Il delitto del luogo. Giada Trebeschi e il luogo storico




Giada Trebeschi e il luogo storico

 

Qualcuno una volta si chiese cosa c’è in un nome.

La rosa conserverebbe il suo profumo anche con un altro nome?

Certamente il profumo sarebbe lo stesso ma il potere evocativo di quel nome, che porta con sé non solo un semplice significato ma anche tutto il significante universale e particolare di ognuno, si disperderebbe. Le parole sono magiche, richiamano alla mente immagini, profumi, sensazioni e dunque non sono intercambiabili, così come non lo sono i luoghi.

Poggio Catino ( Palazzo Olgiati)

L’ambientazione di un romanzo, a meno che quest’ultimo non sia costruito espressamente per essere in un non-luogo, crea l’atmosfera, le caratteristiche, le peculiarità necessarie perché i personaggi possano agire in un determinato modo. La stessa cosa accade con il tempo.

Occupandomi prevalentemente di romanzo storico, il tempo e il luogo sono la condizione primaria e imprescindibile su cui gettare le basi di tutta l’impalcatura che costituirà la trama dei miei romanzi. Quello che accade nella Venezia rinascimentale messa in ginocchio dalla peste, non può certamente accadere in una soleggiata Palermo normanna o nella Russia di Pietro il grande giacché il luogo, a mio avviso, deve essere parte integrante dell’ordito letterario tanto che, provando ipoteticamente a spostare la storia da qualche altra parte, non ci si ritroverebbe che con un lavoro non solo poco raffinato ma scioccamente mutilo.

 

Isola del Lazzaretto Nuovo

Il luogo e il tempo dunque, ma anche i personaggi. Quando i nostri personaggi si muovono in un determinato luogo, in un periodo preciso, sebbene il loro sentire non sia lontano dal nostro, il loro modo di pensare, relazionarsi, rapportarsi all’ambiente e al momento in cui vivono deve essere plausibile in quel luogo e in quel tempo.

 

Mille Miglia

Troppo spesso si leggono storie ambientate, per esempio, nel medioevo in cui i personaggi parlano e agiscono come se fossero a noi contemporanei e la stessa cosa, purtroppo, accade spesso anche con le ambientazioni.

Un fatto delittuoso non può prescindere dalla volontà di compierlo ma, soprattutto, non può prescindere dall’opportunità, dall’occasione che, evidentemente, non può che avvenire in un determinato momento e in un posto preciso.

A tutto questo si aggiunge il potere evocativo – e qui si torna da dove eravamo partiti – del nome che indica e specifica un luogo determinato. Potrebbe trattarsi di Venezia o del lago di Garda, di Londra o di Buenos Aires, potrebbe essere il Colosseo o il Louvre, la chiesa di Santa Sofia o l’Alhambra, la muraglia cinese o le piramidi.

E ho scritto tutti questi nomi non per farvi semplicemente una lista di bellezze ma perché so che, mentre li leggevate, nelle vostre menti si è creata un’immagine, un profumo, un suono, avete visto il sole o la pioggia, avete sentito le note del tango o pensato a Tutankamon. È questa la magia delle parole e, in un romanzo degno d’essere chiamato tale, è necessario che tutta la forza evocativa di nomi come Costantinopoli o Istambul sia in grado di trasportare il lettore proprio lì. E badate bene, Costantinopoli non evoca la stessa atmosfera di Istambul.

 

Fiano Romano

Il delitto, ma anche ogni altro tipo di avvenimento che avvenga in una storia d’amore o di zombi non fa differenza, non può dunque prescindere dal luogo in cui avviene a meno che non lo si voglia snaturare o, peggio, renderlo un debole riflesso di ciò che avrebbe potuto essere.

Giada Trebeschi

 

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.