Il caravan




Recensione di Katia Montanari


Autore: Jennifer Pashley

Traduzione: Anna Mioni

Editore: Carbonio Editore

Genere: thriller

Pagine: 336

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. A ventitré anni, Rayelle Reed passa le sue serate nei bar di South Lake, rassegnata a un dolore che solo l’alcol può alleviare. Fino all’incontro con Couper, giornalista investigativo sulle tracce di una serie di ragazze scomparse. Su una Gran Torino a cui è agganciata una minuscola roulotte, attraverseranno insieme le desolate aree rurali del Sud degli Stati Uniti, tra caravan park, cimiteri, motel e stazioni di servizio lungo rettilinei infiniti. Senza sapere che nel frattempo un’altra donna ferita e piena di rabbia sta percorrendo quelle stesse strade…Un thriller cupo e conturbante, rischiarato da una luminosa vena poetica, che parla di madri e figlie, di violenza domestica e disagio sociale, lasciando emergere la disperazione, ma anche la bellezza spoglia e tenace di luoghi e persone. Jennifer Pashley affonda nella psiche dei protagonisti ed esplora i sottili grovigli delle relazioni umane, rileggendo con sguardo temerario il rapporto tra il carnefice e la sua vittima.

 

Recensione

Questa è l’avvincente storia di Rayelle, una ragazza cresciuta in una realtà povera e degradata, priva di prospettive, nella quale l’alcool e il sesso sembrano essere gli unici passatempi, quando non diventano perfino materiali di scambio o un modo per farsi accettare.

A soli ventitré anni ha vissuto e visto eventi strazianti che l’hanno trascinata a fondo. A volte non bastano le proprie forze a risalire la china ed è qui che entrano in gioco nuove e vecchie conoscenze che la spingeranno ad affrontare un lungo viaggio, da Southlake su e giù per gli Stati Uniti, alla ricerca di se stessa e di un equilibrio.

Come lei sono tante le donne definite “invisibili” che conosceremo in questa avventuratalmente distrutte dal contesto sociale in cui vivono e dalle persone che dovrebbero amarle che, spinte dalla speranza, sono disposte ad abboccare a qualsiasi amo pur di essere tirate fuori dalla situazione stagnante in cui si trovano.

In realtà, le voci narranti sono due: Rayelle e Khaki, sua cugina. Le loro storie convergono e si discostano in un’armonia atroce e dolorosa, dando vita a una struttura di trama intricata e avvincente.

Couper è un’altra delle figure centrali del racconto ma è anche il personaggio su cui vengono svelate meno informazioni.

Su di lui aleggia un alone di mistero e si vorrebbe sapere molto di più. Lo stile è caratterizzato da frasi brevi e “scattanti” che attribuiscono al tutto un ritmo abbastanza incalzante.

L’autrice punta molto sulle descrizioni sia delle ambientazioni sia delle caratteristiche fisiche e psichiche dei personaggi che risultano a volte un po’ “forti” ma decisamente incisive ed efficaci.

Il finale arriva inaspettato, colpisce al cuore, è ricco di significato ed è molto simbolico.

 

 

 

Jennifer Pashley


 è nata e vive a Syracuse (NY), dove insegna scrittura alla Syracuse University e al centro culturale Downtown Writer’s Center dell’associazione YMCA. I suoi racconti, apparsi su diversi giornali e riviste, sono stati pubblicati nelle raccolte States (2007) e The Conjurer (2013). Ha vinto ilRed Hen Prize for Fiction, il Mississippi Review Fiction Prize e il Carve Magazine Esoteric Award for LGBT Fiction. “Il caravan” è il suo primo romanzo.

 

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