Il delitto del luogo: Cristiana Astori e Torino




 A cura di Giusy Giulianini

Cristiana Astori ci guida attraverso le atmosfere sospese e inquietanti della sua Torino, protagonista dei primi tre romanzi dell’autrice, la cosiddetta Trilogia dei colori (Tutto quel nero, 2011; Tutto quel rosso, 2012; Tutto quel blu, 2014, editi tutti nella collana Il Giallo Mondadori). E’ una città rivisitata attraverso gli occhi da cinefila di Cristiana, una città che dà corpo agli incubi argentiani ma anche all’orrore visionario di David Lynch. Una città che somiglia al reale, ma se ne discosta in misura incolmabile. A fare la differenza è l’abisso dell’immaginazione.
 

 

 

 

Tutte quelle location

 

“La malia della piazza l’avvolse in un sospiro spettrale. I palazzi squadrati e imponenti si affacciavano sulla fontana in un gioco di luci e di ombre e le linee nette e scure dell’austero colonnato proiettavano sull’asfalto un senso di vuoto e d’assenza. Le grate geometriche accanto alla statua la scrutavano come occhi celati in una gabbia. Quelle architetture surreali avevano un forte richiamo esoterico. Un’intuizione scomoda le graffiò la mente: forse non era stato Argento a scegliere quella piazza per girare Profondo Rosso, ma era stata la piazza a scegliere lui.”

(da: “Tutto quel rosso” di Cristiana Astori, Giallo Mondadori, dicembre 2012)

 

 

Foto di  (Ettone photography)

 

Fin da quando ho cominciato a raccontare le prime storie, la mia scrittura si è sempre ispirata alle immagini, a quelle che colgo nella vita quotidiana e in quella interiore, ma anche ai fotogrammi e alle scene di certi film che restano impigliati nel mio immaginario.

Era impossibile dunque che molti angoli di Torino, la città in cui ho studiato all’Università e a lungo frequentato, non potessero influenzarmi, in quanto determinati luoghi torinesi rimandano direttamente a una delle mie pellicole preferite: Profondo rosso di Dario Argento.

 

 

Piazza CLN

Infinite volte mi capita di attraversare Piazza CLN (ndr, Comitato di Liberazione Nazionale) e sempre la famosa scena dell’omicidio della medium prende vita dinanzi ai miei occhi, anche solo per qualche istante, come un flashback tagliente e crudele.

Molti posti di Torino riecheggiano infatti il cinema del Maestro, e non soltanto quelli che sono stati da lui utilizzati come location, quali Villa Scott, il Cimitero Monumentale, il Caffé Mulassano, la suddetta piazza… l’atmosfera argentiana si respira in ogni angolo, sotto i portici alti e squadrati, gli abbaini spalancati come occhi, le architetture surreali e abbaglianti, quasi dechirichiane.

 

 

Cimitero Monumentale

 

L’ispirazione per i miei primi tre romanzi mi è stata dunque fornita dall’atmosfera di una città a cui sono molto affezionata e che sembrava premere per diventare protagonista di infinite storie, ma più che di un luogo reale si tratta di un luogo dell’anima… o meglio, in questo caso, dell’anima nera.

Pensando alle Città invisibili di Calvino, ogni luogo ha una sua soggettività: infatti le città raccontate, come qualsiasi altro luogo, sono filtrate della nostra invenzione narrativa. Come diceva Jessica Rabbit, “non sono cattiva, è che mi disegnano così”, dunque anche la Torino personaggio da me creata, è un aspetto di quella città immaginaria in cui vive Susanna Marino, e che di quella reale, ne riprende soltanto alcune sfumature da me selezionate.

 

 

Villa Scott

 

Vi sono poi location nei miei romanzi che possono apparire decisamente realistiche ma sono immaginarie.

Il Blue Velvet, per esempio, ovvero il locale frequentato dalla mia protagonista e dagli altri personaggi della sua saga, non esiste nella realtà: me lo sono inventato di sana pianta, mixando le caratteristiche di alcuni locali dei Murazzi torinesi, ma anche jazz club berlinesi visitati a diciotto anni con l’interail, contaminati con un pizzico di Rick’s Cafè di Casablanca, il locale di culto per antonomasia di ogni cinefilo.

Alcuni pensano che l’insegna Blue Velvet sia una semplice citazione di Velluto blu, tra l’altro il mio film preferito di Lynch, ma il riferimento è doppio. Il nome ammicca anche al Blue Bar di Profondo rosso, quello in cui Carlo si ubriaca poco prima di assistere all’omicidio della medium… locale immaginario che non a caso Argento ha totalmente ricostruito in un angolo vuoto di Piazza CLN.
Non stupisceinfatti che lo stesso posto si trasferisca all’improvviso anche a Budapest: il Blue Velvet nelle mie storie è una sorta di limbo dark in cui si incontra gente strana che ci coinvolge in folli avventure. Questo del locale equivoco in cui si fanno incontri e si concertano piani è un archetipo presente in gran parte dei noir, e nelle mie storie ho voluto rivestire tale archetipo di un guscio realista, che è ancora una volta la Torino che ho vissuto.

Mi colpisce sempre quando un lettore mi scrive e mi dice di aver visto un locale identico al Blue Velvet, con la certezza che sia stato proprio quello a ispirarmi: mi colpisce perché tale locale non esiste, ma soprattutto perché in quell’istante le nostre soggettività si sono incontrate, ed entrambi ci siamo ritrovati in un posto lontano eppure vicino, e che, nonostante le mille sfumature, rimane comunque unico: l’Universo di Susanna.

 

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.