Dimenticare






(Recensione di Maria Sole Bramanti)


Autore: Peppe Fiore

Editore: Einaudi

Pagine: 192

Genere: Narrativa/Noir

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

Portarsi dentro il margine, invece di superarlo… forse è questo il centro di “Dimenticare”.

Il romanzo di Peppe Fiore non è facile da recensire, perché ha dentro tante cose, tanti piani di lettura, moltissime sfumature dalla narrativa al noir, e oltre…

Ognuno ci troverà ciò che vuole/può/crede/sente…

Per quanto mi riguarda, ho trovato profondità, introspezione, sensibilità e un modo malinconico di affrontare il mondo e se stessi che personalmente amo molto.

Peppe Fiore ci racconta una vita, tante vite. Il personaggio principale è Daniele che seguiamo in vari momenti della sua esistenza; Daniele si racconta, si scopre, piano piano… solo alla fine, fa capire davvero chi è, cosa si porta dentro.

E attraverso gli occhi di Daniele conosciamo molte altre persone, ognuna con un mondo così particolare dentro di sé.

Che poi, particolare forse non è la parola adatta perché tutte le persone che troviamo in questo romanzo sono persone normali, non ‘personaggi’; sono le persone che incontriamo nei bar, per le strade, nelle scuole, tutte molto restie ad aprirsi (con l’esclusione, forse, di Cristiano, che vediamo crescere e sbocciare), chiuse nelle sfumature della loro vita normale, malinconica.

Tante cose mi hanno colpito di questo romanzo; in particolare il modo in cui Peppe Fiore sviluppa la trama: aggiungendo man mano piccoli pezzi alla storia di Daniele e di Franco, suo fratello. Noi lettori ricostruiamo la storia di questa famiglia solo piano piano, e solo piano piano riusciamo a comprendere la scelta di Daniele.

Leggendo, a volte, ho avuto la sensazione di non capire, che ci fosse qualcosa che non tornava nella trama. E invece no, alla fine, tassello dopo tassello, si capisce tutto, ahimè!

Lo stile e il racconto partono quasi con freddezza, crudi, ma poi si ammorbidiscono, e ti entrano dentro. Finché, alla fine, capisci tutto e apprezzi ancora di più le pagine che hai letto e non vorresti abbandonarle mai, anche perché lo senti che quel finale ti lascerà, inevitabilmente, con l’amaro in bocca.

All’inizio del romanzo Daniele fa pulizia nel vecchio bar della sciovia e gli sembra solo di creare più caos. Proprio come il caos che ha dentro di sé…
E il biliardo ammaccato, in mezzo a quel bar, è un po’ come il mostro che si porta dentro, il mostro che ha cercato di allontanare scappando in Messico (anche se poi il Messico è il Monte Penne…), ma che resta comunque lì, in quel bosco di elfi, spettri e orsi.

Oltre a tutto questo, ci sono tante belle immagini in questo libro: i due cedri ‘fratelli’, il cane giallo, il mare… e poi queste improvvise gocce di ‘bel parlare’, che amplificano l’attenzione del lettore e donano una raffinatezza di cui ogni tanto, davvero, si sente il bisogno!

E poi c’è il titolo, “Dimenticare”…
Eh, come si fa a dimenticare?

 

 

 

Peppe Fiore è nato a Napoli nel 1981 e vive a Roma, dove affianca alla scrittura di romanzi la professione di sceneggiatore. Ha pubblicato, fra gli altri libri, “La futura classe dirigente” (minimum fax, 2009) e “Nessuno è indispensabile (Einaudi, 2012)