Cucinare un orso




Recensione di Cristina Marra


Autore: Mikael Niemi

Traduttore: Alessandra Albertari e Lucrezia Scali

Editore: Iperborea

Genere: narrativa

Pagine: 507

Anno di pubblicazione: 2018


 

 

 

Sinossi. Corre l’anno 1852 e nel profondo nord della Svezia tuona la parola di Laestadius, carismatico pastore di origini sami che ha fondato un rivoluzionario movimento spirituale in lotta con le autorità libertine del distretto. Al suo fianco Jussi, un ragazzo lappone dal tragico passato che lui ha accolto e istruito come un figlio ma che tutti chiamano con timore e disprezzo “noaidi”, lo sciamano. La tensione tra il pastore e i suoi nemici sale quando una giovane serva viene trovata morta nella foresta. Il giudice Brahe dichiara subito che è stato un orso, ma Laestadius, che è anche un esperto botanico, abituato a osservare i più minuziosi dettagli del paesaggio, trova diverse tracce riconducibili a un assassino. Uomo di fede e di ragione, letterato e biologo teso a indagare la natura quanto l’anima per elevare lo spirito umano, il predicatore si fa ingegnoso detective per ricercare la verità, mentre il male che vi si annida travolge sempre più Jussi – il diverso, l’indifeso, il capro espiatorio designato – facendo vacillare ogni fiducia nella giustizia umana e divina. Le atmosfere del “Nome della rosa” rivivono in questo romanzo ispirato da un personaggio storico che attraverso l’istruzione e il potere della parola scritta ha cercato di dare voce e riscatto alla bistrattata minoranza sami.

 

 

Recensione

E’ facile accusare di omicidio chi non può difendersi e lo è ancora di piu’ se il colpevole è considerato un orso, uno dei tanti esemplari che vive nei boschi della Lapponia svedese e che, a detta del giudice distrettuale Brahe è il colpevole dell’aggressione e della morte della giovane serva Hilda. L’unico a opporsi all’ottusa decisione del giudice è Laestadius, pastore, fondatore del movimento spirituale “Il Riveglio” e studioso di botanica.

E’ la seconda metà dell’Ottocento e nella piccola comunità di Kengis, il pastore è una figura rispettata, temuta e anche contrastata per il suo approccio alla vita con lo sguardo del religioso e dello scienziato. Basta poco all’intuitivo e osservatore Laestadius per capire che a infierire sulla giovane donna è stata una mano umana.

Ispirato e dedicato alla figura di Lars Levi Laestadius, pastore di origine sami che ha contrastato le autorità libertine del suo distretto, e ha usato la cultura e la diffusione della scrittura e della lettura per riscattare la minoranza sami, il romanzo “Cucinare un orso” di Mikael Niemi indaga strane e violente aggressioni e morti grazie alle capacità investigative del pastore.

Niemi, cresciuto vicino alla vecchia canonica di Pajala dove Laestadius visse con la famiglia fino alla sua morte nel 1861, ripercorre tappe decisive della carriera del pastore soffermandosi su scene di vita familiare e affiancandogli la figura del giovane Jussi, un trovatello che prende il posto del figlio perduto prematuramente.

Il pastore diventa un maestro per il giovane Jussi che era cresciuto da “vagabondo per valli e boschi di betulle, attraversando rade distese di pini e affondando gli stivali nel terreno melmoso degli acquitrini”.

Si sentiva a suo agio in quel paesaggio, ma fu il pastore a insegnargli a vedere con altri occhi, quelli della conoscenza, la flora e la fauna. Jussi deve tutto al pastore, la sua esistenza e l’essere stato registrato nel libro parrocchiale quando lo raccolse dalla strada “coperto di lividi e ferite” e con lo stomaco vuoto e gli aprì le porte della sua casa insieme alla moglie Brita e se “il pastore era la corteccia di betulla che si incendiava all’istante”, la donna “era il ceppo che ardeva per ore sotto la cenere, salvando la la vita al viandante esausto e infreddolito nelle lunghe notti invernali”. Laestadius lo “creò alla vita, legò a una comunità con i suoi piccoli ghirigori sinuosi” e gli insegnò a leggere e scrivere.

Quando “al villaggio si diffusero paura e sconforto” e per ordine del giudice si organizzarono le battute di caccia all’orso cominciate “nell’istante in cui era stata annunciata la ricompensa”, il pastore, insieme a Jussi cominciò la sua indagine basata sull’osservazione , la deduzione e la conoscenza scientifica.

Un pò Holmes e un pò padre Brown, il pastore si batte con la parola per convincere il giudice che il male sta attecchendo nel villaggio e che ha fattezze umane. La cattura e uccisione dell’orso non frena le aggressioni e i crimini contro gli abitanti del villaggio continuano a verificarsi. Il giovane Jussi, sempre al fianco del pastore, non è ben visto dalla comunità che lo definisce una sorta di sciamano malefico ma nonostante tutto cerca di integrarsi e di fare colpo sulla giovane Maria, e dietro la guida del suo maestro apre il cuore alla conoscenza e anche all’amore che non gli nega sofferenze, tentazioni e tormenti.

Raccontata in gran parte da Jussi, la storia mescola i momenti di formazione del giovane con i vari stadi raggiunti dall’indagine e i mutamenti climatici di una zona in cui la natura alterna silenzi a urli.

Niemi crea un personaggio di investigatore che attinge dalla realtà e lo rende unico e particolare con l’efficacia della sua narrazione fluida e colta che si sofferma su ricerche e riflessioni dell’uomo in lotta contro il Male. Niemi rende attuale la realtà sociale ottocentesca della piccola comunità, e le problematiche politiche miste a superstizioni e credenze attraverso gli occhi del giovane Jussi. Su tutto prevale il sentimento dell’amore quello tra padre figlio, tra amanti, fino a quello piu’ intimo e intenso verso il Creatore e la conoscenza. Il pastore si rivela una figura tenace che contrasta il male e cerca di estirparlo sin dalla radice quando sembra di avere preso il sopravvento.

La narrazione di Niemi non lascia respiro e il romanzo, diviso in quattro parti introdotte da versi poetici, ha settantacinque capitoli che scorrono veloci. Se nelle descrizioni e nelle ricostruzioni attinge dalla storia e dalle tradizioni svedesi dell’epoca ottocentesca, per quanto riguarda la figura dell’investigatore e del suo

 

 

 

Mikael Niemi


Nato nel 1959 a Pajala, cittadina svedese al confine con la Finlandia, Mikael Niemi ha raggiunto il successo con Musica rock da Vittula. Il romanzo, vincitore del Premio August nel 2000, ha superato le 700.000 copie ed è diventato uno dei romanzi più amati e letti in Svezia negli ultimi anni. Iperborea ha pubblicato anche Il manifesto dei cosmonisti, L’uomo che morì come un salmone e La piena.