Come un giovane uomo




Recensione di Carola Di Giovanni


“Come un giovane uomo” è uno dei dodici candidati al “Premio Strega”.

Autore: Carlo Carabba

Editore: Marsilio

Pagine: 176

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

SINOSSI: Due eventi segnano una giornata che Carlo ricorderà per sempre: dopo anni di attesa la neve cade finalmente su Roma. La gioia fanciullesca di questo evento viene quasi completamente cancellata da una terribile notizia: Mascia, l’amica di una vita, ha avuto un incidente ed è caduta in coma.

 

 

RECENSIONE:

Il romanzo ci porta a seguire i pensieri e le riflessioni di Carlo, dalla vista della neve tanto desiderata, alla notizia del terribile incidente di una delle sue amiche più care. Da qui inizia una “discesa agli Inferi”, un lungo confronto con se stesso che lo porterà ad affrontare molte situazioni e contraddizioni.

Il suo dolore privato si scontra con un mondo di relazioni e consuetudini sociali che lo porta costantemente a riflettere sulle sue azioni, sulla naturalezza e l’ipocrisia di esse, su cosa conviene fare, sul rispetto per il dolore degli altri, di quelli che più amavano ed erano amati dalla defunta.

Con questo si giustificherà per il rifiuto di vedere il corpo inerme di Mascia nel letto d’ospedale, per la sua assenza alla veglia e al funerale, dovuta all’incombenza di firmare un contratto di lavoro.

Una ricerca affannosa di pretesti, di scuse e costruzioni, per evitare di affrontare una situazione difficile. Tutto ci porta a focalizzarci su una verità: il lutto ha poco a che fare con i morti, ma colpisce i vivi, che restano col peso di questa perdita, dei ricordi che fa riaffiorare, ma soprattutto con il dovere del lutto, l’obbligo di provare dolore e mostrarlo nel modo che più si conviene.

Ma Carlo partirà da Mascia per riflettere soprattutto su se stesso. La narrazione, infatti, si presenta come un monologo interiore, in cui il protagonista lascia lungo la via stralci della sua vita privata e della sua storia. Il monologo imita lo stile proustiano, con periodi molto lunghi e complessi, che però, per mio gusto personale, appesantiscono e conferiscono un aspetto affettato, faticando a rendere a pieno l’intimità di una persona.

Molti sono i riferimenti culturali: passando dalla cultura pop – Lost, Eta Beta, Willy il Coyote, ecc. – alla Bibbia e alla letteratura; riferimenti che mostrano l’elasticità della cultura dell’autore e ci danno una maggiore idea di quotidianità e vita vissuta.

 

 

Carlo Carabba


Carlo Carabba è nato a Roma nel 1980, viene da studi filosofici e ha pubblicato articoli su Francis Bacon, Thomas Hobbes e la monografia La prima traduzione francese del “Novum Organum” (Olschki 2011). È stato coordinatore della rivista Nuovi Argomenti, e attualmente lavora per Mondadori. Ha scritto le raccolte di poesie Gli anni della pioggia (peQuod 2008, premio Mondello per l’Opera Prima) e Canti dell’abbandono (Mondadori 2011, premio Carducci e premio Palmi). Un suo racconto è incluso nell’antologia “best off” Ogni maledetta domenica (a cura di Alessandro Leogrande, minimum fax, 2010). Il suo primo romanzo è Come un giovane uomo (Marsilio, 2018)



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