Flawed – Gli imperfetti






(recensione di Ilaria Madau)


 

 

Autore: Cecelia Ahern
Editore: DeAgostini
Pagine: 416
Genere: Young Adult
Anno pubblicazione: 2016

 

 

In sole sei settimane Cecelia Ahern ha partorito il suo primo romanzo distopico e decisamente molte di più sono quelle che ci separano dall’uscita del seguito, che si intitolerà “Perfect” ed uscirà nella primavera del 2017.
Sebbene questo non sia il mio genere preferito, ammetto con sincerità di essere seriamente incuriosita dal proseguimento della storia perché, ve lo dico, “Flawed” finisce proprio sul più bello e non si può non pensare:
“E ora?”
A parte questo poi, un altro aspetto che mi incuriosisce è il netto contrasto tra i titoli: questo di cui a breve vi racconterò si intitola “Flawed”, la cui traduzione letteraria è “fallace, errato, difettoso” ed il prossimo, come già detto in apertura, porterà il titolo di “Perfect”, per il quale credo non sia necessaria alcuna traduzione.
La perfezione ed il suo opposto, l’imperfezione, sono i due grandi concetti di “Flawed” in quanto è ambientato in una società controllata da La Gilda, un tribunale speciale che emana sentenze che potremmo definire immorali e marchia le persone giudicate imperfette, fallate.

E’ questo il termine che viene utilizzato nel libro per indicare coloro che hanno commesso delle azioni non consentite.
In tutto il romanzo vengono menzionati con la F maiuscola perché è quella la lettera che divide le persone perfette da quelle imperfette.

I colpevoli vengono infatti marchiati in precise parti del corpo (tempia, lingua, palmo della mano, petto, pianta del piede) a seconda dell’azione sbagliata che hanno compiuto.
La protagonista del romanzo, Celestine, crede fortemente nell’istituto de La Gilda e si attiene alle regole, soprattutto perché conosce Crevan, colui che le ha dettate e le fa rispettare, in quanto è il padre del suo ragazzo.
Art. Celestine è una 17enne razionale, che non ammette sfumature, per lei le cose sono o bianche o nere.

E se quindi inizialmente per lei la Gilda era associabile al colore più puro, il bianco, dopo la sua tragica esperienza personale, pensa a Crevan e a tutto il sistema che ha creato come il nero, come il peggio del peggio.
L’errore che segna la sua vita, che segna il suo corpo in tutti i punti previsti, è l’aver aiutato un anziano fallato in evidente stato di difficoltà.

Mentre è in autobus per andare a scuola insieme a sua sorella Juniper, Art, non sopportando l’idea di veder stare male quella persona, la aiuta.

Questo gesto profondamente umano è considerato così sbagliato che tutti la additano ed il suo processo diventa seguitissimo; il suo errore è sulla bocca di tutti ed anche dopo la sentenza e la marchiatura, c’è chi continua ad umiliarla e denigrarla.
Cecilia Ahern è bravissima a descrivere il senso di impotenza e frustrazione che si può provare a sentirsi denigrati quando non c’è niente che non vada bene in noi.

E’ questo, credo, il messaggio che vuole comunicare con questo suo romanzo: non ci sono persone perfette ed altre imperfette, siamo tutti umani e dobbiamo essere trattati come tali.
Nel romanzo Celestine affronterà situazioni davvero difficili e dovrà capire di chi può e di chi non può fidarsi ed in qualche modo riuscirà a trovare una soluzione, ma gli esiti e le ripercussioni della sua scelta si scopriranno solo nel prossimo romanzo.

 

 L’AUTRICE – Cecilia Ahern è una scrittrice irlandese di grande fama. Laureata in giornalismo e comunicazione, madre di due figli, ha fatto il suo esordio con “P.S. I love You”, a cui è seguito un altro libro vendutissimo, “Scrivimi ancora”.