Il cacciatore di libellule






(di Olga Gnecchi)


 

 

Autore: Giuliana Guzzon
Editore: Giuliana Guzzon
Pagine: 394
Anno Pubblicazione: 2015
 

 

Sinossi
Gabriel Larsen è un antropologo molto legato al suo lavoro.
Nella sua Firenze continua a tormentarsi sui reperti rinvenuti in uno scavo effettuato in Africa.Sente di dover dare una spiegazione a ciò che sembra apparentemente inspiegabile.
La scoperta del corpo mutilato di una ragazza a Malindi fa da propulsore a una spirale di omicidi.Toccherà alla profiler Doris, al patologo Steven e al tenente Robert addentrarsi in uno dei peggiori incubi lastricato di ossa.L’unica prova che si tratti di un serial killer è la presenza di ali di libellula inserite negli occhi dei cadaveri. Questa la sua firma. Ma qual è il significato? Chi conosce il suo segreto?
Il killer è rapido, veloce e non perde mai il controllo: segue i meandri oscuri della perversione umana ossessionato dalla poesia e la musica.Una sola certezza; ucciderà ancora.
Nessuna donna è al sicuro; le sceglie, le segue, le tortura.Ogni volta che uccide le fantasie diventano più intense, provocanti e violente.Ambientato in uno scenario di toni caldi, profumi e odori che evaporano tra la terra arida e il verde, dove il rosso trova spazio negli incredibili tramonti, si è catapultati nel cuore del Kenya, dove si sente il respiro del popolo Masai.

“Idoli e mostri possono cambiare nome attraverso il tempo e con l’avvicendarsi delle diverse culture, ma alla fine rimangono sempre gli stessi. […] La terra nasconde dei segreti che l’uomo non può conoscere e forse non conoscerà mai”.

Recensione
“Il Kenya si estendeva per centinaia di chilometri, distorcendo spazio e proporzioni, affondando le sue radici, bevendo la linfa dell’universo intorno e nutrendosi della saggezza dei popoli”. È lo scenario in cui si svolge la vicenda narrata da Giuliana Guzzon, dove “Il cacciatore di libellule” cattura, tortura, uccide le sue vittime con l’intento di portare a termine un macabro, folle proposito.

Un thriller atipico, un alternarsi di prosa e poesia. Il viaggio di un antropologo dalla raffinata Firenze al caldo e colorato Kenya descritto in modo superbo dall’autrice. Una storia densa di colori, che porta quasi a confondere le sfumature del tramonto con quelle del sangue.

Vero protagonista è il killer, spietato e perverso, e il lettore non può restare indifferente alle atrocità da lui commesse. Ci si ritrova invischiati nella tela tessuta dai suoi vaneggiamenti e ci si chiede fin dove voglia spingersi e chi riuscirà a fermarlo o a scoprire i suoi intenti.

Numerosi elementi fanno da collante alla trama, senza mai distogliere l’attenzione dagli omicidi. Lo stile particolare dell’autrice e la sua capacità di celare l’identità dell’assassino fino alla fine sono pregi essenziali e permettono la buona riuscita del romanzo.

Un’omogeneità maggiore tra i vari passaggi e cambi di scena avrebbe reso il testo migliore, così come l’aggiunta di altri dialoghi. Per approfondire, abbiamo intervistato Giuliana Guzzon.

Giuliana Guzzon è nata a Vercelli il 5 ottobre 1958. Trasferitasi per lavoro in Costa Azzurra vive a Menton, dove svolge la sua attività come agente di viaggio.Una scuola d’arte, frequentata in età adulta, per progettare e costruire vetrate del ‘400, le ha permesso di realizzare le sue aspirazioni artistiche. Ama gli autori classici, il suo preferito è Foscolo, ma si appassiona anche ai romanzi Noir e Thriller.Si è avvicinata al pubblico nel 2003 iscrivendosi al sito “liberodiscrivere” con lo pseudonimo di Irisfairy e successivamente al sito “scritturafresca”. Scrive con lo pseudonimo di Sacrarmonia. Cura un blog dedicato all’arte delle vetrate. Si è distinta in numerosi concorsi di poesia aggiudicandosi premi e riconoscimenti.La sua prima pubblicazione è uscita con Amazon.it, un self-publishing in ebook della Silloge poetica “Una rosa nera e la seta d’un verso per mantello, di genere gotico.2014 – 26 novembre ha pubblicato con Twins Edizioni per David And Matthaus edizioni silloge poetica “Sussulta delirante il mio intimo di donna” distribuzione Feltrinelli e RCS libri (Mondadori).“Il cacciatore di libellule” è il suo primo romanzo di genere thriller. Il secondo è in corso di scrittura e pur non essendo la continuazione del primo, si riallaccia alla sua storia.


INTERVISTA
1) Ciao Giuliana, parlaci di te e di come nasce la tua passione per la scrittura.

Ciao Olga, grazie per avermi ospitata. Io sono cresciuta in un ambiente rurale. La natura era bucolica e la stretta vicinanza con gli animali e la loro vita ha reso la mia infanzia speciale. Mio nonno materno si è occupato della mia educazione e mi ha seguita nelle tappe fondamentali della vita. Lo ricordo con molto affetto mentre mi leggeva alla sera, soprattutto d’inverno davanti al camino, i testi di mitologia greca al posto delle comuni fiabe che si raccontano solitamente ad una bimba di sette anni. La letteratura faceva parte del mio percorso formativo ed è certamente grazie a lui se ho iniziato e continuato a scrivere. La mitologia greca ha un suo fascino indiscusso e ai miei occhi è apparsa subito come una grande fantastica avventura. Il passaggio dalla letteratura greca ai classici del ‘200/300, fino all’800, è stato molto breve. A nove anni scrivevo i primi versi, avevo bisogno di sentire mio un mondo che ancora non mi apparteneva. Poi crescendo, tutti gli elementi esterni alla organizzazione della struttura verbale hanno via via acquisito importanza, per poi prendere spazio nella mia espressione e fantasia individuale.

2) Con “Il cacciatore di libellule”, passi da un genere letterario a un altro, dalla poesia alla prosa. Eppure, riesci a combinare entrambi in quest’opera. Come mai questo mix di stili? Avevi già in mente di dare questa impronta lirica nei passaggi in cui narri del killer?

Sono sempre stata molto legata alla letteratura classica e per molto tempo della mia crescita educativa non ho letto altro. Con l’adolescenza ho iniziato a provare curiosità per gli autori soprattutto americani e il genere che più aveva destato la mia curiosità era il romanzo thriller. La primissima scrittrice entrata nel mio cuore fu Patricia Cornwell; letto il primo, acquistai tutti i suoi libri. Poi iniziai a cercare altri autori dello stesso genere e, via via la mia libreria si è arricchita. Solo negli ultimi anni ho iniziato a scrivere oltre alle poesie dei brevi racconti e “giocare” con le due scritture. Il primo esperimento è stato una rappresentazione teatrale, in cui la voce narrante (prosa) alternava la voce della coscienza (lirica). Questo sposalizio tra le due scritture è piaciuto molto e ho deciso di utilizzarlo applicandolo al personaggio del mio libro più incisivo, cioè il killer.

3) Africa, antropologia, folklore, persino astrologia… Ci sono molti elementi nel tuo libro. Come hai fatto a trattare così bene questi argomenti? Nelle note, alla fine, dici di non aver mai visitato il Kenya, ad esempio. Quali sono state le difficoltà incontrate nel descrivere i paesaggi, gli usi e i costumi, senza esserci mai stata? E come mai la scelta di un antropologo come protagonista?

Non la chiamerei difficoltà, ma studio. Ho trascorso un periodo di mesi impiegando il tempo nella ricerca e alienandomi dal libro. Geografia, storia, medicina legale, astrologia, popolazioni africane, miti, usanze. È stato un periodo molto interessante per me, di arricchimento. Poi, mi sono concentrata sulla figura del killer. Ho dovuto leggere e assorbire un po’ di materiale scartando tutti i modus operandi conosciuti, nella ricerca di qualcosa di originale e traumatico. Prendendo appunti (io scrivo tutto a mano) e metabolizzando, per poi calarmi in una mente disturbata. Nella mente di una personalità perversa, sadica e schizofrenica. Non ho riscontrato difficoltà particolari, la psicologia e psicoanalisi mi ha sempre affascinata e attratta e in questo caso mi sono estesa anche nella criminologia. Delineare e creare questo personaggio mi ha appassionata. Ogni elemento ha messo in moto il mio processo mentale rivolto a cercare nella materialità la situazione che volevo creare, ho cercato di rendere forte e vivo il potenziale del personaggio. (Naturalmente si parla di fantasia perché il reale orrore lascia senz’altro terrorizzati e sgomenti). L’idea di inserire la figura di Gabriel Larsen è stata naturale. Dovendo ambientare in Africa e per l’esattezza in Kenya la maggior parte della storia, quale personaggio poteva collocarsi meglio di un antropologo? Anche qui, ho dovuto fare delle ricerche e studiare la materia prima di parlarne, delineare una carriera, un metodo di lavoro e rendere il personaggio importante e necessario. Gabriel rappresenta una parte della mia personalità e il rigore con cui sono cresciuta.

4) Hai intenzione di scrivere un seguito? Vuoi parlarcene?

Sto scrivendo un secondo romanzo. Non è proprio il seguito, entrambi sono autoconclusivi ma, alcune “porticine” del primo verranno chiuse nel secondo. I lettori riavranno quattro personaggi di “Il cacciatore di libellule” e si ritroveranno subito col cuore in gola. Dunque! Posso dirvi che cambia la location, che sarà meravigliosa quanto la prima e che… La caccia sarà spietata!

5)E altri progetti futuri? Continuerai a dedicarti al thriller o ti piacerebbe percorrere altre vie, con un genere diverso?

Nonostante il genere thriller sia il mio “elemento”, mi piacerebbe scrivere un romanzo ambientato nella prima guerra mondiale, oppure un libro per bambini. Ma chissà cosa mi verrà in mente! Per ora i miei progetti sono legati ai romanzi. Soprattutto alle traduzioni e presentazioni.

6) Ti ringrazio per averci concesso il tuo tempo, e concludo con la domanda di rito, a proposito dei thrilleristi nordici, chiedendoti se c’è un autore o un’autrice della letteratura del nord Europa che hai letto e apprezzato di recente.

Negli ultimi anni, nel nord Europa, si è creata una cultura giallista che fa invidia anche agli americani. Io ho scoperto il thriller del nord con Stieg Larsson e credo sia stato un po’ così per molti appassionati del genere. Inoltre la morte prematura dell’autore, prima della pubblicazione, ha lanciato in modo esponenziale nel mondo editoriale la sua trilogia e di conseguenza si è attivata l’attenzione sugli autori nordici. Ma la firma che più mi ha conquistata è Lars Kepler con il suo “L’ipnotista” e la detective Joona Linna. Anche se, in verità, dietro al nome si nascondono due autori: Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho.

Saluto e ringrazio te Olga e tutti i lettori che si sono armati di pazienza per leggere sia l’intervista, che il mio romanzo “Il cacciatore di libellule”. Inoltre vorrei ringraziare chi mi ha regalato un pensiero, una frase dopo la lettura, perché mi ha resa felice e appagata per il duro lavoro svolto.
Grazie!

Giuliana Guzzon

Recensione e intervista a cura di Olga Gnecchi

Olga Gnecchi vive a Porto Empedocle. Ha studiato Lingue e letterature straniere e Lettere moderne. “Sotto i suoi occhi” è il suo libro d’esordio disponibile su Amazon insieme a “L’ultima cella”, il suo secondo thriller. Scritto a quattro mani con Gianluca Ingaramo, la parodia erotica “Amore Antigas”.