Gli scellerati




Recensione di Cristina Marra


Autore: Frédéric Dard 

Editore: Rizzoli

Genere: narrativa

Pagine: 204

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

Sinossi. Primi anni Cinquanta, Léopoldville, infelice sobborgo di Parigi dall’aria irrespirabile, presidiato da uno stabilimento chimico e circondato da campi di cavolo. Louise, diciassette anni e un cuore avido, è già stufa della pochezza di questo posto, della madre che la opprime, del patrigno disoccupato e alcolizzato. Ecco perché rimane tanto affascinata dai Rooland, una coppia di stravaganti americani trasferitisi da poco nel quartiere. Casa Rooland, ai suoi occhi, è un’isola di colore e allegria che sorge come un sogno in quel grigiore, con quella favolosa Dodge parcheggiata nel vialetto di ghiaia rossa, i suoi sedili di pelle bianca, le cromature. I Rooland li vede in giardino quando torna a casa dalla fabbrica, seduti insieme su un dondolo con i cuscini blu, un bicchiere in mano, a passare il tempo come nessun francese farebbe mai. In un giorno più sbagliato degli altri Louise prende coraggio, va da loro, si propone come domestica, pur di entrare in quelle stanze. E comincia per lei una nuova vita, in un mondo fuori dal mondo. Ma sarà proprio la convivenza con la coppia a rivelare le crepe di quell’apparente perfezione, a rendere palesi segreti e ossessioni, e la ragazza si troverà in un groviglio di non detti, di tensioni, di comportamenti incomprensibili e desideri fatali. E il suo sogno sarà offuscato da ombre sempre più lunghe. Frédéric Dard è stato uno degli autori francesi più popolari del Novecento, secondo, se così si può dire, solo a Simenon, con cui condivide il gusto per le atmosfere nere, attraverso le quali ritroviamo il profumo della Francia notturna, dei café e di una società che nel dramma scopriva se stessa. Gli scellerati è una piccola opera perfetta, un romanzo sorretto da una scrittura splendida e intelligente.

 

Recensione

Ha raggiunto il successo con la serie del commissario Sanantonio, autore di oltre quattrocento titoli, il francese Frèdeèric Dard è un grande scrittore di storie nere in cui l’ambiente e le sue atmosfere si fanno personaggi e riflettono e stimolano aspetti o lati oscuri dell’essere umano.

Con “Gli scellerati” tradotto da Elena Cappellini ed edito da Rizzoli, i “colpevoli o capaci di crimini” come riportato in esergo, torna la coinvolgente narrazione in prima persona; ma stavolta non è Sanantonio, commissario della polizia parigina, a raccontare indagini ed esprimere giudizi: la voce narrante è quella di una giovane donna che si “confessa” già stufa della vita monotona e monocromatica che conduce a Léopoldville, sobborgo di Parigi. Louise, la protagonista, ha diciassette anni e lavora in fabbrica, ogni mattina percorre la stessa strada da casa al posto di lavoro.

Tutte le strade si assomigliano “tirate con la riga a partire dalle piazze” e “case malandate disposte alla rinfusa su un pianoro circondato da ciminiere”, così si presenta Léopoldville agli inizi degli anni Cinquanta, sede di fabbriche e vasti campi di cavoli e porri, una cittadina che soffoca e costringe i suoi abitanti in una sorta di gabbia maleodorante. Questo succede a Luoise che sogna di lasciare quella “strada triste” e la casa “spoglia e malandata” in cui vive con la madre e il patrigno Arthur.

Un microcosmo che sa di muffa e alcool, fino al giorno “fortunato” in cui imbocca una strada diversa e incontra la casa dei Rooland, una villetta che trasuda benessere e felicità, “un’isola minuscola” e misteriosa che per Louise è un’oasi nel deserto desolante di Léopoldville. La casa della coppia “yankee”, come vengono soprannominati gli americani Jess e Thelma Rooland, diventa per la giovane Luoise un luogo da fiaba e una meta da raggiungere a ogni costo.

Dard mette in bocca alla sua protagonista sensazioni e aspettative e ne fa uscire anche la testardaggine e il lato più scellerato. Il dondolo dai cuscini blu, la ghiaia rossa, la grande Dodge verde dagli interni bianchi, tutto fa credere che anche dentro la villetta a due piani ci siano colori e incanto.

Luoise decide che dentro quell’isoletta multicolor deve arrivarci per fuggire dalla sensazione di “essere prigioniera di Léopoldville, di essere destinata per sempre alla fabbrica, agli uomini ubriachi di vino e di fatica, all’odore acre dei cavoli e a uno schermo televisivo davanti al quale con Arthur e la mamma saremmo stati per sempre schierati sulle sedie spaiate”. Si propone come domestica e varca la soglia di casa Rooland che si rivelerà una gabbia dorata. Dard cala Louise in una nuova realtà e la mette di fronte ai dubbi e a delle scelte decisive.

La convivenza con Thelma e Jess si fa via via più difficile e Luoise spesso non ne comprende i comportamenti, il linguaggio o gli atteggiamenti. Anche i sentimenti e ciò che innescano cambiano man mano volto e senso.

Cosa vuole davvero quella giovane donna?

Questo e molto altro Dard fa scoprire al lettore in un viaggio dentro la mente di Louise che si lascia trascinare dagli eventi.

Attenta osservatrice ben presto mette da parte ingenuità e giovinezza e scopre che la sua isola felice è anch’essa destinata ad affondare “nella fuliggine di quella periferia triste e grigia”.

 

 

 

Frédéric Dard 


Frédéric Dard (1921-2000) ha iniziato prestissimo a pubblicare i suoi libri, negli anni Quaranta. Il grande successo sarebbe arrivato però più tardi, con la creazione dello pseudonimo di San Antonio. La sua bibliografia conta quattrocento titoli.

 

 



Translate »