Era tutta un’altra storia




Recensione di Maria Sole Bramanti

Autore: Håkan Nesser

Traduzione: Carmen Giorgetti Cima

Editore: Guanda

Pagine: 528

Genere: thriller

Anno Pubblicazione: 2010

 

 

 
 
 
 
 
 
 

“Io non sono come gli altri. E non voglio esserlo” Si apre così, questo splendido romanzo di Håkan Nesser, secondo capitolo dedicato all’ispettore Barbarotti, in cui il ‘nostro’ si ritrova a condurre un dialogo a senso unico con l’assassino.
Questo caso sembra privo di ogni motivazione logica e metterà la squadra investigativa in seria crisi, soprattutto Barbarotti, già alle prese con grandi stravolgimenti della sua vita familiare, che lo attraggono e lo distraggono dall’indagine.

“Dietro ogni crimine c’era una storia, ed era quello che si trattava di scoprire. Era in quello che consisteva quasi tutto il lavoro d’indagine, nel rendere visibili i presupposti. E nell’andare all’indietro, sempre all’indietro, alla ricerca del momento decisivo”

È il colpevole ad accompagnare il lettore alle radici di questa storia, delle sue motivazioni e dei suoi presupposti, offrendogli un punto di vista privilegiato rispetto a quello della polizia. Fino al sorprendente finale che, come nel precedente capitolo della serie, trova le sue spiegazioni nell’ “inquietudine interiore” che fa parte di ogni essere umano.
È proprio questa la grande capacità di Nesser, quella di partire da ‘una storia semplice’ come è quella di un assassinio, per far riflettere il suo lettore su come ogni persona affronti in modo diverso la vita, su come ognuno di noi traduca a suo modo gli eventi, arrivando ad esserne profondamente trasformato e segnato.
In questo romanzo, come ne “L’uomo senza un cane”, il protagonista assoluto è l’assassino. Barbarotti è solo una pedina: pedina dell’autore, pedina dell’assassino e pedina della trama e della vita; su quest’ultima, però, finalmente, riesce a prendersi qualche rivincita, ritrovando, infine, un po’ di serenità.
Il suo dialogo con Dio continua, e Dio è notevolmente in vantaggio: che Gunnar sia costretto, alla fine dei conti, a credere in Lui?
Al di là della trama (avvincente) e dei protagonisti (come sempre molto ben inquadrati) è davvero molto interessante lo stile di scrittura di questo autore: la prosa scorrevole e i dialoghi perfetti sono accompagnati da una piacevole ironia di fondo, nonché da una forte autoironia verso se stesso e verso il ruolo dello scrittore; eccone un lampante esempio:
“… Barbarotti si piazzò accanto alla finestra, a guardare fuori. Gli sbirri in gamba lo facevano sempre, nei libri. Sbirciare attraverso le lamelle delle veneziane su una Parigi grigia di pioggia oppure su un cielo color vermiglio con qualche promessa di neve a Göteborg”.

Nesser è molto bravo anche nella chiusura; lascia al lettore la necessità (badate bene, necessità e non semplice voglia) di leggere il prossimo libro; non perché il crimine non sia svelato, ma perché c’è tanto altro rimasto in sospeso, nella vita del nostro detective e dei suoi colleghi, che è indispensabile leggere ancora.

Cosa ho imparato:

se uno scrittore è bravo, può farti credere qualsiasi cosa!

La mia frase preferita:

“È pazzesco come possa vivere la gente, quando si sbircia un po’ dietro la facciata”

 

 

 

Håkan Nesser


Håkan Nesser – (Kumla, 21 febbraio 1950) è uno scrittore svedese di romanzi polizieschi. Ha insegnato lettere in un liceo, ma dopo il successo ottenuto dai suoi primi romanzi si è dedicato interamente alla letteratura. Molti dei suoi gialli hanno come protagonista il commissario Van Veeteren che vive nell’immaginaria città di Maardam, ubicata in un paese del nord Europa, verosimilmente la Svezia anche se il gulden, la valuta locale, e alcuni nomi potrebbero far pensare ai Paesi Bassi. L’altra sua serie di successo vede come protagonista l’ispettore svedese di origini italiane Gunnar Barbarotti che lavora nell’immaginaria cittadina di Kymlinge, in Svezia. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue, tra cui l’italiano, e da alcuni di essi sono stati tratti film o serie televisive.