Hotel del Gran Cervo




Recensione di Isabella Saffayé


Autore: Franz Bartelt

Editore: Feltrinelli

Traduzione: Elena Cappellini

Genere: Giallo/Noir

Pagine: 288

Data pubblicazione: Maggio 2018

 

 

 

 

SINOSSI. Mentre si trova in un paesino delle Ardenne per girare un documentario su una celebre star del cinema trovata morta quarant’anni prima nella vasca da bagno di una stanza d’albergo, il giovane Nicolas Tèque assiste a un susseguirsi di barbari omicidi. Spetterà all’eccentrico, irriverente e bulimico ispettore Vertigo Kulbertus, a pochi giorni dalla pensione, scoprire cosa si nasconda nel passato denso di segreti e rancori degli abitanti di Reugny. Omertà e ipocrisia, invidia e avidità serpeggiano in questo borgo sonnolento che sopravvive grazie agli introiti di un improbabile Centro motivazionale per dipendenti aziendali.

 

RECENSIONE

Hotel del Gran Cervo è un divertentissimo giallo dalle cupe tinte noir.

Sapientemente ambientato in un piccolo paese collocato nella regione collinare delle Ardenne, territorio assai affascinante, cupo e allo stesso tempo selvaggio, caratterizzato da ampie distese di foreste, paesini dislocati qua e là, collegati da tortuose strade disagevoli e pericolose.

Lo scrittore sfrutta con maestria la collocazione territoriale di questo piccolo borgo, Reugny, ove è collocato l’hotel del Gran Cervo, un albergo vetusto che ha dimenticato gli allori di un tempo, ma che tira avanti grazie alla gestione familiare capitanata da Thérèse Londroit – figlia della vecchia proprietaria ormai ridotta in sedia a rotelle – e all’aiuto della giovane e vivace figlia, Anne-Sophie.

Il borgo di Reugny, con i suoi abitanti fissi, quelli di passaggio, e i suoi dintorni difficili e aspri, è chiaramente descritto, così da fornire al lettore un’idea della suddivisione regionale della popolazione di questi luoghi. La regione delle Ardenne ha una composizione territoriale assai particolare: si trova, infatti, in un luogo diviso tra Belgio e Lussemburgo, ma che si estende anche fino alla Francia.

Quindi il lettore si trova immerso in un’ambientazione caratterizzata da vecchi focolai di latente xenofobia e intrecci amorosi vecchi e nuovi in cui si sviluppa la storia, assolutamente originale e mai banale, del romanzo.

L’hotel in questione sarà la sede principale di tutta la vicenda, della quale si andranno via via sciogliendo le matasse delle varie storie, legate alle sorti di più soggetti; sorti che, inizialmente, appariranno disgiunte, per poi svelare un legame sotterraneo e inatteso.

Il compito di far chiarezza in questo subbuglio di accadimenti spetterà a un personaggio davvero memorabile, Vertigo Kulbertus, un commissario scorbutico e pragmatico, ormai giunto alla fine della sua carriera, il quale, a pochi giorni dalla pensione, si troverà alle prese con una serie inquietante di omicidi, e con la scomparsa di una giovane donna.

Vertigo Kulbertus, uomo attempato ma con ancora innato l’amore per i vizi, obeso, amante della birra senza schiuma e delle patatine fritte, dal linguaggio irriverente e dai metodi investigativi poco convenzionali, condurrà la sua ultima indagine… a suo modo. Caustico e intelligente come pochi, collaborerà con un altro interessante personaggio che a Reugny troverà la propria strada, il documentarista Nicolas Tèque, che si trova nel paesino delle Ardenne per girare un documentario su una celebre star del cinema trovata morta quarant’anni prima nella vasca da bagno di una stanza dell’hotel del Gran Cervo.

In sostanza, un romanzo graffiante, ironico e avvincente, dal finale inatteso e felicemente scorretto, assolutamente da leggere.

 

 

 

Franz Bartelt


Franz Bartelt è nato il 7 ottobre 1949 nel comune francese di Andelys, è un poeta, scrittore, drammaturgo francese. Franz Bartelt è il figlio di un ebanista di origine Pomerania (confine tedesco-polacco) e di una donna della Normandia. La famiglia Bartelt si stabilì nell’Eure dove nel 1949 nacque Frantz Bartelt che arrivò nelle Ardenne all’età di quattro anni e si stabilì dapprima a Boulzicourt, poi a Charleville-Mézières, l’area di Arthur Rimbaud, un luogo predestinato per il giovane Franz che impara a leggere dai romanzi polizieschi che divora sua madre, e comincia a scrivere all’età di tredici anni. Un anno dopo lascia la scuola e si guadagna la vita con dei lavoretti. A diciannove anni, entra in un impianto di elaborazione di carta a Givet, un altro luogo simbolico per lo scrittore che stava per diventare. Nel 1980, si trasferì a Nouzonville e si dedicò alla scrittura. Per cinque anni scrisse due volumi all’anno senza preoccuparsi di essere pubblicato. Dal 1985 fece della scrittura il suo unico mezzo di sostentamento. Dal 1995, conobbe la consacrazione con la pubblicazione dei suoi romanzi, tutti applauditi dalla critica e apprezzati per il grande pregio letterario.