Fragili verità




Recensione di Simona Sireus

Autore: Bruno Morchio

Editore: Garzanti

Pagine: 205

Genere: Giallo

Anno pubblicazione: 2016
 
 
 
 
 
 

Durante la lettura di questo romanzo veniamo trasportati, nella torrida estate del 2015, a Genova, città che l’autore descrive con abilità sia che si tratti dei quartieri più eleganti che delle zone frequentate prevalentemente dai turisti o dei vicoli e dei caratteristici carruggi dove si trova la vera essenza della città, impregnata dai suoi odori, suoni e particolari locali.Tra queste strade si aggira, con la sua vespa amaranto, il protagonista Bacci Pagano. Si tratta di un investigatore privato che fuma la pipa, legge “Il maestro e Margherita” di Bulgakov ed è stato in prigione cinque anni per terrorismo.

Egli viene incaricato da due genitori facoltosi di rintracciare il figlio sedicenne che si è allontanato da casa da qualche giorno.
L’indagine del dottor Pagano si conclude in sole quarantotto ore, nelle quali rintraccia il ragazzo e lo segue fino a scoprire che spaccia droga in una discoteca della Versilia.

Pagano sente crescere un senso di responsabilità nei suoi confronti e cercherà di proteggerlo da chi lo vuole strumentalizzare utilizzando il ricordo della figura del padre biologico, guerrigliero del FARC e giustiziato nel 2011 senza adeguato processo.

Il ragazzo è originario della Colombia, dove ha trascorso, nel più totale degrado, i primi otto anni della sua vita per poi essere adottato dai coniugi Selman coi quali trascorrerà, a Genova, i successivi otto anni tra agi e ricchezza.

Ma nessuna ricchezza materiale riesce a dare alla famiglia la serenità e l’armonia di cui avrebbe bisogno.
Marito e moglie sono distanti tra loro, non perdono occasione per recriminare e rinfacciarsi la responsabilità dell’atteggiamento del proprio figlio che sembra insensibile ad ogni tentativo da parte dei genitori di coinvolgerlo e dimostrargli il proprio affetto.

La madre, molto assorta dal proprio lavoro, è spesso assente mentre il padre, che cerca di compensare l’assenza della moglie, non riesce ad entrare in sintonia col figlio e spesso utilizza regali e beni materiali per conquistarsi, invano, l’affetto del ragazzo.
E finché ognuno recita la propria parte la situazione non migliora, solo lasciando cadere le rispettive maschere e soprattutto solo affidandosi completamente alla verità, senza indugi, senza vergogna e senza remore si intravvede per la famiglia un futuro degno di questo sostantivo.

L’intervento di Pagano sarà determinante non solo per il ritrovamento del ragazzo ma anche nell’aiutare i genitori a riconquistare la fiducia del figlio e a riallacciare un rapporto con lui.
Parallela alle indagini, Pagano affronta la perdita del proprio amico Cesare Almansi a seguito di un incidente stradale dalle circostanze poco chiare.

La scrittura di Morchio si rivela raffinata, acuta e forbita permettendo alla storia di scorrere in modo molto fluido; l’intreccio è costruito con originalità e tutti i personaggi, protagonisti o secondari, sono delineati in modo accurato.
Impossibile non amare il protagonista che, schierandosi sempre dalla parte dei più deboli mostra il suo lato sensibile e coraggioso.
Particolare attenzione l’autore la pone nel delineare i legami esistenti tra i personaggi: i genitori tra loro e con il figlio Giovanni, Giovanni col connazionale pusher gentiluomo, Pagano con la figlia e con l’amico di sempre Commissario, in pensione, Pertusiello.
Insomma: un bel romanzo dai mille spunti, dalle mille riflessioni e nel quale non mancano anche diversi messaggi sociali propri del nostro tempo.

 

 

 

 

Bruno Morchio


Bruno Morchio laureato in Lettere, psicologo e psicoterapeuta. Ha pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicoanalisi ed è autore di numerosi romanzi (definiti di genere «noir mediterraneo»), che hanno due protagonisti: l’investigatore privato Bacci Pagano (il «detective dei carruggi») e Genova, l’amata città d’origine di Morchio. Tra gli scritti apparsi in edizione Garzanti ricordiamo: Con la morte non si tratta (2006), Le cose che non ti ho detto (2007), Rossoamaro (2008), Colpi di coda (2010), Il profumo delle bugie (2012, finalista del Premio Bancarella 2013), Lo spaventapasseri (2013, con il quale vince il Premio Lomellina in Giallo del 2014), Un conto aperto con la morte (2014). Del 2014 è anche I semi del male (Rizzoli), raccolta di cinque racconti a cura dello stesso Morchio, di Carlo Bonini, Sandrone Dazieri, Giancarlo De Cataldo, Marcello Fois ed Enrico Pandiani. Nel 2015 è uscito, sempre per Rizzoli, Il testamento del Greco, e nel 2017 il noir Un piede in due scarpe.