Estate




(Recensione di Mirella Facchetti)


Autore: Leonardo Colombati

Editore: Mondadori

Pagine: 264

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

SINOSSI. Jacopo D’Alverno è un quarantenne indeciso a tutto, che gestisce pigramente il vecchio albergo di famiglia senza voler prendere atto che certi fasti appartengono a un’altra epoca; fino al giorno in cui assiste impotente all’incendio che decreta la chiusura dell’hotel e lo costringe a fare i conti con se stesso.
Abbandonato da moglie e figlia, vessato dalla compagnia di assicurazione, aggredito dai creditori, Jacopo affronta la sua débâcle esistenziale con l’aiuto di due improbabili compagni d’avventura: il suo molesto e irresistibile avvocato, anche lui neo-scapolo costantemente in bilico tra euforia e disperazione, e Astrid, giornalista freelance e antica fiamma di gioventù che Jacopo accompagna controvoglia in Norvegia per seguire il processo a Anders Breivik.
Senza parlare di altre tre figure femminili della famiglia D’Alverno, ognuna importantissima per Jacopo: una sorella anticonformista, una madre che si ostina a vivere tumulata nell’albergo chiuso e in rovina, e il ricordo angosciante di una cugina scomparsa negli spensierati anni dell’infanzia. Narrato in prima persona, con un sapiente andirivieni nel tempo, il romanzo affronta con sguardo limpido il momento della crisi. Arguto e malinconico, lucido e impeccabile nell’analisi delle nostre insufficienze, Leonardo Colombati si conferma come uno dei narratori più importanti del panorama italiano contemporaneo.

 

 

RECENSIONE

Perché dobbiamo sempre guardare al passato?

Perché non possiamo andare oltre, goderci il “qui e ora” senza fare confronti, paragoni, senza gettare anche solo la coda dell’occhio verso quello che è stato?

Queste domande affiorano durante la lettura e su questi concetti e dubbi Colombati costruisce un romanzo introspettivo, in cui passato e presente si rincorrono continuamente in una sorta di staffetta narrativa ed emotiva.

Il punto di partenza – rappresentato dall’incendio dell’albergo di proprietà del protagonista – non è altro che un pretesto per far emergere una crisi interiore e una crisi matrimoniale già in essere da tempo. L’incendio divampa e, oltre all’albergo, incenerisce e spazza via quel velo che, fino a quel momento, era riuscito a nascondere le profonde spaccature interiori di Jacopo.

Jacopo. Devo ammettere che, a differenza di altri personaggi (ad esempio Astrid, descritta e approfondita splendidamente, con tutte le sue fragilità) non l’ho amato molto e non sempre sono riuscita a empatizzare con lui.

Troppe volte mi è sembrato eccessivamente preso da se stesso e troppo pronto a giudicare la condizione degli altri, per potermi risultare simpatico. Non ho apprezzato, in particolare, in alcuni passaggi, la sua ‘staticità’, il suo non riuscire ad affrontare le cose di petto, il suo voler agire senza però riuscirci, in una sorta di continuo ‘vorrei ma non posso’ (emblematica una lettera più volte accartocciata e cestinata).

Ma, nonostante questo, non è stato difficile per me – che appartengo alla categoria dei nostalgici (e penso che sarà così per tutti coloro che si ritrovano in questa categoria) – immedesimarmi nei dubbi, negli interrogativi, nell’impressione di aver perso qualcosa lungo la strada degli anni e, più in generale, in tutte quelle sensazioni che hanno accompagnato Jacopo durante la sua ‘estate’.

La copertina di questo romanzo è già, di per sé, una sorta di dichiarazione d’intenti. Quei rullini fotografici rovinati dal tempo – istantanee di un tempo remoto –, sono un’anticipazione di quello che si trova nel romanzo: introspezione, nostalgia, malinconia. Sentimenti che possono essere anche positivi, in alcuni frangenti, ma su cui non bisogna indulgere troppo, altrimenti si rischia di sprecare il presente e di renderlo un’occasione perduta.

 

 

 

 

Leonardo Colombati


Leonardo Colombati è nato a Roma nel 1970. Scrittore e giornalista, è redattore di «Nuovi Argomenti», collabora con «Il Giornale», «Vanity Fair» e «IL», mensile di «Il Sole 24 ore». Colombati ha scritto vari romanzi, tra i quali ricordiamo “Perceber. Romanzo eroicomico” (Sironi, 2005; Fandango, 2010, finalista al Premio Viareggio), “Rio” (Rizzoli, 2007), salutato da Antonio D’Orrico come uno dei più significativi degli ultimi anni, “Il re” (Mondadori, 2009) e “1960” (Mondadori, 2014). Nel 2016 ha fondato con Emanuele Trevi la scuola di scrittura Molly Bloom, che dirige.