Il bambino che smise di piangere






il bambino che smise di piangere di ninni schulman

(Recensione di Manuela Fontenova)


Autore: Ninni Schulman
Traduzione: Roberta Nerito
Editore: Sperling & Kupfer
Genere: thriller
Pagine: 363
Anno pubblicazione: 2015

 

A due anni dal suo esordio letterario nel mondo del thriller nordico con “La bambina con la neve tra i capelli”, Ninni Schulman torna con il secondo capitolo di quella che potremmo definire la serie di Magdalena Hansson, giornalista locale che vive ad Hagfors, un tranquillo paesino svedese.

Alle prese con un incendio doloso, che ha causato la morte di una giovane donna, Mirjam Farsson, Magdalena (Magda come preferisce chiamarla l’autrice) questa volta è alle prese con un misterioso piromane che ben presto assumerà le fattezze di un vero e proprio serial killer. La casa di Mirjam è solo il primo obiettivo del fuoco assassino e quando altri incendi vengono appiccati, con le stesse modalità, cogliendo nel sonno le inconsapevoli vittime, Magda inizia a temere anche per la sua famiglia, e l’urgenza di fermare il colpevole diventa sempre più pressante.

Le indagini della polizia, condotte in prima linea da Petra Wilander e Christer Berglund, procedono molto a rilento. Qual è il nesso tra gli incendi? Cosa accomuna le vittime? Sarà Magda a fornir loro una pista da seguire: pochi giorni prima le vittime avevano ricevuto un messaggio, una frase enigmatica quanto inquietante “Non senti quando smetto di piangere”. Contestualizzarla, capirne il senso, l’appartenenza, questo è l’unico modo per risalire all’assassino, per comprendere le ragioni di un gesto esasperato ed estremamente crudele.

Ninni Schulman viene definita la nuova Camilla Läckberg e leggendo i suoi romanzi non è difficile capirne il perché. Le analogie con Erica Falck, ineguagliabile protagonista della fortunata serie, sono molte ma a volte, la Schulman sembra aver forzato un po’ troppo la mano, caricando forse eccessivamente la sua eroina.  Come Erica, anche Magda avvia una sua personale indagine, fa ricerche, ficca il naso dove non dovrebbe, ma le sue deduzioni non procedono mai parallelamente a quelle della polizia. Erica si rivela sempre un aiuto validissimo nelle indagini ufficiali, e grazie alla sua capacità analitica riesce a fornire spunti fondamentali nelle ricerche,  giungendo alla soluzione del caso forse in anticipo sugli altri, ma le sue informazioni e le sue intuizioni nascono sempre da uno scambio reciproco con la polizia. In questo romanzo invece a fornire piste, elementi e presunti colpevoli è solo Magda e il ritratto delle forze pubbliche svedesi che viene fornito non è particolarmente positivo.

La storia ha veramente pochissima azione, ma non lo considero un difetto, anzi, riesce a conquistare il lettore senza fatica, si fa leggere piacevolmente anche per questo. L’atmosfera di familiarità che troviamo nei libri di Camilla è presente anche qui: gli incendi e gli omicidi occupano solo una parte della trama, che invece molto si concentra sulla vita personale dei personaggi.

Magda in primis, fuggita da Stoccolma dopo un doloroso divorzio, che ad Hagfors, suo paese natale, ha cercato di ricostruirsi una vita con il figlioletto Nills e il nuovo compagno Petter. Petra, instancabile poliziotta alle prese con un figlio problematico e in piena crisi adolescenziale e Christer, suo collega che lascia trasparire un passato doloroso e un animo fragile e tormentato. Ci si affeziona a tutti questi personaggi, ci ritroviamo a seguirne le vicende, che appassionano forse più di quanto faccia il vero tema della storia.

Sicuramente il prediligere l’aspetto umano dei personaggi, la loro psicologia e l’ambiente sociale in cui vivono è un tratto saliente del thriller nordico; nella Läckberg è quasi un marchio di fabbrica e nella Schulman è un elemento molto apprezzabile, ma credo che se avesse cercato una strada propria piuttosto che cercare di seguire le tracce di Camilla, forse la storia sarebbe stata più interessante, perché la protagonista, Magda, a me è parsa (purtroppo) una caricatura di Erica Falck e anche lo stile e la narrazione ne risentono molto.

Il bambino che smise di piangere è il secondo capitolo di una serie; non ci sono dubbi che ci sarà un seguito e molto probabilmente altri libri nei prossimi anni, con la speranza che la Schulman esplori anche nuove soluzioni narrative.

Io li leggerò sicuramente perché, tutto sommato, è stata una buona lettura e, se il genere nordico vi appassiona, mi sento di consigliarvelo.

 

 

Ninni Schulman classe 1972 è nata a Lesjörf, in Svezia. Dal 1995 lavora come giornalista e si è occupata di diversi casi di cronaca nera. Abita a Stoccolma, ma trascorre le estati nella tenuta di campagna ad Hagfors, dove ha anche iniziato la sua carriera come redattore nel giornale locale.

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