Il cacciatore del buio




Recensione di Simona Sireus

Autore: Donato Carrisi

Editore: Longanesi

Pagine: 406

Genere: Thriller

Anno Pubblicazione: 2014

 

 
 

 


E’ consigliabile avvicinarsi a questo libro dopo aver letto “Il tribunale delle anime”: stessa ambientazione, stesso coinvolgimento della Penitenzieria Apostolica e stessi personaggi principali, Marcus il penitenziere e Sandra Vega la foto-rilevatrice della polizia di Roma. L’ambientazione è ricca di richiami storici e artistici propri della città eterna che viene descritta e utilizzata per immergere il lettore nella sua aura di ambiguità e tenebre.

I due protagonisti si trovano di fronte ad una serie di omicidi che vedono sempre come vittime coppie. Il modus operandi del killer prevede che l’uomo venga ucciso subito con un colpo di pistola mentre la donna, prima di essere assassinata, viene torturata con un coltello. Un’anomalia ricorrente nei casi è che le donne vengono truccate e fotografate post mortem dal loro assassino. Le anomalie sono importanti, sono quelle che aiutano il penitenziere a districare i vari indizi per arrivare a risolvere l’indagine. In particolare Marcus, l’uomo che non ricorda il suo passato, ha il dono di riconoscere le anomalie e se ne serve abilmente.
L’incontro con Sandra Vega non è casuale infatti Marcus, dopo averla conosciuta quando lei indagava sulla morte del marito (“Il tribunale delle anime”), non l’ha mai persa di vista poiché è attratto da lei. Pare che l’interesse sia reciproco e forse è la causa del naufragio della nuova relazione della donna con Max, professore di liceo col quale vive attualmente.

Rispetto a “Il tribunale delle anime” in questo libro Marcus conoscerà qualche informazione in più riguardo al suo passato; egli avrà occasione, seguendo questa indagine, di conoscere il suo superiore supremo che precedentemente gli ha trasmesso gli insegnamenti tramite la guida spirituale Clemente.

Parallela all’indagine del serial killer che uccide le coppie, Marcus si occupa anche dell’assassinio di una suora che viene compiuto inspiegabilmente proprio all’interno delle mura Vaticane. Nell’ultima parte del libro troverà soluzione anche a questo mistero e per farlo si recherà in Nigeria e in Congo sebbene la spiegazione si trovi in una frase che una suora di clausura gli rivolge mentre si stava occupando del recupero del corpo della consorella: hic est diabolus, il diavolo è qui.

Nuovamente, in questo libro, Carrisi parla del bene e del male concludendo che il bene non può esistere senza il male, infatti l’importanza del male sta nel salvaguardare il bene e, come dice in modo ricorrente Clemente: il bene è l’eccezione.

Lo stile fluido e impeccabile è quello che ritroviamo negli altri romanzi di Carrisi; il ritmo della narrazione è sempre teso e il suo punto forte è la presentazione degli eventi, il loro incalzare e l’incastro tra essi; le descrizioni psicologiche dei personaggi si evincono dai rispettivi comportamenti che vengono tratteggiati magistralmente.
Ancora una volta da un romanzo di ottimo livello.

 

 

Donato Carrisi 


Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. È sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del Corriere della Sera
ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, Il maestro delle ombre, La ragazza nella nebbia, dal quale è stato tratto il film omonimo con cui nel 2017 ha debuttato nella regia cinematografica.