Fancy Red




Recensione di Marina Morassut)


Autore: Caterina Bonvicini

Editore: Mondadori

Genere: Noir

Pagine: 300

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

Sinossi. Lindos, Grecia. È una notte d’estate. Un uomo si sveglia in una lussuosa camera da letto che non riconosce. Sdraiata accanto a lui c’è una ragazza che sta piangendo. Distesa a terra, un’altra donna. È sua moglie Ludovica: morta. «Sei stata tu?» chiede alla ragazza. «No, sei stato tu» risponde lei. Lui è Filippo, fa il gemmologo per Sotheby’s. L’incontro con Ludò risale a cinque anni prima: lei, giovane e ribelle, figlia di un finanziere milanese, vuole vendere tutti i gioielli della madre, appena ereditati. Tranne uno: un Fancy Vivid Red, il rarissimo diamante rosso che porta al naso, montato come un piercing. A Filippo i diamanti piace guardarli, non possederli, è la sua regola da sempre. Ma la infrange quando si innamora di Ludò e del suo Fancy Red. Lì comincia la sua fine. Nel giro di sei mesi lui e Ludò sono sposati. Si amano molto, di un amore geloso e passionale, fatto di tradimenti veri e presunti, in un gioco erotico che li porta ai quattro angoli del mondo, da Lisbona a Cuba, dalle Fiandre all’Argentina, alla ricerca dell’avventura perfetta. Di quella notte fatale in Grecia, Filippo non ricorda nulla. Sa solo che lui e la ragazza, nel panico, si sono sbarazzati del corpo, buttandolo in mare. Ludò, per tutti, è annegata durante una nuotata. Ma dieci mesi dopo il diamante ricompare e il caso viene riaperto. Il Fancy Red è tornato, come un fantasma destinato a perseguitare Filippo e a metterlo di fronte alle sue colpe. Può davvero essere stato lui a uccidere la donna che amava? E perché? Per gelosia? Quanto tempo ci vorrà prima che il padre di Ludò e la polizia lo scoprano? Chi è davvero la ragazza con cui lui e sua moglie hanno passato la notte? Una delle più importanti voci della narrativa italiana scrive un romanzo dal respiro globale, che parte da un epicentro milanese e si espande, procedendo per flashback e rivelazioni, nello spazio e nel tempo, dall’assedio di Sarajevo alla crisi argentina del 2001, dalle bettole dell’Avana ai ristoranti di Anversa. Fancy Red è un noir hitchcockiano, un thriller psicologico pervaso da una suspense costante, una bellissima storia d’amore il cui protagonista indiscusso è il desiderio, indomabile e capriccioso come Ludò e la sua pietra. Di questo romanzo – costruito come un ottaedro, la struttura cristallina della gemma – i diamanti sono il perimetro e il filo rosso: «condannati a guardare da vicino la miseria estrema e la ricchezza estrema», nelle mani di Caterina Bonvicini diventano uno strumento perfetto per raccontare l’abisso spaventoso che separa potere e sottomissione, ricchezza e povertà.

 

 

 

Recensione

“Questo romanzo nasce da un racconto che non volevo abbandonare. Si intitolava L’odore dolce della miseria, lo avevo scritto nel 2014 per regalarlo a Lea Mattarella (critica e collaboratrice di Repubblica, oltre a essere docente dell’Accademia delle Belle Arti), ma non ho fatto in tempo…”

E ancora: “ho costruito il romanzo come un ottaedro (le otto facce triangolari diventano otto capitoli da tre paragrafi), perché è la struttura cristallina del diamante”.

E allora partiamo dalla fine per parlare di questo noir in cui, appunto come le facce di un diamante che riflettono la luce, i temi di cui l’autrice ci voleva parlare si riflettono uno sull’altro, il noir sul mondo delle gemme, il quale a sua volta riflette ricchezza e miseria, che ci introduce a sua volta nel mondo delle varie guerre e di gruppi come i Pink Panthers, dove la ricchezza fa nuovamente il verso alla povertà dei migranti, che prima di affondare urlano il loro nome a chi rimane, perché possa dare la notizia della morte ai cari che aspetteranno invano un arrivo.

Oppure ancora a chi estrae questi preziosissimi gioielli a costo della vita, che il diamante inattaccabile se non da un suo simile osserva con freddezza, fino a capitare nelle mani – o nel diadema – di un qualche imperatore o di una regina, portando fortuna o addirittura sfortuna, come nel caso del famosissimo diamante bianco Koh-i-noor, ora custodito nel museo della Torre di Londra, incastonato al centro della croce maltese della corona di Elizabeth Bowes-Lyon (moglie di Re Giorgio VI).

È un romanzo in cui ancora una volta anche il noir viene incastonato all’interno del racconto, perché è in realtà il racconto di Filippo, gemmologo, che tenta di capire per parecchio tempo cosa è successo la notte in cui è morta sua moglie Ludovica – Ludò.

Al risveglio in una lussuosa camera di una villa a Lindos, in Grecia, sono solo in tre: Ludò, morta.

Filippo, suo marito, che evidentemente aveva bevuto parecchio, perché non ricorda molto. E una delle tante Isabel della vita di questa coppia particolare… Quando la ragazza smette di piangere, Filippo le chiede: “Sei stata tu?” e lei quieta risponde, scuotendo la testa: “No, sei stato tu”.

Incredibile la reazione dei due, soprattutto del marito, che invece di denunciare il tragico ritrovamento, durante la notte e in gran segreto, portano il corpo della defunta, probabilmente uccisa con delle forbici, in mezzo al mare e là, legata a un’ancora, le danno sepoltura.

Il marito denuncia la scomparsa della moglie, che nella notte era andata a nuotare nonostante avesse bevuto.

Piccolo particolare: Ludò portava un prezioso diamante Fancy Red al naso, come piercing – regalatole dal facoltoso e affettuoso padre.

Siamo a luglio 2016. Una decina di mesi più tardi, all’improvviso, compare il preziosissimo diamante rosso. Il padre di Ludò, grande amico di Filippo, che non si era mai dato pace per la perdita dell’adorata e prediletta figlia, capisce che Ludò non può essere morta come supposto al tempo della sua morte, ma deve esserle accaduto qualcosa di ben diverso.

“è la montatura neutra che fa meglio risaltare il diamante”: e infatti l’autrice, Caterina Bonvicini, imbastisce una storia che è al contempo un noir psicologico e un viaggio della memoria da parte di Filippo, che ripercorre la sua vita personale e la vita della moglie, dal momento in cui si sono incontrati. I viaggi nelle località sempre scelte dalla moglie Ludò, l’ossessione di Ludò di voler acquistare una casa in ciascuno dei posti visitati… L’accettazione da parte di Filippo di una morte così strana senza la voglia, la forza o forse l’indole di combattere per la donna amata.

Un noir definito hitchcockiano dalla critica e invero non si fa fatica a vedere scorrere le immagini in bianco e nero, tra riflessioni e flash-back di questa coppia.

Ma le sorprese non sono finite e Filippo scoprirà tardivamente una moglie diversa e una Isabel ancora più fumosa della moglie.

E allora la domanda: “Sei stata tu” – e la relativa risposta “No, sei stato tu”, perderanno il senso comune di colpevolezza per rientrare in un disegno che l’uomo non avrebbe mai potuto modificare, perché in realtà la domanda topica avrebbe dovuto essere “Ma cosa te ne importa… Cosa te ne importa?”

 

 

 

Caterina Bonvicini (Scheda Autore)


Caterina Bonvicini – Firenze, 1974 – è una scrittrice italiana. Vive e lavora a Roma; si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna, città nella quale è cresciuta, trasferendosi poi a Torino, dove ha lavorato per la casa editrice Einaudi.

 

 

 A cura di Marina Morassut

libroperamico.blogspot.it



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