Gli affamati




Recensione di Francesco Morra


Autore: Mattia Insolia

Editore: Ponte alle Grazie

Genere: Narrativa

Pagine: 176

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Antonio e Paolo sono fratelli, diciannove e ventidue anni. Vivono solida quando il padre è morto e la madre è andata via di casa. Insieme hanno costruito una quotidianità che, seppur precaria, parrebbe funzionare. Vivono alla giornata, tirano avanti in un presente che non concede di elaborare progetti futuri. E abitano in un paese minuscolo, una periferia immaginaria nel centro Sud che sembra quasi un confino, degradato e gretto. È un’estate torrida. Antonio cerca un lavoro, Paolo di tenersi stretto il proprio. L’esistenza dei due procede senza grandi avvenimenti, tra notti allucinate, feste con gli amici, giornate al mare e serate di sesso, alcol e droga. Finché poi, un giorno di quiete apparente, qualcosa si spezza, e vecchi scheletri saltano fuori dall’armadio,mostri del passato seppelliti in malo modo. La madre, fuggita anni prima dal marito violento, torna da loro, un amore quasi dimenticato bussa alla porta di uno dei due fratelli e crimini di cui non è mai stata scontata la penasi affacciano all’orizzonte dell’altro. E tutto dev’essere rimesso in discussione. Una grande, nuova narrazione contemporanea che sa illuminare la nostra rabbia e la nostra solitudine, che lo fa attraverso una lingua precisa e scarna, uno sguardo maturo e senza paura. Un desiderio autentico di denudare la realtà per comprenderla e forse, domani, trasformarla.

 

Recensione

A chi è affamato, che il mondo l’ha lasciato senza niente. Venite fuori tutti, vi prego, e distruggete i falsi idoli, razziate le grandi città, respirate la nuova aria. Infine, appagate i vostri desideri. A chi è affamato, che il mondo l’ha lasciato senza niente, adesso io dico: saziatevi.

Mattia Insolia esordisce con Gli affamati edito Ponte alle Grazie. Un libro intenso che scardina dal torpore di una certa letteratura che piatta fornisce a noi lettori prodotti preconfezionati e asserviti ai nostri desiderata. Lo scrittore catanese in queste pagine narra di ferocia, rabbia e violenza senza infingimenti le codifica perfettamente nelle pagine del romanzo.

I due fratelli protagonisti, Antonio e Paolo vivono da soli e si costruiscono un loro modo di relazionarsi con il mondo esterno. Il loro codice di comportamento è peculiare e autodistruttivo

Del dolore non ci si può mai liberare del tutto.  Ogni sofferenza è un parassita che lascia delle tracce, e quelle tracce, scorie velenose, si ammonticchiano sempre di più e sempre di più e sempre di più fino ad ostruire tutto, i capillari e le vene e le arterie. Saturano tutto. Non lascianospazio a nient’altro.

Vivono in un paese, Camporotondo, periferia che gli va stretta e la casa dove risiedono è emblematica del loro lasciarsi andare e galleggiare tra alcol e droghe che costituiscono la loro routine.

Nessuno voleva vivere ai margini del mondo. Fuggivano tutti dove la vita bruciava davvero. E posti come Camporotondo erano il confino riservato ai dannati di natura. Si sarebbe svuotato tutto, presto o tardi, come quelle campagne.

Ragazzi perduti? Non solo. L’elaborazione della paura e del dolore in loro avviene costruendosi una cortina di azioni ,soprattutto in Paolo, riprovevoli, ma nello scorrere delle pagine anche Antonio in una sorta di equilibrio lascerà trapelare delle scorie che lo allineano alla figura del fratello maggiore. Vogliono il loro posto nel mondo, conquistarsi un’autonomia a tutti i costi e con tutti i mezzi. Avvertono dei vuoti che cercano di riempire e si sentono in disagio perenne con l’altro.

Gli mancava tutto ciò che non aveva mai avuto come se un tempo gli fosse appartenuto. Come se un tempo fosse stato suo in modo intimo, viscerale.

Il libro è un pugno nello stomaco, ha echi pulp e di storie che rimandano, a mio parere, ad una tradizione che oscilla tra la corrente letteraria dei Cannibali, su cui l’autore ha scritto la tesi di laurea, i ragazzi di vita di Pasolini e si ravvisano atmosfere proprie ad esempio di un film quale Mery per sempre.

In fondo non possedeva niente, neanche sé stesso, forse. Ma pur di tenerselo stretto quel niente tanto rassicurante, avrebbe rinunciato a qualsiasi altra cosa.

La colonna sonora che potrebbe accompagnarne la lettura oscilla tra i brani dei Baustelle, Mahmood e Le luci della centrale elettrica. Melodie intense e torrenziali, estrinsecanti la foga e urgenza che sono aspetti peculiari della trama del romanzo. L’individuazione di una soundtrack è utile per cercare di trasmettervi l’inquietudine di queste pagine, vissuta grazie alla bravura della scrittura dell’Insolia che riesce a far calare il lettore in ogni rigo e nei vissuti dei personaggi. Pathos e malinconia.

Dialoghi serrati e nessuna retorica. Si racconta una vita difficile e cruda. La salvezza la si trova in noi stessi e la vita non ha alcun senso.

Vomitava pensieri indigesti che germinavano dai cumuli di piccoli, insensati dolori che ingurgitava ogni giorno.

Non si indicano vie o strade tantomeno intenti pedagogici. La letteratura è arte. Lo scrittore è dirompente e in una spirale ci fa seguire le vicende dei fratelli. Siamo in apnea e storditi. Una lettura felicemente originale. Interiorizzare e metabolizzare i fatti letterari narrati può costare una fatica edificante. Un romanzo deve sorprendere ed esigere uno sforzo provocando una crescita nel lettore.

Ognuno è solo ciò che può perdere

Non si è dalla parte dei protagonisti che non sono eroi positivi ne combinano di ogni, ma si è portati a cercare di capire le motivazioni della loro deriva. Sarete sorpresi e ammaliati. Leggetelo e riuscirete a capire meglio quanto sia la letteratura complessa e meravigliosa. Noi lettori voraci siamo affamati di queste letture e scrittori talentuosi.

Eravamo malati di desiderio. Scintille nel buio, abbiamo illuminato la notte e siamo bruciati di incanti e meraviglie.

 

A cura di Francesco Morra

www.youtube.com/user/Vetriera

 

 

 

Mattia Insolia


nato a Catania nel 1995. Si è laureato in Lettere a La Sapienza di Roma con una tesi sul movimento letterario dei Cannibali italiani, ha proseguito gli studi in Editoria e ha pubblicato racconti per antologie di vario genere. Negli anni ha scritto per diverse riviste di cultura e oggi collabora con L’Indiependente, per cui si occupa di critica letteraria e cinematografica.

 

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