Favola di New York




Favola di New York / (The Changeling)

Recensione di Marina Morassut


Autore: Victor LaValle

Traduzione: Sabina Terziani

Editore: Fazi Editore

Genere: Narrativa

Pagine: 510

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Il piccolo Apollo, figlio della New York di oggi, cresce con la madre, giovane single di origini ugandesi. Il padre, che è sparito nel nulla, gli ha lasciato solo una scatola di libri e uno strano incubo ricorrente. Da grande, Apollo diventa un commerciante di libri antichi e si innamora della bibliotecaria Emma, insieme alla quale ha presto un figlio. Ma il nuovo arrivato incrina l’idillio della coppia: lui rivive l’abbandono del padre e, alle prese con i propri fantasmi, fatica a comprendere che in lei qualcosa è cambiato. Emma si comporta in modo strano, è sempre più distante e insofferente fino a quando, un giorno, compie un gesto indicibile. Quanto possono essere oscuri i segreti delle persone che più amiamo? Inizia così l’avventura di Apollo alla ricerca della verità su quell’atto terribile: un viaggio che lo porterà su un’isola misteriosa nel cuore della metropoli dove accadono cose al di là di ogni immaginazione e dove la vita quotidiana in una modernissima New York si sospende per lasciare spazio al mito e alla leggenda. Finalista ai pen America Literary Awards e apparso fra i migliori libri dell’anno per «The New York Times», «Time» e «usa today».

 

 

Recensione

Una favola che procede sinuosa come l’Hudson lungo tutto il romanzo e che inizia come commedia divertente e romantica nell’incontro tra i genitori di Apollo nella New York del 1968, in occasione di uno sciopero della nettezza urbana: Lillian, un’intelligente emigrata ugandese e Brian, un belloccio di Syracuse. Fino alla nascita del figlio Apollo, che in realtà avrebbe dovuto chiamarsi Rocky, come lo “strenuo sognatore” ed eroe cinematografico.

Per virare immediatamente nei toni del realismo e raccontare brevemente l’adolescenza ed il farsi uomo di Apollo, fino all’incontro con Emma, una bibliotecaria tanto dolce quanto decisa, che lo lascia per un anno sabbatico che trascorrerà in Brasile, fino al rientro a New York e al matrimonio con Apollo, per proseguire fino all’inconsueto parto in metropolitana. Il figlio di Apollo non potrà che portare il nome del padre che lo ha abbandonato quando aveva appena quattro anni ed in seguito al quale Apollo è stato costantemente preda di incubi, nei quali il padre lo chiama a sè.

Per trasformarsi da questo momento in poi in una favola horror, che a ben vedere rimane sempre a braccetto con il realismo che resta ben evidente anche nell’elenco degli otto capitoli – che sarebbe meglio in questo caso chiamare cartelle (Prima viene l’amore; Poi ci si sposa; Poi arriva un bambino nel passeggino; Cazzo, vaffanculo, figlio di puttana; Le donne sagge; Grandi scavi; Kindergarten; Nel paese del mostro selvaggio), i cui titoli sono un sunto delle vicende che avverranno e che scandiscono il ritmo ed i cambi di impianto narrativo, in cui gli argomenti cari all’autore vengono presentati e si fanno lo sgambetto l’uno con l’altro, in una carambola continua dove il lettore non deve perdere la testa, ma restare calmo e lucido, per trarre il maggior profitto da questa favola.

Che a ben pensarci favola non è – anche se in tale forma tenta di narrare la realtà che ci circonda, in una New York sempre presente, inconsueta nei tragitti che Apollo e l’autore ci fanno compiere, fino a spostarci di quartiere in quartiere ed approdare infine anche in alcune isolette sull’Hudson, ex luoghi di ricovero e ricettacolo di gruppi ai margini estremi della società, che si sono creati le loro proprie regole per poter sopravvivere alla spietatezza umana che imperversa oramai un po’ ovunque..

Non ci si deve far fuorviare dai titoli o dal fatto che a giusta ragione è stato definito come una favola, proprio perchè con risvolti che travalicano la realtà fino ad approdare nell’horror, dove però la realtà di Victor La Valle fa sempre capolino, tenendoci ben ancorati alla nostra quotidianità, che ci si trovi nella Grande Mela o nel più sperduto paesino italiano: i mostri oramai, in questo nuovo mondo tecnologico, multimediale e globalizzato, ci raggiungono in ogni dove.

Logos tristemente comune oramai – o dovremmo forse dire comunemente infernale.

Ed è proprio per questo che il lettore deve rimanere lucido e saldo come Apollo: dopo il primo momento di incredulo rifiuto, ciò che rimane è l’oscena realtà, ciò che non avremmo mai creduto fosse possibile, come in ogni fiaba che si rispetti. E se vogliamo sopravvivere, dovremo reimparare la fiducia nel prossimo, l’uso intelligente della tecnologia, l’empatia, il rispetto, l’essere dei genitori più consapevoli e preparati e non dei bambini che giocano a mamma e papà.

E allora bisogna avere il coraggio di credere, di avere quella fiducia che anche le religioni ci richiedono – e di essere pronti a fare quanto e più di quanto è in nostro potere, per salvaguardare la propria famiglia, i propri amici, il nucleo primigenio da cui deriviamo.

E non importa se dovremo attingere alle leggende greche o dei Regni nordici: dovremo fare scelte che ci porteranno fuori dal gregge, fuori da quella mostruosa comunità oramai piegata e plagiata – stereotipata – uniformata, che i potenti – chiunque essi siano o siano stati – o il prosieguo che questa corrente creata tende a perseguire e rendere stabile ed allo stesso tempo eterna.

Un ritratto stupendo eppure brutalmente selvaggio di una New York dei nostri giorni, dove mostri ed umani camminano fianco a fianco.

Una favola a tratti commovente e spesso travalicante i confini delle possibili realtà, che ci racconta e ci istiga ad un rinnovato coraggio, quando “il fiabesco dei Grimm, il gotico di Poe e il distopico di Black Mirror” e perché no – il Lovecraft più spietatamente orrorifico fanno il loro ingresso nelle nostre vite.

Perché “quando credi in cose che non capisci, allora soffri” (Stevie Wonder in Superstition), ma ritorni ad essere umano. E perché “e vissero felici e contenti, almeno per oggi”, non deve essere abbastanza, ma deve essere l’aspirazione massima a cui tutti noi dobbiamo tendere.

Per riuscire di nuovo a toccare le stelle… o per avvicinarci ancora agli dei.

 

A cura di

Marina Morassut

libroperamico.blogspot.it

 

Victor LaValle 


Nato nel 1972 a New York e cresciuto nei quartieri di Flushing e Rosedale, si è laureato in inglese alla Cornell University, specializzandosi in scrittura creativa alla Columbia University.Dopo l’esordio nel 1999 con la raccolta di racconti “Slapboxing with Jesus: Stories”, ha pubblicato 5 romanzi e una graphic novel spaziando dal fantasy alla fantascienza, passando per l’horror. Tra i numerosi riconoscimenti letterari ottenuti si segnalano:il Shirley Jackson Award per il miglior romanzo nel 2009 con “Big machine”; il British Fantasy Award per il miglior romanzo breve nel 2017 con “La ballata di Black Tom”; un Premio World Fantasy e un Premio Locus, entrambi ottenuti nel 2018 per “Favola di New York”, che è stato anche finalista ai pen America Literary Awards. Insegnante presso la Columbia University, vive con moglie e figli a Washington Heights.Una serie tv tratta da Favola di New York, il suo primo romanzo tradotto in italiano, è attualmente in fase di lavorazione.

 

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