900 in un’America in fermento, uno stato che ha da poco superato una guerra sanguinosa, le cui ferite non si sono rimarginate. Uno stato popolato da uomini duri, forgiati da fatica e sangue, che hanno un solo sogno: riscattarsi.

Uno spaccato di una piccola società, una cittadina sperduta nel West Virginia in cui nessuno si stabilisce per scelta, un luogo desolato e dimenticato da Dio, in cui verremo accerchiati da un manipolo di personaggi davvero unici. Uomini senza scrupoli che cercano in ogni modo di arrivare vivi al giorno di paga. Donne calpestate dai mariti che non si crogiolano in un futile dolore, ma che anzi cercano in ogni modo di guadagnarsi un pezzetto di serenità, sotto qualsiasi forma essa si presenti, anche se questa forma fosse la pazzia.

La narrazione è un’altalena di punti di vista, tanto da farci credere che non esista un vero protagonista, ma che ogni uomo sia egualmente importante nella storia. Ben presto ci renderemo conto però che un vero protagonista c’è ed è così ingombrante che paradossalmente finisce per passare inosservato, ed è la terra. Una terra che accoglie le sventure degli uomini per poi giocarci come se fossero pedine. Una terra che si impregna di sangue e storia, perché sarà la terra, alla fine, l’unica a restare per sempre mentre ogni uomo è destinato a scomparire.

Un romanzo di lotte: lotte per il potere, lotte per l’amore di una donna e della patria, lotte per raggiungere l’eguaglianza e i diritti a un lavoro onesto e dignitoso. Assistiamo alla nascita dei primi sindacati, pregni di ideali e altrettanti fallimenti, perché unire gli uomini sotto a un’idea è da sempre una cosa molto difficile.

Una scrittura cruda, senza fronzoli ma allo stesso tempo molto evocativa. I luoghi e la quotidianità dei lavoratori vengono descritti così bene che sembra di essere un invisibile osservatore in mezzo a tutti loro. La durezza del lavoro di taglialegna è palpabile, la sofferenza che porta l’uomo ai più basilari istinti è così vivida che anche quando vengono compiuti i peggiori gesti il lettore si sente quasi in dovere di giustificare il personaggio del momento.

Un libro che consiglio, non solo per l’abile dote narrativa o per la bellezza della storia, ma soprattutto perché è una finestra su uno spaccato di storia che ancora non avevo visto, raccontata in una maniera così originale, in un modo così abile da far apparire allo stesso tempo tutto così importante e inutile, proprio come la vulnerabilità dell’animo umano, che cambia al cambiar del vento.

 

 

 

Matthew Neill Null


Matthew Neill Null, nato in West Virginia, ha vinto il Joseph Brodsky Rome Prize dell’American Academy of Arts & Letters, il Mary McCarthy Prize e l’O.Henry Award. Questo è il suo primo romanzo.

 



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