Figli di un Io minore




Figli di un Io minore – Dalla società aperta alla società ottusa

Recensione di Francesca Petroni


Autore: Paolo Ercolani

Editore: Marsilio

Titolo: Pagine: 333

Genere: Saggistica

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

Sinossi. Come può aiutarci la filosofia a sciogliere i nodi davanti ai quali ci pone la società del nostro tempo? Quali grandi pensatori del passato hanno colto e descritto in anticipo l’egemonia del potere finanziario e il dominio della realtà virtuale in cui siamo immersi? E come è possibile oggi, a partire da quelle riflessioni, avviare un percorso per contrastare la crisi della democrazia rappresentativa? Paolo Ercolani tenta di fornire strumenti di analisi efficaci per giungere a un dibattito consapevole, sempre più necessario in quanto, sostiene l’autore, non si tratta semplicemente di combattere singole prese di posizione (No vax, sovranisti, complottisti ecc.), ma di ritrovare la capacità di affrontare i temi che ci riguardano come singoli e come società esercitando il pensiero critico. La questione non può limitarsi alla cultura di ciascuno o all’appartenenza a un ceto sociale, come si è tentato di sostenere in passato; vanno prospettate soluzioni in grado di invertire la tendenza ad affidarsi alle tecnologie come panacea di tutti i mali e di opporsi al dissolvimento di ogni posizione dissonante in un senso comune che non ammette alternative.

 

 

Recensione

“Una società di questo tipo genera ansia in quell’essere spaventato e insicuro che è l’uomo.”

Gli argomenti di questo saggio riguardano tutti: Il mondo in cui viviamo, l’organizzazione sociale ed economica, i nuovi media.

L’approccio scelto dall’autore è necessariamente violento nella descrizione dei problemi e, spesso, dei pericoli o trappole di cui possiamo rimanere vittime più o meno inconsapevolmente.

In questo saggio la pars destruens è dominante mentre descrive un sistema che sembra andare contro tutto ciò che significa essere uomo. La ricerca naturale di approvazione diventa narcisismo, l’equilibrio democratico assume la forma di uno strumento finanziario al servizio dei poteri forti.

Il dibattito dà voce a tutto e a tutti, rischiando di mettere sullo stesso piano vero e falso, conoscenza e ignoranza.

“La Rete si configura come la dimensione in cui l’assenza di una ragionevole verità produce una moltitudine di indiscutibili convinzioni, portati avanti da un numero crescente di utenti mossi da incompetenza pari soltanto al loro furore ideologico.”

Ovviamente non è sempre così, ma è innegabile che si tende a seguire quegli utenti o quei gruppi in cui le idee si somigliano e trovano pericolosamente conferma sempre e solo le une nelle altre.
Ercolani ci fa notare come il confine fra “episteme” (conoscenza) e “doxa” (opinione)  sia diventato sempre più labile, fino a far confondere il confine fra “competenza e improvvisazione”.
L’uomo, in questo sistema, da sapiens diventa videns, posseduto dalle immagini (anche di quella di se stesso) “colonizzate e monopolizzate dal progresso tecnologico e dal profitto economico”.

La parte centrale sembra “un libro nel libro” perché si apre una lunga digressione sulle contraddizioni delle democrazie.

“L’Occidente non è mai riuscito, storicamente e ancora ai giorni nostri, a realizzare una democrazia in cui i liberi fossero uguali nelle loro possibilità di esercitare una libertà effettiva”.

Democrazie schiacciate dal “Dio Mercato”, prodotto dell’umanità a cui essa stessa si è “entusiasticamente consegnata “.

Questo vero e proprio tracollo è nemico della facoltà del pensiero, al punto di relegare la filosofia a materia inutile o peggio, dannosa.

Il vuoto è riempito dal mondo online come sostitutivo dell’LSD dell’era pre-internet.

Come sarà chiaro dal tono di queste anticipazioni, questo saggio è “arrabbiato”, diretto e abbastanza dettagliato da imporci l’uso del pensiero per metabolizzarlo del tutto.

Un’invettiva di trecento pagine a tratti devastante del mondo che ci circonda e del sistema in cui siamo immersi.

Se vi aspettate anche una pars costruens, abbandonate la speranza. Non ci sono consigli di vita o futuri auspicabili in queste pagine.

Bisogna usare la nostra facoltà di comprendere le insidie dei nostri tempi, solo così saremo in grado di difenderci: conoscendo cosa sta minando il nostro Io.

Un Io maggiore di cui ci stiamo privando senza colpo ferire. Un Io che, in questo modo, rischia di divenire davvero “minore”.

Forse, però, un antidoto c’è, ma per assumerlo bisogna leggere questo libro.

Consigliato in particolar modo a chi crede di non averne bisogno.

“C’è solo uno specchio in grado di riflettere la nostra immagine autentica. Si tratta di uno specchio interiore […]”

 

 

 

Paolo Ercolani


Paolo Ercolani insegna storia della filosofia e teoria e tecnica dei nuovi media all’Università di Urbino, dove ha conseguito il Dottorato di ricerca in storia della filosofia, iniziando i suoi studi sul liberalismo e sul passaggio epocale dalla società industriale a quella in Rete. Iscritto all’ordine nazionale dei giornalisti, collabora all’inserto culturale del Corriere della sera («La Lettura») ed al Rasoio di Occam (MicroMega), ed è redattore della rivista Critica liberale, oltre che fondatore e membro del comitato scientifico dell’Osservatorio filosofico (www.filosofiainmovimento.it). È inoltre membro del Comitato scientifico della collana Relazioni pericolose (Mimesis). Fra i suoi libri, che più volte hanno suscitato un dibattito acceso sui media nazionali: Il novecento negato. Hayek filosofo politico (Perugia 2006); Tocqueville: un ateo liberale (Bari 2008); La storia infinita. Marx, il liberalismo e la maledizione di Nietzsche, presentazione di Luciano Canfora (Napoli 2011) e L’ultimo Dio. Internet, il mercato e la religione stanno costruendo una società post-umana, prefazione di Umberto Galimberti (Bari 2012).