Fiore frutto foglia fango




(Recensione di Mirella Facchetti)


Autore: Sara Baume

Traduttore: A. Arduini

Editore: NN Editore

Pagine: 236 nella versione a stampa

Genere: Narrativa

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

SINOSSI. Ray, il protagonista di questo libro, è un uomo di quasi sessant’anni che vive, isolato da tutti, nella casa del padre, in una cittadina sulla costa irlandese. Un giorno, in un moto d’impulso, decide di adottare un cane impaurito, malandato e privo di un occhio. Con il suo nuovo compagno di vita, Ray riesce per la prima volta ad aprirsi, a scardinare la solitudine, in un dialogo serrato dove ripercorre la sua esistenza, dall’infanzia alla scomparsa misteriosa della madre. Quando Unocchio, però, azzanna un altro cane del paese, i due sono costretti alla fuga e si mettono in viaggio alla ricerca della libertà e della speranza.

 

Recensione

Il romanzo d’esordio della scrittrice Sara Baume è un libro forte, introspettivo, caratterizzato da una scrittura fluida, scorrevole ed estremamente incisiva.

La malinconia, la rabbia, la sofferenza del protagonista avvolgono il lettore, in modo graduale, ma estremamente potente.

Ray, cinquantasettenne, protagonista di una vita-non-vita, una vita vissuta ai margini, senza amici, senza amore, vittima di un padre anaffettivo, si mostra a noi a piccoli passi, frammento dopo frammento. E noi veniamo a conoscenza di questi sprazzi della sua esistenza grazie al racconto che egli stesso fa a “unocchio” il cane che, d’impulso, ha adottato da un canile e che, in breve tempo, diviene per lui quella famiglia che non ha mai avuto.

 

È l’incontro di due solitudini, è un racconto sull’essere diversi, o meglio, sul sentirsi diversi, è il resoconto di un uomo che, in fin dei conti, non ha vissuto la sua vita, ma ha lasciato che la stessa gli passeggiasse addosso.

 

Nel buio le parole dello slogan sono a malapena leggibili. Dice qualcosa come: lascia spazio a un nuovo te stesso. Mi ci sono voluti cinquantasette anni per diventare questo me stesso, penso, e adesso non ho la forza di rifare daccapo così tanti errori

 

È una narrazione malinconica, in cui l’attenzione è posta su ogni piccolo particolare: la natura, in ogni suo aspetto, il passato, l’amore non avuto, le difficoltà di un’esistenza trascorsa ai margini a osservare la felicità, la “normalità” delle vite altrui.

È la scoperta della bellezza nascosta nei gesti più semplici, è la scoperta della inebriante felicità che è in grado di dare anche il più piccolo gesto, se compiuto in libertà.

È una lettura profonda, incisiva, che non può lasciare indifferenti.

 

 

Sara Baume


Nata nel 1984, è una scrittrice irlandese. Ha studiato belle arti al Dun Laoghaire College of Art and Design e scrittura creativa al Trinity College, Dublino, dove le è stato conferito il suo MPhil. Ha ricevuto una borsa di studio letteraria dalla Fondazione Lannan a Santa Fe, nel Nuovo Messico.



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