I quattro libri




Recensione di Erika Kallunki


Autore: Yan Lianke

Traduzione: Lucia Regola

Editore: Nottetempo

Genere: Narrativa

Anno di Pubblicazione: 2018

 

 

 

 

Sinossi. Lianke ci trasporta sulle rive del Fiume Giallo, nel campo 99 – uno dei tanti campi di rieducazione per intelletuali della Cina del periodo del Grande balzo in avanti.
Attraverso i suoi prigionieri senza nome, come lo Scrittore, il Filosofo, il Teologo o la Musicista, coosciamo la storia del campo vissuta fra i soprusi e  le punizioni imposte dal giovane “kapo” chiamato il Bambino,  fino ad arrivare all’impossibile limite di produzione a cui i prigionieri dovevano sottostare. L’assurda crudeltà – irrazionale ed illogica – viene raccontata da Lianke attraverso episodi come la bruciatura di libri, le vessazioni, le ricompense utilizzate per tenere in pugno i prigionieri cui unica colpa era quella di essere intelletuali e per questo, marcati come traditori del regime.

 

Recensione

Quando ho cominciato a inoltrarmi tra le prime pagine de “I Quattro Libri”, ho avuto delle sensazioni contrastanti: la tematica interessante rappresenta uno di quei pezzi di storia che tendono a essere dimenticati, ma la scrittura mi sembrava distaccata e impersonale.

Nonostante questo primo impatto, continuando con la lettura, diventa chiaro che questa modalità vuole accentuare proprio la personalità tolta ai personaggi, che nemmeno vengono chiamati con il loro nome, ma con i loro mestieri che, all’interno del campo, rappresentano le loro colpe.

Lianke sembra voler chiarire che, dentro al campo, non importa chi tu sia, non conta il tuo mestiere o quello che hai raggiunto, ma l’unica cosa che merita di essere considerata è la collettività e quello che essa riesce a produrre.

Il fine ultimo è quello di attuare il piano economico di Mao Zedong, conosciuto come il “Grande balzo in avanti”. Proprio per questo fine ultimo, la storia si fa via via sempre più cruenta, raccontando episodi di violenza, tortura e coercizione che lasciano un senso di brutalità, una volta raggiunto il finale.

A mio avviso questo libro non piace nel senso positivo del termine, eppure si tratta di un’opera interessante, triste ed educativa.

Parte preziosa è la scrittura di Lianke che aiuta a dipingere la sofferenza e la drammaticità di una parte della storia cinese e ricordare le

“decine di migliaia di intellettuali che morirono e sopravvissero” (cit. Lianke. I quattro Libri).

 

 

 

Yan Lianke


Yan Lianke nasce in una famiglia povera dello Henan nel 1958 e, verso la fine degl’ anni 70, si arruola nell’ esercito dove scopre il suo talento come scrittore. Nel 2005 decide di lasciare definitivamente la carriera militare per concentrarsi solo sulla scrittura. Fra le sue opere più conosciute, si ricorda Servire il popolo (Einaudi, 2006) e Pensando a mio padre (Nottetempo, 2013). Nel 2014 vinse il prestigioso Premio Franz Kafka. Lianke è sposato e ha un figlio.

 

 



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