I bambini delle Case Lunghe




Recensione di Laura Salvadori


Autore: Corrado Peli

Editore: Time Crime

Genere: Giallo

Pagine: 288

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

Sinossi. 1985. A Case Lunghe, località della piccola frazione di San Felice nella Bassa bolognese, la vita scorre lenta e i bambini crescono giocando nei campi e nei casolari abbandonati. Ma quei silenzi, quegli orizzonti bassi, quelle nebbie che sembrano non diradarsi mai custodiscono segreti inconfessabili, violenze soffocate nel perbenismo, passioni proibite consumate e rinnegate, silenzi ottenuti col ricatto… Finché un gruppo di bambini si ribella tragicamente all’ipocrisia e alla violenza degli adulti, ristabilendo un nuovo ordine destinato in apparenza a durare. Ma trentun anni dopo, quando don Stefano Vitali viene inviato a San Felice per curare i particolari burocratici di un ingente lascito alla parrocchia della frazione, dietro a quella realtà riemerge un dramma ormai dimenticato, pronto a reclamare che il cerchio venga chiuso una volta per tutte.
Recensione

Questo romanzo mi è piaciuto moltissimo.Sono consapevole che non è mai appropriato utilizzare un fraseggio così banale e inconcludente, in una recensione. Ma sono dell’opinione che talvolta è consentito esprimere un apprezzamento seppur così semplice; nella fattispecie quando l’opera non ha alcun punto debole e accoglie solamente spunti positivi.

Quando la lettura di un romanzo scava un solco nella tua quotidianità, quando ti coinvolge a tutto tondo, quando non lascia neanche un piccolo spazio vuoto nella tua testa, ma occupa con forza il tuo pensiero, senza mollarlo mai, allora possiamo affermare senza dubbio che l’autore ha centrato l’obiettivo più ambito e difficile, quello di rendere partecipe il lettore della storia che ha creato e di essere stato in grado di farlo vivere dentro alla storia stessa.

In altre parole, quando un’opera ti rimane dentro e si imprime nel tuo animo, allora possiamo dire semplicemente “mi è piaciuto moltissimo”!

Ne “I bambini delle Case Lunghe” tutto è specchiato!

Il linguaggio, che spazia dal fraseggio semplice e istintivo tipico dell’infanzia ai dialoghi più complessi degli adulti. Un linguaggio che cattura, che rende i personaggi autentici e indimenticabili!

La trama, semplice ma molto efficace e coinvolgente! Con al centro un tema di grande attualità come la violenza tra le mura di casa.

I personaggi, meravigliosi esempi di italianità, ben caratterizzati, ai quali si è capaci di dare immediatamente un volto, tanto sono vicini al vero.

I luoghi che, seppur di fantasia, sono descritti con grande suggestione e che ricalcano l’esistenza dei suoi abitanti, i suoi luoghi comuni, le sue tradizioni. Luoghi quasi fatati, ovattati e resi misteriosi dalla nebbia, onnipresente, personaggio anch’essa alla stessa stregua delle persone.

 

… questa nebbia inghiotte le cose. La vede? È come ovatta, si deposita sulle ferite dell’anima e le cura. Assopisce e poi nasconde

 

La storia inizia nel 1985 (gli anni Ottanta, così carichi di fascino e pregni di ricordi, per molti di noi non troppo giovani… Chi come me li ha vissuti non potrà che riconoscersi nelle mode e nel costume del tempo…). I protagonisti del romanzo sono poco più che bambini, alle prese con il bisogno di avventura, con la paura del futuro, con le prime cotte. Sono bambini tuttavia già cresciuti, perché la loro terra già li ha messi alla prova; sono capaci di grandi slanci ma anche in grado di odiare e di cercare vendetta. Hanno un grande senso dell’amicizia, come di un valore assoluto, di fronte al quale tutto ammutolisce e passa in secondo piano. E hanno una guida, Padre Gaetano, un parroco vecchio stampo, di quelli che sentono la parrocchia come una grande famiglia, di cui il prete è il padre spirituale, la guida, l’angelo consolatore ma soprattutto il protettore della comunità, che guida con principi a tratti non troppo ortodossi e consoni all’abito talare.

 

Voi pensate a dir messa, ma non è quello che dovreste fare. Dovreste vegliare, proteggere e dirigere la vostra comunità, è questo che Dio vorrebbe da voi, voi dovreste essere il Signore in terra.

 

Padre Gaetano prenderà ad esempio questo consiglio e con il suo fare paternalistico diventerà il grande manovratore dei bambini delle Case Lunghe e delle loro famiglie. Le sue scelte saranno la causa del mistero che avvolge questa storia, che toccherà a un altro prelato, dopo molti anni, dipanare.

La seconda parte del romanzo si svolge ai giorni nostri. I bambini delle Case Lunghe sono adulti, ognuno preda dello stesso demone. Li accomuna un tremendo segreto, che rischia di venire a galla.

A poco a poco si svelano particolari che riguardano il passato, che nei capitoli precedenti sono stati solo accennati. Piano piano le nebbie si diradano (ancora la Nebbia, incombente e palpabile!) e potremo scoprire il mistero che accomuna gli abitanti di Case Lunghe.

L’intreccio è ottimamente condotto e tiene altissima l’attenzione del lettore. I personaggi sono ugualmente catalizzatori di interesse, sia che siano positivi, sia che mostrino il loro lato peggiore.

La scelta di dividere il romanzo in due spazi temporali distinti aiuta il lettore a non perdersi mai e nello stesso tempo gli rende la vita più difficile, perché non è così immediato ricordare certi particolari e certi accenni del passato che sono topici per la vicenda dei giorni nostri.

Spesso si leggono romanzi che si svolgono su due diversi piani temporali, ma è più frequente la scelta di alternare le vicende del passato con quelle del presente. Peli invece fa questa scelta coraggiosa, che tuttavia ritengo premiante, per i motivi che ho appena detto.

I bambini delle Case Lunghe è un romanzo che cattura, che invita a essere riletto, anche a strettissima distanza dalla prima lettura. I suoi temi sono affrontati con grande coraggio ed enorme sensibilità e inducono nel lettore grande partecipazione emotiva. La violenza tuttavia non vi trova espiazione, perché genera altra violenza; i demoni non muoiono, in questo romanzo, semplicemente cambiano veste, si trasferiscono altrove, in altri corpi, corrompendoli. Non c’è perdono qui, c’è solo una muta condanna che lascia l’amaro in bocca ma al tempo stesso regala una grande voglia di consolare, di proteggere, di partecipare e di amare.

Insomma, per me questa è un’opera davvero riuscita! Non posso dire di più, perché svelerei troppo, aggiungo solo che i personaggi delle Case Lunghe vi rimarranno nel cuore. Vi ci riconoscerete, perché le vicende sono ordinariamente straordinarie, vi ci rispecchierete perché la storia recente è così ben descritta, ve ne innamorerete e vorrete proteggere Rosa e i suoi bambini, allontanare Giovanni dai suoi demoni e ricevere l’assoluzione da Don Gaetano.

Non vi resta che leggere questo romanzo per esserne stregati fino in fondo.

 

Corrado Peli


Corrado Peli nasce nel 1974 a Castel San Pietro Terme ma vive e lavora a Medicina, in provincia di Bologna. Scrittore e giornalista, si occupa di comunicazione. I Bambini delle Case Lunghe è il suo primo romanzo edito da Fanucci Editore.



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