Fulgore della notte




Recensione di Laura Salvadori


Autore: Omar Viel

Editore: Adiaphora

Genere: narrativa

Pagine: 212

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. Gordon Wilson non si sarebbe dovuto trovare in quella casa. Inebriato dal fascino di una giovane sconosciuta, così simile a sua moglie Una, dà inavvertitamente vita a un incendio e, dalle fiamme, scivola nella realtà la sinuosa figura di una tigre. Gordon fugge, lasciando la propria famiglia disorientata. È un passaggio di testimone, quello con la figlia Liz, che da Bristol si reca a Londra alla ricerca del padre, per scoprire infine antichi prodigi e svelare i misteri degli Wilson. Passato e presente si intrecciano nella simbologia della specularità. Un viaggio fatto di incontri bizzarri con personaggi eterei, in equilibrio tra il mondo del visibile e quello dell’invisibile, tra l’universo tangibile e quello dell’immaginazione. Un cammino esistenziale, fisico, letterario, con incursioni nel poetico. Un romanzo composito nel quale si innesta un generoso tributo al Romanticismo inglese, che invita a lasciar andare gli ormeggi della ragione per abbandonarsi al dominio del possibile.

 

Recensione

Se in una sera d’autunno te ne andrai in auto da Reading a Bath e lungo la strada osserverai i passanti lottare contro il vento e la pioggia sferzante, non dimenticare che l’uomo è immaginazione. Chiediti quanto genio, quanta applicazione, quanto progresso (la strada, i fari, il motore) sono stati necessari per farti fare quelle miglia all’asciutto. L’uomo confonde lo straordinario con il possibile e il possibile con il reale. Diventa facile allora scordare il motore, i fari, la strada e guidare da Reading a Bath come se l’immaginazione non ti avesse salvato dalla pioggia”.

Leggere “Fulgore della notte” è una specie di viaggio attraverso le sinuose volute di una scrittura incantata e incantevole.

L’incanto non manca in questo romanzo. Sia quello, etereo, delle parole, che una dopo l’altra tessono dei veri ricami e rendono la lettura un piacevole puzzle di armonia e di musicalità, sia quello che trascende la magia, che in Fulgore della notte ha un ruolo importante.

Durante il viaggio che ho intrapreso tra le pagine di questo romanzo, più volta mi sono perduta. La lettura richiede attenzione e non va presa alla leggera. Spesso ho trovato difficile capire il senso di ciò che leggevo e ho capito solo alla fine che la mia ricerca affannosa era destinata fin da subito a fallire.

L’impianto narrativo è semplice. Si parla di una famiglia: un padre, Gordon, che ha deciso di diventare un professore, forse sopendo, con la scelta di diventare rispettabile e irreprensibile, i suoi ardori e il suo desiderio di trasgredire; una madre, Una, anticonformista e libera, che è assorbita dalla sua professione e trascura, talvolta, il suo ruolo di madre e di moglie. Le figlie, gemelle, diverse e distanti tra loro: Sidheag istintiva e distante, Liz più materna, indulgente ma anche curiosa e intraprendente.

Il romanzo è la storia di questa famiglia, i Wilson. Un tradimento coniugale di Gordon spacca l’armonia di questa famiglia, che pure è fondata sull’amore. Quell’amore assoluto che ti fa credere nei miracoli. Ed infatti Gordon racconta le incredibili e mirabolanti abilità di Una, capace di attraversare le pareti e di indurre visioni; una vera cultrice di escatologia. Una, che tiene imprigionato il cuore di Gordon e anche i suoi pensieri.

Gordon, annientato dal senso di colpa, scappa lontano. La tigre che fugge dal soffitto della casa dell’amante di Gordon (la quale porta lo stesso nome della moglie, quasi a sottolineare il desiderio inconfessato di Gordon di ritrovare in una estranea ciò che della moglie ha perduto) l’ho immaginata come un legame che si spezza, come l’amore che fugge e che deve essere ritrovato a tutti i costi. Come la materia che si sfalda a differenza del turbamento che certi fatti provocano in noi.

Liz prenderà l’onere di ritrovare il padre e di riportarlo a casa. Liz è convinta che il padre non possa rimanere se stesso una volta amputato della famiglia. Il suo viaggio a Londra, dove il padre è fuggito, non servirà solo a scoprire che il padre non vuole essere ritrovato, ma anche a svelarle cose su se stessa.

Scoprirà la propria identità e capirà di avere un incredibile talento musicale.  E mentre cerca il padre farà incontri con creature insolite, con forme di energia visibili ed invisibili e scriverà lunghe lettere alla madre, sempre pervasa da un senso di struggimento, sensazione che l’autore definisce 

“condizione di dolore che ti accompagna in un altrove, quel senso di perdita e di nostalgia per una dimensione conosciuta in pre-esistenza”.

Il romanzo è un’ode all’immaginazione. E’ un invito a lasciarsi andare alla visioni. Non si vede solo con gli occhi. Questo è un limite dell’uomo comune.

Ma è anche un ode all’unità della famiglia e all’esigenza imprescindibile di non essere incasellati in ruoli statici e chiusi. E’ un invito a far entrare un po’ di follia nelle nostre vite. A pensare che si possa attraversare i muri,  se solo ci crediamo. E’ un inno all’amore, che rende magica ogni persona che sia amata.

Ciò che di insolito o di sovrannaturale incontriamo in questo romanzo altro non è che il desiderio di giustificare con il raziocinio ogni cosa della nostra vita, che può assumere nuove ed entusiasmanti sfumature se e solo se non perdiamo la capacità di sognare e di credere.

Omar Viel stupisce per la sua capacità narrativa. Il suo è un linguaggio evocativo e magico, intessuto di grandi virtuosismi che hanno affinità con il linguaggio poetico. Leggendo si respirano atmosfere romantiche e sembra che il romanzo sia ambientato nel IX secolo, all’epoca dei grandi autori del romanticismo letterario. Viel sa come giocare con le parole, come creare magiche atmosfere, come evocare immagini che sembrano uscire dall’etereo mondo dell’immaginazione.

Insomma,un romanzo da leggere con il cuore ed i sensi, lasciando il bisogno di capire e di analizzare in secondo piano.

 

 

 

Omar Viel


 ha studiato Conservazione dei Beni Culturali e si occupa di comunicazione in diversi ambiti, tra i quali quello artistico. E’ stato finalista del premio Italo Calvino nel 1992 e ha pubblicato racconti su Nazione Indiana, Nuova Prosa e nell’antologia Venice, Collection Bouquins, pubblicata dell’editore francese Robert Laffont.

 

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