Famiglia




Recensione di Priscilla D’Angelo


Recensione di Priscilla D’Angelo

Autore: Anna Oliverio Ferraris

Editore: Bollati Boringhieri

Genere: Narrativa

Pagine: 144

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. La famiglia è – caso più unico che raro – una struttura primaria che esiste in tutte le società. Qui si assolvono le funzioni della riproduzione, della crescita e della socializzazione dei bambini e al contempo quella della stabilizzazione della personalità degli adulti. Da sempre al suo interno si giocano dinamiche cruciali che tornano ciclicamente al centro del dibattito pubblico: il confronto e la relazione tra i sessi, la gerarchia e la costrizione dei ruoli, la costruzione dell’identità e il senso di appartenenza. Simbolo del calore umano, luogo di consuetudini complici e di un vocabolario intimo, la famiglia vive di un equilibrio costante tra ricerca di fusione e bisogno di autonomia. Capace di creare alleanze per la vita ma anche di alimentare rivalità distruttive, la famiglia può proteggere i suoi membri, aiutandoli a costruire identità serene e sicure, oppure controllarli e costringerli in ruoli estranei e dolorosi. Con il raro dono di una sintesi chiara e persuasiva, e con il ricorso esemplare a film e romanzi che fanno parte del nostro comune immaginario, Anna Oliverio Ferraris – tra le più accreditate esperte delle dinamiche famigliari con alle spalle una lunga e solida esperienza accademica e psicoterapeutica – ripercorre, nel tempo e nello spazio, l’evoluzione di questo strano costrutto sociale che è la famiglia, per mostrarcene la natura permeabile, flessibile e plastica

 

Recensione

La famiglia, come la cellula vivente, deve evitare di diventare un sistema rigido e bloccato, e cercare invece di mantenersi mobile e permeabile: un organismo che, per poter sopravvivere e consentire ai suoi membri di crescere e realizzarsi, necessita di buone relazioni al suo interno e di interscambi fruttuosi con l’esterno…”.

“Un’altra peculiarità della famiglia è quella di essere un sistema e non soltanto come una semplice somma di individui.”.

“I rapporti tra familiari oscillano tra desiderio d’amore, sopraffazione e dolore, tra la ricerca di calore e di solidarietà e il bisogno di autonomia.”

Non è stato facile recensire un romanzo di alta formazione che scandaglia a livello olistico il macrorganismo della famiglia.

L’autrice Ferraris è stata sublime nell’illustrare gli aspetti centrali e di contorno, avvalendosi di molte citazioni e fonti storiche; il libro è suddiviso da molti brevi capitoli che analizzano il pensiero socio-filo-psicologico della famiglia.

Ad esempio, partendo dall’ultima citazione sopra menzionata, Schopenhauer introduce la metafora del “dilemma del biancospino”: esso racconta di una famiglia di istrici che non riuscendo a calibrare i rapporti cozzano negli aculei degli altri, finchè non trovano una moderata distanza reciproca.

Questo modello si potrebbe paragonare alla convivenza obbligatoria imposta dalla pandemia attuale che ha messo a dura prova la tenuta delle famiglie, che sebbene siano un nido, un porto sicuro, un luogo di comprensione e di affetti, non sempre corrispondono, nei fatti, a questo cliché.

Ulteriore pensiero, il più apprezzato è il concetto peculiare della famiglia intesa come un sistema e che esistono vari modelli che meglio rispondono alle condizioni di vita di un determinato contesto o epoca storica. Si pensa al modello patriarcale dell’antica Roma, con un pater familias dotato di ampi poteri, che arrivavano sino al diritto di decidere sulla vita o sulla morte di tutti i membri del gruppo; esistono le società patrilineari (dove i beni vengono trasmessi di padre in figlio) e matrilineari (dove i beni vengono trasmessi all’interno del gruppo a capo di una stessa antenata); nell’arco della storia, vi fu il passaggio dalla famiglia agricola estesa e complessa a una famiglia industriale nucleare.

Dal punto di vista psico-pedagogico, Ferraris afferma che un tratto della personalità che la famiglia contribuisce a costruire è l’identità: nel processo evolutivo, secondo lo psicoanalista Bowlby, gli elementi costitutivi del Sé del figlio sono le percezioni che i genitori hanno di lui e queste diventano da lui interiorizzate (“Ecco come io mi vedo”, “Io mi vedo come tu mi vedi”).

Si parla tanto di rapporto verticale tra genitore e figlio, dei forti legami di attaccamento che li caratterizzano, ma meno dei rapporti orizzontali tra fratelli, i quali ondeggiano tra solidarietà e rivalità.

Infine, il romanzo esplora la realtà attuale familiare, definite “plurigenerazionali” poiché possiedono un maggior numero di riferimento e di appoggio; ci sono le famiglie ricomposte, le famiglie adottive e affidatarie, le famiglie arcobaleno (omoparentali) che prendono sempre più piede nella società.

Come potete vedere, ci sono tanti elementi da affrontare che rendono unico questo bellissimo romanzo!

A voi la lettura!

 

 

 

 

 

 

Anna Oliverio Ferraris


è psicologa, psicoterapeuta e professore ordinario di Psicologia dello sviluppo all’Università della Sapienza di Roma. Dirige la rivista degli psicologi italiani «Psicologia Contemporanea» ed è autrice di saggi, articoli scientifici e testi scolastici. Collabora regolarmente da anni con le riviste: «Vita Scolastica», «La scuola dell’infanzia», «Vita dell’infanzia», «Prometeo». E’ stata collaboratore fisso per molti anni del «Corriere Salute» («Corriere della sera») e ora scrive saltuariamente su alcuni quotidiani e altre riviste. Tra le sue opere pubblicate per BUR: Dai figli non si divorzia, Pronti per il mondo, La sindrome Lolita, Le domande dei bambini, Il cammino dell’adozione, Piccoli bulli crescono, Le età della mente (con Alberto Oliverio).

 

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